Domani con Pino Aprile comincia una battaglia per liberare il Sud dalle ingiustizie di un Paese sbagliato

Domani con Pino Aprile comincia una battaglia per liberare il Sud dalle ingiustizie di un Paese sbagliato
23 agosto 2019

Domani alla Grancia, a due passi da Potenza, prende il via una nuova avventura politica: la nascita del Partito meridionale. Nessuna battaglia contro il Nord, che da uno sviluppo economico equilibrato, con un Sud finalmente non più colonia, avrà tutto da guadagnare. Si punta a rimettere le cose a posto, nello spirito della Costituzione italiana del 1948, che mette tutti i cittadini del nostro Paese sullo stesso piano    

di Raffaele Vescera

Domani alla Grancia, per liberare il Sud dalla Questione meridionale.

Ci siamo, domani ci vediamo con Pino Aprile a altri cento amici per dare vita a un movimento politico per la giustizia e l’equità. Ci vediamo nel Parco storico della Grancia, in Basilicata, laddove un secolo e mezzo fa, con la caduta del generale dei “briganti” Carmine Crocco, fu vinta la resistenza del Sud alle vessazioni del nuovo Stato, nato sul principio non di uguaglianza ma di supremazia del Nord, da affermare riducendo uno Stato indipendente e pacifico e colonia interna, terra da depredare delle sue ricchezze, reprimendo con inaudita violenza coloro che si sono opposti.

Ma non è solo l’indignazione per le cose passate che ci muove, più di tutto è l’oggi che ci offende e, ancor di più, il domani che ci aspetta: venti milioni di italiani del Sud ridotti a vivere con un reddito al di sotto di quello di greci e portoghesi, pari alla metà di quello del Nord, in una terra lasciata senza infrastrutture, aeroporti, ferrovie e strade degne di questo nome, che potrebbero portare turisti e ricchezza in quelle Regioni conosciute come le più belle del mondo, senza alcun sostegno alle industrie e con l’agricoltura messa in ginocchio, con la disoccupazione tripla rispetto al Nord e due milioni di nostri giovani emigrati negli ultimi anni a cercar fortuna in terre straniere, emigrazione che ci riduce a un Paese per vecchi, in estinzione entro trent’anni.

Tant’è, e peggio sarà con la cosiddetta Autonomia regionale differenziata che legalizzerà il furto di 61 miliardi l’anno a danno delle Regioni meridionali, voluta dal cosiddetto Partito unico del Nord, che raccoglie tutti i partiti, PD compreso.

E’ colpa vostra, di voi meridionali, sostiene la vulgata corrente del partito del Nord, di cui la Lega è la punta di diamante utile al lavoro sporco.

E’ colpa nostra, di noi cittadini del Sud che riceviamo da un secolo e mezzo la metà di quanto riceve un cittadino del Nord in investimenti e servizi pubblici?

E’ colpa del vostro ceto politico arraffone e delle vostre mafie, dicono gli stessi che si rappresentano con politici pregiudicati per ruberie e razzismo. Che dire dei Formigoni, i Galan, i Berlusconi, i Bossi, i Calderoli, oggi guidati da un capitano da operetta calato al Sud per rinsaldare la storica alleanza antimeridionale con i nostri politici comprati con qualche poltrona? Un partito del Nord che con le mafie, utili a rastrellare “quaggiù” soldi e voti da investire “lassù”, va a nozze. Ogni popolo ha le proprie colpe, ma quelle delle vittime non saranno mai pari a quelle dei loro carnefici.

Ci vediamo domani, per dare inizio a una nuova era di ribellione contro l’ingiustizia e l’iniquità che ci schiaccia, perché un cittadino del Sud possa avere pari diritti di uno del Nord. Non è un’egoistica azione per avere più degli altri, come fa la Lega al grido di “prima il Nord”, è una lotta perché si applichi quanto la Costituzione stabilisce, nell’affermare l’uguaglianza di tutti i cittadini. Nulla a che fare con il becero, cialtrone, incolto, barbarico razzismo leghista e quello più raffinato degli altri partiti nazionali. La nostra è una lotta che si unisce a quella dei Sud del mondo, per affermare i diritti universali dell’uomo. Oggi più che mai calpestati da un revanscismo reazionario mondiale.

Ma, al di là della questione morale, che pur ci impone una lotta senza quartiere contro le mafie e i nostri politici al servizio dei poteri forti, va affrontata quella politica, in una battaglia inflessibile per difendere la nostra terra dalle quotidiane devastazioni ambientali ed economiche promosse dai potenti gruppi finanziari, favoriti da uno Stato che al Nord investe decine di miliardi in grandi opere inutili – la TAV Torino-Lione è solo la più nota – mentre rovina il Sud con estrazioni petrolifere selvagge, fabbriche assassine come l’ex ILVA di Taranto, con il privilegio dell’immunità penale, pericolosi gasdotti, discariche abusive dove seppellire le deiezioni industriali del Nord. Il tutto accompagnato con insulti e diffamazioni razziali contro i “terroni”.

Tutto ciò rende indifferibile la nascita di un movimento politico per il Sud, non contro il Nord, del quale ai cittadini perbene chiediamo solidarietà, ma per una rinascita del Sud che farà rinascere l’economia dell’intero Paese, economia affossata dall’abbandono del Sud a un destino di minorità. Se cresce l’economia del Sud se ne avvantaggia quella dell’Italia intera. Solo i gruppi politico-finanziari mossi dalla speculazione in nome del profitto immediato che stanno affossando il Paese non vogliono capire.

200 miliardi di corruzione l’anno, altrettanti di grande evasione fiscale e ancor di più quelli delle mafie. Questo è un Paese da rifare con un movimento politico che, insieme alla lotta contro le tante ingiustizie, metta al primo posto la fine dell’iniquità più grande: la Questione meridionale.

Nessun governo ha mai affrontato in modo serio tale questione, tantomeno può farlo un governo con la Lega Nord, antimeridionale per definizione. La recente esperienza del M5s è maestra. Oggi si faccia pure un governo istituzionale che tenga fuori la Lega, non sarà una soluzione per il Sud, ma almeno non subiremo l’onta degli insulti, lanciati dai ministri contro noi meridionali, dal “terroni di merda” di Centinaio, alla smorfia di disgusto di Bussetti verso gli insegnanti meridionali, al canto di “che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani” del loro caporale.

Per il resto, bisogna lottare per affermare pari diritti sociali per tutti.

“Solo ai vinti è dato ricominciare”, sostiene Pino Aprile, e noi con lui ricominciamo per fare un Paese meno ingiusto.

Foto tratta da Alta terra di Lavoro

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