Addio a Luciano De Crescenzo, l’uomo che ci ha insegnato che “si è sempre meridionali di qualcuno”

Addio a Luciano De Crescenzo, l’uomo che ci ha insegnato che “si è sempre meridionali di qualcuno”
19 luglio 2019

Lui, Luciano De Crescenzo, che si è spento ieri a 91 anni, era veramente un grande. Anzi, un grandissimo: interprete insuperabile della napoletanità. Scrittore, ma anche attore, registra e uomo di televisione. Poliedrico, sì, ma sempre filosofo fino al midollo: cantore di quella filosofia meridionale legata a doppio filo alla cultura greca

Forse era un presocratico arrivato sulla Terra con qualche millennio di ritardo. Di sicuro è stato un pensatore originale: uno di quegli intellettuali che solo il Sud Italia può dare: sì, Luciano De Crescenzo venuto a mancare in queste ore era proprio una persona speciale, unica: appassionato di matematica appassionato di idraulica, ingegnere, ma soprattutto innamorato della sua città natale – Napoli – della quale ha raccontato l’anima.

Se Giuseppe Marotta, napoletano pure lui, narratore fino al midollo, ha raccontato in modo mirabile una Napoli in modo quasi cinematografico, Luciano De Crescenzo l’ha fatto in una dimensione ‘verticale’, provando a illustrare al grande pubblico la vera ‘filosofia’ di una città incredibile e bellissima.

Già, la filosofia. Quando Maurizio Costanzo, nella trasmissione televisiva Bontà loro fa conoscere al grande pubblico Luciano De Crescenzo, sin dalle prime battute i telespettatori capiscono di avere davanti un personaggio unico e straordinario.

Chi scrive ricorda l’esordio in Tv di De Crescenzo: il suo tratto gentile, la sua ironia leggera, frizzante, colta. La sua storia, poi: suo padre e sua madre che si erano conosciuti dalle rispettive fotografie, la più famosa sensale dell’epoca – Amalia ‘a Pupessa – che aveva combinato il matrimonio.

E poi scuola elementare e l’amicizia con un suo compagno: Carlo Pedersoli che, da grande, diventerà un grande attore noto come Bud Spencer.

Il papà di Luciano De Crescenzo intagliava le pelli e sfornava guanti nel quartiere Sanità. Lui stesso, da ragazzo, aiutava il padre in quest’attività artigianale. Anni dopo, da scrittore già affermato, racconterà di un colloquio immaginario con il padre in Paradiso: il padre che gli chiede subito come va con la vendita dei guanti, e lui che, a fatica, gli deve raccontare che i guanti non li usava più nessuno…

Raccontava, De Crescenzo – altra storia familiare particolare – che il papà, quando scoppio la Seconda guerra mondiale, si trasferì con la famiglia a Cassino, “perché lì – diceva – la guerra non sarebbe mai arrivata”. Le cose andarono un po’ diversamente, perché Cassino, è noto, venne rasa al suolo…

A scuola amava le materie letterarie. Ma anche la matematica. Alla fine scelse la seconda e si iscrisse ad Ingegneria. E si laureò con il massimo dei voti nell’università ‘Federico II’ di Napoli.

La laurea in Ingegneria idraulica, così raccontava, non gli aveva aperto grandi prospettive di lavoro. Così aveva deciso di abbandonare geologia e geotecnica e si era messo a vendere tappeti, naturalmente a Napoli. Anche se, ogni tanto, qualche variazione non gli dispiaceva: come quando, nel 1960, andò a svolgere il compito di cronometrista alle Olimpiadi di Roma, l’anno in cui Livio Berruti conquista la medaglia d’oro sui 200 metri.

“Si è sempre meridionali di qualcuno”, dice il protagonista del suo libro più famoso. E lui, Luciano De Crescenzo, a un certo punto, stanco di ‘napoletaneggiare’ decide di andare a Milano: alla fine sempre un ingegnere era, no?

Trova lavoro presso l’IBM: addetto alle pubbliche relazioni. E a Milano rimane per circa vent’anni. Ma la passione per la letteratura e la filosofia, che si portava dietro da ragazzo, tra un libro di qua e qualche appunto buttato giù di là, alla fine prende il sopravvento sull’ingegnere.

Decide di lasciare il lavoro e di dedicarsi alla scrittura. Vede la luce il libro che lo renderà famoso: Così parlò Bellavista. Come già ricordato, è Maurizio Costanzo che lo scopre e o lancia.

Nel 1977 questo libro riscuote un successo straordinario: circa 600 mila copie vendute, tradotto in tante lingue. Anche i giapponesi si innamorano di lui. Insomma un caso letterario.

Racconta De Crescenzo di aver pensato a scrivere questo libro in occasione della visita di alcuni amici lombardi a Napoli. Insomma, bisognava raccontare questa città ai milanesi: e l’autore la racconta con i dialoghi tra il professore Bellavista, il “vice sostituto portiere” Salvatore, il dottore Palluotto (un napoletano che vive a Milano), il “poeta” Luigino, il dottor Palluotto, altri personaggi e, naturalmente, l’ingegnere De Crescenzo.

Amore, libertà, bene e male si alternano, nei dialoghi, con fatti, personaggi e cose della realtà napoletana.

Dice il professore Bellavista:

Guagliù stateme a ‘ssentì, questo è il bene [Disegnando alla lavagna un punto interrogativo]… e questo è il male [Disegnando un punto esclamativo]. Il bene è il dubbio, quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi state tranquilli, vuol dire che è una brava persona, vuol dire che è democratico, che è tollerante, quando invece incontrate questi qui [Indicando il punto esclamativo], quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile, e allora stateve accorte, vi dovete mettere paura, perché ricordatevi quello che vi dico: la fede è violenza, la fede in qualsiasi cosa è sempre violenza”.

E ancora:

“Gli uomini, invece, gli uomini si dividono in uomini d’amore e uomini di libertà, a secondo se preferiscono vivere abbracciati gli uni con gli altri, oppure preferiscono vivere da soli e non essere scocciati”.

De Crescenzo, dopo Così parlò Bellavista, ha pubblicato altri 49 libri. Le sue fatiche letterarie hanno sempre riscosso successo presso i lettori. Si parla di grandi numeri: 18 milioni di copie di libri venduti nel mondo, di cui 7 milioni sono in Italia. Le sue opere sono arrivate in 25 Paesi del mondo, tradotte in diciannove lingue.

Ai romanzi (Oi dialogoi del 1985, Sembra ieri del 1997, La distrazione del 2000), cui si aggiungono i saggi di filosofia, con una netta prevalenza per la filosofia greca. Anche se, poi, si è avventurato anche sulla filosofia moderna.  Tra gli altri volumi noti al grande pubblico, Il pressappoco del 2007, Il caffè sospeso del 2008, Socrate e compagnia bella del 2009), Ulisse era un fico del 2010, Tutti santi me compreso del 2011, Fosse ‘a Madonna del 2012, Garibaldi era comunista del 2013, Gesù è nato a Napoli dello stesso anno e Ti porterà fortuna del 2014.

Era un uomo e un artista versatile. Ha fatto cinema da attore e da regista. E ha lavorato anche in televisione.

Anche in Tv ebbe un grande successo:

“Pensiamo – scrive Il Mattino di Napoli – a programmi come «Zeus – Le Gesta degli Dei e degli Eroi» sui miti e sulle leggende degli antichi greci. Per non parlare del successo cinematografico, immortalando sullo schermo il personaggio napoletanissimo del professor Bellavista e recitando persino con Sophia Loren in «Sabato domenica e lunedì» della Wermuller. Sul grande schermo aveva però esordito come attore ne «Il pap’occhio» (1980) nel ruolo del Padreterno, al fianco dell’amico Roberto Benigni e diretto da Renzo Arbore”.

Nel 1994 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Atene: un riconoscimento per il suo amore verso la cultura greca e, in particolare, per Socrate, Platone e i miti di Troia.

“Una personalità poliedrica e geniale, Luciano De Crescenzo – conclude Il Mattino di Napoli – che Napoli non smetterà mai di piangere. Un figura ormai vicina all’eterno e fissa per sempre nell’immaginario cittadino collettivo, insieme con altri grandi come Totò, Eduardo, Troisi, Pino Daniele”.

Noi, con rispetto parlando, anche se non siamo napoletani, ci mettiamo anche io citato Giuseppe Marotta che, come De Crescenzo, da Napoli si era trasferita a Milano: meridionale errante pure lui.
 Foto tratta da popcorntv.it

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