I dieci punti di Di Maio: al Sud solo dieci secondi. Liberiamoci da questi signori!

I dieci punti di Di Maio: al Sud solo dieci secondi. Liberiamoci da questi signori!
22 agosto 2019

La crisi di Governo che va in scena a Roma dimostra, ancora una volta, che ai partiti nazionali – tutti, nessuno escluso – del Sud non gliene può fregare di meno. Qualunque nuovo Governo nascerà, sarà comunque un Governo contro il Sud. Ennesima dimostrazione che oggi più che mai è necessario un Partito meridionale. Si comincia il 24 agosto alla Grancia di Potenza e poi si continuerà in tutto il Mezzogiorno  

Al Sud, Luigi Di Maio, ha dedicato, sì e no, dieci-dodici secondi: appena il tempo di premettere una Banca pubblica del Sud. Con che faccia un personaggio del genere può promettere ancora qualcosa al Sud? Forse ha dimenticato che gli impegni che il Movimento 5 Stelle ha assunto durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 sono stati traditi. Ma che importa, tanto? Dall’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica il Mezzogiorno viene regolarmente sacrificato. I grillini e Di Maio hanno fatto quello che hanno fatto i precedenti Governi a partire dalla fine della Prima Repubblica: penalizzare il Sud!

Attenzione: quello che state leggendo non è un attacco al Movimento 5 Stelle e a Di Maio: è la semplice constatazione di un fatto oggettivo, che è sotto gli occhi di tutti.

Nella Seconda Repubblica, come già accennato, tutti i Governi italiani hanno penalizzato il Sud. Compreso il Governo di grillini e leghisti.

Ci ha colpito, in particolare, una precisazione di Di Maio: l’Autonomia differenziata chiesta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna va completata, nel rispetto dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep).

Si tratta di un’affermazione ambigua, perché l’Autonomia differenziata, come i nostri lettori sanno, prevedere un drenaggio di risorse finanziarie dalle Regione del Sud alle Regioni del Nord.

L’ambiguità sull’Autonomia differenziata – che poi non è altro che la ‘Secessione dei ricchi’ – e i pochi secondi dedicati al Sud con la vaga promessa di una fumosa “Banca pubblica del Sud” (dimenticando che il “Governo del cambiamento” non ha toccato la riforma delle Banche di Credito Cooperativo voluta dal Governo Renzi che ha penalizzato, tanto per cambiare, il Sud) sono la dimostrazione che lo scorso 4 marzo del 2018 a commettere un gravissimo errore sono stati gli elettori del Sud che hanno tributato al Movimento 5 Stelle voti che questi signori non si meritano proprio!

Il disinteresse, al limite del fastidio, dimostrato ancora una volta dal Movimento 5 Stelle verso il Sud (incredibile, ad esempio, l’assenza, nel discorso di Di Maio delle parole “agricoltura” e “agricoltura del Sud”) è la dimostrazione che il Sud non può più aspettare.

Non è più pensabile, per il Sud, andare alle elezioni affidando il proprio futuro a partiti nazionali che, o ignorano il Mezzogiorno penalizzandolo in tutto e per tutto (come hanno fatto centrodestra e centrosinistra), o assumono impegni che poi non vengono mantenuti, come ha fatto il Movimento 5 Stelle con l’ILVA di Taranto (incredibile che Di Maio si sia detto preoccupato per la possibile chiusura di quest industria inquinante che i grillini, nella campagna elettorale del 2008, si erano impegnati a sbaraccare!), con la TAP, con la TAV (i grillini su un argomento così importante avrebbero dovuto aprire la crisi di Governo, non organizzare la farsa del voto al Senato!), con il Sud, con l’agricoltura del Sud, grano duro in testa, e via continuando.

Dopo domani, nel Parco della Grancia, dalle parti di Potenza, c’è un primo incontro per dare vita al Partito meridionale. Nei giorni successivi ci sarà un incontro in Sicilia.

Ricordiamoci che qualunque Governo nazionale verrà varato – grillini e PD, o il ritorno all’accoppiata grillini-leghisti – sarà sempre e comunque un Governo contro il Sud.

Certo, se Matteo Salvini verrà sbattuto fuori dal Governo sarà un bene. Ma questi signori dei partiti politici nazionali, a prescindere dalla formula che verrà fuori, saranno sempre e comunque contro il Sud.

Prendiamone atto e prepariamoci a non votarli più.

Foto tratta da Askanews       

 

 

 

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