Una lettera di Sergio Tancredi (M5S) spiega come lo Stato deruba la Sicilia. Cosa dice il PD? E cosa dicono i grillini?

Una lettera di Sergio Tancredi (M5S) spiega come lo Stato deruba la Sicilia. Cosa dice il PD? E cosa dicono i grillini?
12 luglio 2019

La lettera, che Tancredi ha spedito a tutti i parlamentari dell’Ars, è pubblicata su Facebook.  In questa lettera c’è la spiegazione del perché stanno fallendo le Province, del perché non ci sono i soldi per pagare i forestali (e quindi del perché la Sicilia va a fuoco), del perché la sanità pubblica siciliana è nel caos (a cominciare dai Pronto Soccorso) e via continuando. L’incredibile comportamento della Commissione Paritetica. Il silenzio di PD e grillini. La presa di posizione di Ciro Lomonte di Siciliani Liberi 

Eh sì, un po’ ‘monello’ il parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Sergio Tancredi. Perché? Perché sulla propria pagina Facebook ha pubblicato una lettera che ha inviato ai suoi colleghi deputati dell’Assemblea regionale siciliana. Cosa c’è di particolare in questa lettera? Una cosa nota da tempo, ma messa nero su bianco con un certo ordine: i soldi che lo Stato centrale scippa alla Regione siciliana.

Lettera molto documentata sulla quale interviene il leader di Siciliani Liberi, Ciro Lomonte.

Ma andiamo per ordine. Cominciamo con la lettera dell’on. Tancredi che si apre con il seguente titolo:

“LA SICILIA HA FINANZIATO E CONTINUA A FINANZIARE LO STATO ITALIANO”.

Poi prosegue:

“E’ rassicurante per gli italiani potere fare affidamento finanziariamente sui siciliani che da tempo, è documentato  finanziano lo Stato italiano. Infatti, la sistematica ignoranza delle disposizioni statutarie da parte del legislatore regionale – che riconoscono alle casse siciliane l’intero gettito delle imposte dirette ed indirette di competenza della Regione – unitamente alla mancata pretesa dell’adempimento delle leggi nazionali relative ai trasferimenti dovuti alla Sicilia sia per spese correnti, sia per spese in conto capitale, ha ridotto e continua a ridurre le risorse finanziarie che sono dei siciliani”.

“I siciliani, da popolo generoso quale sono – prosegue l’on. Tancredi – da tempo, trasferiscono la ricchezza prodotta nell’Isola alle altre Regioni d’Italia. Si tratta di un dato ampiamente documentato. Ed invero, per ultimo alle pag. 97/98 del DEFR 2017/2019 il Presidente Rosario Crocetta e l’Assessore Alessandro Baccei quantificarono in 30 miliardi 538 milioni di euro l’importo dell’IRPEF di competenza della Sicilia non trasferito dallo Stato nel periodo 2003/2014. L’Assessore Baccei a pag 39 allegato A alla delibera di Giunta n. 318 del 21/12/2015 quantificò in 20 miliardi 676 milioni il gettito spettante alla Regione siciliana (al netto di accantonamenti e riserve erariali), di cui 7 miliardi 878 milioni non furono riversate alla Sicilia che rilevò come accertato l’importo di soli 8 miliardi 529 milioni di euro (comprensivo delle riserve erariali)”.

Insomma, alla fine, anche Baccei – che non era siciliano ed era stato designato dal PD di Renzi nel Governo Crocetta (nel nome dell’ ‘autonomia’ del PD siciliano…) – ha riconosciuto i ‘numeri’ li ha scritti ‘giusti’. Del resto, nel maggio del 2016, lo stesso Baccei confermò che lo Stato scippava alla Sicilia 7 miliardi di euro all’anno (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

“In questa meritoria attività di aiuto allo Stato italiano – scrive sempre Baccei – un cenno particolare merita la Commissione Paritetica (Commissione Paritetica Stato-Regione ndr) che, consapevole delle difficoltà finanziarie italiane, non ha mai mancato di offrire il supporto finanziario indiretto e molto consistente della Sicilia. Nella precedente legislatura, infatti, rispetto all’intero gettito tributario spettante sulla base delle disposizioni Statutarie, la Commissione – con un accordo a saldo e stralcio con lo Stato (non vi fu nemmeno la previsione di un ristoro per gli anni passati) – concordò che alla Sicilia spettassero per l’IRPEF i 5,61 decimi per il 2016, i 6,74 decimi per il 2017 e i 7,10 per il 2018 (un decimo di IRPEF molto prudenzialmente vale 792 milioni di euro); per l’IVA la Commissione concordò i 3,64 decimi dal 2017 (un decimo di IVA molto prudenzialmente vale 550 milioni di euro)”.

“Su questa quantificazione – prosegue impietoso l’on Tancredi – è bene aprire una parentesi per descrivere quanto è accaduto in Commissione Paritetica e avviare una riflessione. Infatti, dalla lettura dei verbali della Commissione salta immediatamente all’occhio come tali norme di attuazione siano state votate e ratificate addirittura con la presenza di soli 3 componenti, con il quarto in collegamento telefonico”.

Non manca l’ironia:

“D’altronde – osserva sempre il deputato grillino – vista la scarsa importanza della questione non ci si poteva aspettare null’altro (la quantificazione di un punto percentuale d’IVA vale, approssimativamente per difetto, circa 600 milioni di euro per anno). Verosimilmente, poiché non si hanno documenti a supporto di queste decisioni, la Commissione, conscia delle difficoltà finanziarie dello Stato italiano, avrà concordato i decimi in relazione alle possibilità finanziarie nazionali”.

Insomma, nella passata legislatura, quando se lo Stato italiano aveva bisogno di soldi si rivolgeva al Governo regionale e alla maggioranza di centrosinistra dell’Ars che rispondevano:

“Avete bisogno di soldi? Prendevi i soldi della regione siciliana, cioè di 5 milioni di siciliani”.

Non è una novità: i parlamentari nazionali eletti in Sicilia nella legislatura 2006-2008 hanno fatto passare in silenzio lo scippo di quasi 600 milioni di euro all’anno dai fondi della sanità siciliana, a partire dal 2009 (COME POTETE LEGGERE QUI: QUANDO SCRIVEVAMO QUESTO ARTICOLO – ERA IL 2016 – LO SCIPPO AMMONTAVA A 5,4 MILIARDI DI EURO; OGGI SIAMO INTORNO A OLTRE 7 MILIARDI DI EURO).

Qui di seguito c’è forse il passaggio più importante della lettera:

“Premesso che non sono un giurista – prosegue l’on Tancredi – personalmente ritengo tali decisioni, ratificate senza la presenza di tutti i componenti della Commissione Paritetica, giuridicamente NULLE e, pertanto, soggette ad una nuova discussione soprattutto in relazione alla quantificazione delle somme da riconoscere alla Sicilia per quel che riguarda l’IVA ed altri tributi di spettanza regionale non attribuiti, ma previsti per statuto”.

Ci sarà un giudice che riconoscerà la restituzione di queste somme alla Regione siciliana? E ancor prima di un giudice, tale riconoscimento non dovrebbe arrivare dal Movimento 5 Stelle che, oggi, è al Governo dell’Italia?

“Ma la generosità dei siciliani continuò anche dopo la proficua attività di quella Commissione Paritetica – prosegue la lettera – ed, infatti, dopo quegli accordi, la Corte dei Conti in un passo della sua relazione al Rendiconto 2017 rilevò: ‘Infatti, le modifiche delle disposizioni di attuazione, non attribuiscono risorse aggiuntive alla Regione siciliana, ma apportano solamente idonei correttivi agli effetti distorsivi – sul gettito delle entrate tributarie di spettanza regionale – recati da alcuni provvedimenti normativi che avevano spostato, nel tempo, il luogo di riscossione fuori dalla Sicilia per intere categorie di contribuenti, sottraendo, in tal modo, la relativa quota di gettito fiscale dal coacervo dei tributi devoluti. Tuttavia, l’incremento di gettito delle entrate tributarie conseguente al mutamento del sistema della loro attribuzione in ragione del “maturato fiscale”, non ha consentito di migliorare il risultato complessivo delle entrate correnti (titoli 1-2-3) che, globalmente, registra una flessione di un punto percentuale rispetto al 2016’”.

“E così dopo l’accordo sul nuovo metodo del ‘maturato’ – commenta Tancredi – la Sicilia incassò di meno continuando a finanziare lo Stato italiano. Ma anche con l’IRES la Sicilia non manca di aiutare le altre Regioni italiane ed, infatti, il gettito accertato e riscosso nel 2018 è di appena 359 milioni di euro, in consistente decremento nonostante le tante attività d’impresa operanti in Sicilia ma con domicilio fiscale in altri territori. Sempre in tema di generosità non si può fare a meno di menzionare l’utilissima attività della attuale Commissione Paritetica che ha evitato sia di affrontare la materia delle norme di attuazione in materia finanziaria e fiscale (ed infatti non ha nemmeno sottoposto allo Stato la delibera di Giunta n. 197/2018 relativa alle nuove norme di attuazione dello Statuto, atteggiamento, per il sottoscritto, abbastanza incomprensibile dato che almeno la componente regionale della Commissione dovrebbe seguire l’indirizzo politico dato dalla presidenza della Regione siciliana, tra l’altro subordinando le proprie valutazioni al tavolo tecnico Stato/Regione, ACCANTONANDO UN INDIRIZZO POLITICO che invece avrebbe dovuto essere seguito in maniera prioritaria, seguito e DIFESO) sia di riconsiderare tutti gli accordi con lo Stato della precedente legislatura, accordi che se esaminati nei profili giuridici, economici e finanziari, potrebbero ledere gli interessi dello Stato italiano”.

Altra accusa molto pesante nei riguardi dei “burocrati che rappresentano la Regione nei tavoli tecnici presso la Ragioneria Generale dello Stato”:

“Coerente con questo comportamento dei rappresentanti politici regionali e dei componenti delle Commissioni Paritetiche – prosegue la lettera del grillino Tancredi – è stata l’attività dei burocrati che rappresentano la Regione nei tavoli tecnici presso la Ragioneria Generale dello Stato; negli ultimi verbali, infatti, hanno fatto verbalizzare che l’IVA all’importazione e le accise sono di spettanza dello Stato, sottacendo che la prima è dovuta per Statuto e la seconda per legge dello Stato. Ma in questo modo si ha la possibilità di finanziare lo Stato italiano per altri miliardi di competenza dei siciliani”.

“Lo Stato italiano di fronte a tanta manifesta generosità finanziaria – leggiamo sempre nella lettera – ha, però, risposto con il riconoscimento di un paio di centinaia di milioni per le spese voluttuarie e cioè le Province, i forestali, gli investimenti e per altre bazzecole!”.

Anche questo, ovviamente, è un passo ironico, perché Province e operai della Forestale sono tutt’altro che spese voluttuarie!

“Spero che questa mia nota possa determinare una presa di coscienza da parte dell’Assemblea regionale tutta  – scrive sempre Tancredi – alla luce dell’imminente dibattito sulla Autonomia differenziata che, dati alla mano, nella formula ipotizzata, danneggerebbe il Centro Sud ed in particolare la Regione siciliana che, paradossalmente, avrebbe dovuto, da diversi decenni, ricevere i vantaggi dall’applicazione della Nostra Autonomia Statutaria che, ricordo a me stesso, è antecedente alla stessa Costituzione Italiana e fu pensata proprio per sviluppare e compensare il minore sviluppo proprio assegnando risorse superiori che in realtà non abbiamo MAI ottenuto e nemmeno chiesto con la forza e la determinazione che sarebbero occorse”.

“Spero che la Presidenza avvii un percorso che, prima che sia troppo tardi – prosegue la lettera – permetta finalmente a questa Regione di avviare un percorso di sviluppo reale e concreto anche in prospettiva pluriennale e nell’ottica della leale collaborazione tra Istituzioni, ad oggi solo unilaterale e a favore dello Stato Italiano, invertendo il processo di degrado e di abbandono che attualmente, nelle forme elaborate e illogicamente ratificate, appare impossibile da realizzarsi per manifesta mancanza di risorse economiche”.

“Spero che questo mio appello – conclude l’onorevole Tancredi – non cada nel vuoto e che sia la scintilla per avviare una discussione troppo a lungo sopita che ci dia finalmente l’orgoglio di una azione volta al riscatto e che legittimi il ruolo che i siciliani, con fiducia, ci hanno assegnato”.

Su questa lettera interviene il leader di Siciliani Liberi, Ciro Lomonte:

“I diritti di un Popolo – dice Lomonte – per dirla in termini giuridici, non vanno in prescrizione, né un furto diventa legge per usucapione. L’On. Tancredi all’Ars ha rivelato con la sua lettera ai colleghi deputati quello che tutti sanno da sempre e che però non ha avuto sinora diritto di cittadinanza nel dibattito politico parlamentare: il fatto che è la Sicilia a mantenere l’Italia e che da 70 anni i nostri diritti sono violati e lo sono sempre più”.

“La nostra voce è stata per anni l’unica (in realtà, già nel 2014 Link Sicilia denunciava il primo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta: ma non fa niente) ma è stata soffocata dal gossip politico insignificante di chi sedeva nelle istituzioni. Ora che questa verità è stata finalmente spiattellata, e ringraziamo pubblicamente per questo Sergio Tancredi, il silenzio delle forze politiche, anche della sua naturalmente, diventa inaccettabile”.

In questo passo, giustamente, Lomonte chiede come mai non sia ancora intervenuto il Movimento 5 Stelle, partito del quale, come già accennato, Tancredi fa parte.

“I Siciliani nelle istituzioni, dal più remoto consigliere di Circoscrizione fino al Presidente della Repubblica, passando per il Presidente della Regione con la sua Giunta e i Ministri e Sottosegretari a Roma – osserva il leader di Siciliani Liberi – se non alzano un dito per risolvere la Questione Siciliana potranno essere definiti COMPLICI. Non più complici taciti, ma alla luce del sole, del colonialismo in cui l’Italia tiene la Sicilia”.

Il richiamo al Presidente della Repubblica ci sta, sia perché è il garante della Costituzione, sia perché Mattarella e siciliano; e siciliano è anche Piero Grasso, che nella passata legislatura era il presidente del Senato.

“Qui – aggiunge Lomonte – non si parla più di qualche milione di improbabili confronti tra il costo delle nostre istituzioni e quelle estere o derivanti dai ricalcoli contributivi delle ex indennità vitalizie. Qui si parla di miliardi, miliardi e miliardi di euro, tolti ogni anno alle speranze e allo sviluppo della Sicilia senza che mai nessuno sia chiamato a pagare per questo crimine”.

“Qui si parla – prosegue – di una Regione, anzi, per noi, di una Nazione, che non è difesa da nessuno, mentre ogni giorno è attaccata da tutte le parti, anche dall’interno, soprattutto forse dall’interno. Il regionalismo differenziato rappresenta un altro colpo di piccone ai nostri diritti. A noi non interessa se il Veneto, coi suoi soldi, vuole provvedere all’istruzione. Non ci scaldiamo per questo. Anche il nostro Statuto prevede che l’istruzione sia regionale in Sicilia, perché non in Veneto se lo vogliono? Ma il Veneto (e le altre Regioni del Nord) vogliono non solo competenze, ma soldi, altri soldi, tanti soldi, i nostri soldi, fra cui quelli maturati in Sicilia, e riscossi al Nord, che il nostro art. 37 riserva a noi, e che da domani andranno a loro”.

“La vera brutta notizia – osserva sempre Lomonte – è che questa richiesta sta per essere accolta, con effetti devastanti sulle nostre economie e sulla nostra società. Nessuno lo dice, nemmeno quelli che si oppongono per altre ragioni a questa riforma. L’On. Tancredi dice che la Sicilia è generosa e aiuta l’Italia, e fin qui c’eravamo. Ma con questa riforma la nostra generosità andrà oltre, e aiuteremo direttamente le Regioni del Nord, cioè chi oggi ci deruba e ci disprezza. Questo è inaccettabile”.

“Cosa rispondono a Roma su questa lettera i colleghi di partito e di maggioranza dell’On. Tancredi? Non ne sanno nulla? – si chiede e chiede il segretario nazionale di Siciliani Liberi -. Glielo porteremo a conoscenza. Cosa rispondono a Palermo TUTTE le forze politiche presenti in Ars? Su questo, almeno noi, vigileremo ogni giorno”.

Foto tratta da tp24.it

 

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