I ghiri si mangiano tutte le nocciole dei Nebrodi. Che fare? Una soluzione c’è

I ghiri si mangiano tutte le nocciole dei Nebrodi. Che fare? Una soluzione c’è
7 agosto 2019

Da escludere la ‘deportazione’ o l’uccisione di questi animali. Il rimedio esiste: ed è un rimedio naturale: il ricorso agli antagonisti. Nel frattempo il Governo regionale dovrebbe intervenire a sostegno del reddito degli agricoltori utilizzando i fondi europei. Un problema, quello dei ghiri, che non riguarda solo la Sicilia, ma tutte le aree italiane dove si coltiva il nocciolo: Piemonte, Emilia e Toscana 

Non c’è pace per l’agricoltura siciliana. Quando non c’è di mezzo la globalizzazione dell’economia – che sta mettendo in ginocchio la cerealicoltura, la frutticoltura e anche l’orticoltura – arrivano altri problemi. E’ il caso dei noccioleti dei Nebrodi, che sembrano oggetto di continui scherzi, chiamiamoli così, della natura. Se fino a qualche anno fa c’era il problema della Cimice del nocciolo (problema che sembrava essere stato risolto con la lotta biologica, cioè con la diffusione di un antagonista della stessa Cimice del nocciolo, insetto che crea grani problemi a questa coltura), adesso spuntò un’altra camurria (fastidio), per dirla nella nostra lingua: i ghiri!

Sì, i ghiri, roditori molto ghiotti di nocciole che, neanche a dirlo, si vano a sbranare le nocciole, lasciando gli agricoltori dei Nebrodi senza produzione!

Il problema è serio: è serio per gli agricoltori di queste contrade dei Nebrodi, che sono veri e propri eroi: perché senza di loro i noccioleti si perderebbero, con gravissimi danni per l’ambiente, in un’area che ha già di per sé gravi problemi di dissesto idrogeologico.

D’altra parte, gli agricoltori dei Nebrodi non possono certo tenere in vita i noccioleti per dare da mangiare ai ghiri: e questo, forse, andrebbe spiegato agli ambientalisti che sono già insorti in difesa dei ghiri.

Dice Lorenzo Croce presidente di AIDA, sigla che sta per Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente:

“Altro che trasferirli, li vogliono sterminare i ghiri dei monti Nebrodi e per questo noi denunciamo pubblicamente il fatto che quel piano scellerato che riguarda i Comuni di Ucria, San Piero Patti e Sinagra prevede solo una parte di trasferimenti dei ghiri mentre per molti il destino pare segnato. E anche quelli trasferibili. Ci piacerebbe sapere dove saranno portati, con quale metodo saranno catturati e in che percentuale sul totale dei ghiri presenti sul territorio dei tre Comuni interessati a questo piano e comunque stiamo valutando di opporci a questo sterminio come consente la legge, tenendo conto del fatto che si tratta di animali protetti”.

Per carità, giusto difendere l’ambiente: ma proprio per difendere l’ambiente qualcuno dovrebbe provare a illustrare agli ambientalisti che se i ghiri continueranno a sbranare le nocciole dei Nebrodi, gli agricoltori di queste contrade abbandoneranno i noccioleti che scompariranno con tutti i ghiri, desertificando questa parte dei Nebrodi e creando problemi di dissesto idrogeologico.

Intanto ad Ucria, cittadina dei Nebrodi dove, da sempre, la coltura del nocciolo rappresenta un elemento essenziale dell’economia si allarga la protesta. Gli agricoltori ucriesi occupano l’aula consiliare.

“Non si fermeranno, gli agricoltori ucriesi – leggiamo in un comunicato – per difendere i propri noccioleti e, più in generale, per salvaguardare il comparto agricolo del territorio di Ucria. La protesta per i danni causati dai ghiri alle colture e alle piantagioni locali sta infatti assumendo toni ben più forti rispetto al passato”.

“A supportare le richieste del comitato spontaneo di cittadini che nei giorni scorsi ha dato il via ad una serie di ‘accuse’ formali contro le istituzioni regionali per i danni causati dai roditori, che ormai non risparmiano nessun tipo di coltivazione della zona, scende in campo il Consiglio comunale. Il sindaco Enzo Crisà, il vicesindaco Rino Marzullo, la giunta e tutti i consiglieri, ad eccezione del capogruppo di minoranza Giuseppe Lembo, hanno comunicato che, insieme ai componenti del comitato, occuperanno l’aula consiliare ad oltranza”.

Gli amministratori comunali chiedono l’intervento del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci.

“Essendo questi animali specie protetta – si legge sempre nel comunicato – è compito della Regione determinare tempi, modi e strumenti per il controllo della popolazione dei ghiri. Un appello più volte riproposto dai coltivatori ucriesi, che chiedono interventi specifici, e caduto per anni nel vuoto, nonostante manifestazioni pubbliche come quelle di Vittoria e Niscemi che hanno visto la massiccia partecipazione della popolazione, supportata dal leader dei Forconi Mariano Ferro. Il comitato chiede il risarcimento per i danni economici subiti per la perdita dei raccolti e minaccia di spostare la manifestazione a Palermo, davanti Palazzo dei Normanni”.

“Oltre alla formale denuncia presentata ai Carabinieri dagli agricoltori del settore – conclude il comunicato – dove si racconta di centinaia di migliaia di euro andati in fumo per i mancati raccolti degli ultimi 8 anni, l’azione si fa ora più serrata, richiamando anche amministratori ed operatori del comparto agricolo dei Comuni limitrofi, affinché si uniscano al sit-in. Aula consiliare occupata già dalle 19:45 del 5 agosto, tra gli applausi dei cittadini”.

Con molta probabilità, la Regione deve aver battuto qualche colpo, se è vero che gli ambientalisti temono un intervento sui ghiri.

Per la cronaca, il problema dei noccioleti presi di mira dai ghiri non è solo siciliano. Su AGROMAGAZINE l’informazione agroalimentare leggiamo un interessante articolo sui problemi creati dai ghiri ai noccioleti italiani:

“Il ghiro è un roditore che suscita simpatie per le sue abitudini sociali, ma che sta diventando un problema per i noccioleti nel Cuneese, nell’Astigiano, in Emilia, in Toscana e in Sicilia nell’area dei monti Nebrodi. Con i suoi denti aguzzi rosicchia le nocciole in coltivazione che dovrebbero servire per i dolciumi e la crema Nutella della Ferrero, la primaria multinazionale nata ad Alba e riferimento imprenditoriale in tutto il mondo. In questa aggressione sistematica dei noccioleti, l’alleato al ghiro è la cimice asiatica, importata in Europa da qualche anno, che si annida nelle nocciole distruggendole. Il ghiro (glis glis, Linneo 1760) più della cimice asiatica Halyomorpha halis) richiederebbe un antagonismo naturale che è stato ristudiato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che, secondo un piano istituzionale triennale, sta attuando un progetto di controllo dei ghiri nei corileti, appunto i noccioleti”.

Il problema, come si può notare, è nazionale. E si sta cercando di affrontarlo utilizzando gli antagonisti naturali per il controllo naturale della popolazione.

“Adesso – leggiamo sempre su AGROMAGAZINE l’informazione agroalimentare – si profila il possibile recupero di un antagonista naturale dei ghiri distruggi nocciole, costituito dall’allocco (catalogato da Linneo nel 1755 circa). L’allocco, rapace entrato nella tradizione popolare, e accusato di scarsa intelligenza come, del resto il ghiro che durante la giornata dorme a lungo, dovrebbe avere un compito naturale primario: nei boschi ad altezza superiore ai 6oo metri, andare a caccia di ghiri nutrendosene”.

A chi vorrebbe far traslocare i ghiri (per portarli dove, poi?), a chi vorrebbe eliminarli senza tanti complimenti e agli ambientalisti la migliore risposta la fornisce la natura. Evidentemente, se i ghiri sono diventati tanti, è perché c’è stato qualche problema nella catena alimentare.

In verità, i ghiri – come tanti altri animali – erano stati debellati dal DDT e da altri fitofarmaci. Oggi che in agricoltura si fa un uso più attento della chimica si è riproposto il problema dei ghiri: problema che va affrontato con metodi naturali, tenendo conto che, dal 2006, il ghiro è una specie protetta e, quindi, non cacciabile e non eliminabile con questa o quella tecnica.

Resta da capire come sostenere gli agricoltori in attesa che la popolazione dei ghiri venga ridimensionata secondo i dettami della lotta biologica.

Siccome gli alberi non possono essere abbandonati e gli agricoltori non possono essere lasciati senza reddito, si potrebbe intervenire con i fondi europei destinati alla Sicilia. Questi fondi vengono già utilizzati per sostenere il reddito degli agricoltori: non dovrebbe essere difficile intervenire anche in favore di chi coltiva i noccioli dei Nebrodi. E’ solo questione di volontà politica.

Foto sopra tratta da fondazionevillaghigi.it

AVVISO AI NOSTRI LETTORI

Se ti è piaciuto questo articolo e ritieni il sito d'informazione InuoviVespri.it interessante, se vuoi puoi anche sostenerlo con una donazione. I InuoviVespri.it è un sito d'informazione indipendente che risponde soltato ai giornalisti che lo gestiscono. La nostra unica forza sta nei lettori che ci seguono e, possibilmente, che ci sostengono con il loro libero contributo.
-La redazione
Effettua una donazione con paypal


Commenti