J'Accuse

Articolo 37 dello Statuto siciliano inapplicato: così lo Stato penalizza la Sicilia

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Brevissima ma efficacissima riflessione su Facebook di Antonio Fricano. Quando, in tre righe, si sintetizza la malafede dello Stato italiano verso la Sicilia che va avanti dai tempi di Luigi Einaudi, l’uomo politico che odiava la Sicilia e i Siciliani 

“Perché giustamente Google, Facebook, Amazon… devono pagare le tasse in Italia ed invece Eni, Unicredit, Intesa San Paolo, Coop, Conad… non devono pagare le tasse in Sicilia?”, si chiede Antonio Fricano, figura storica dell’Indipendentismo siciliano.

Fricano ha ragione da vendere: l’articolo 37 dello Statuto siciliano – mai applicato – prevede che le imprese che operano in Sicilia, ma hanno sede sociale fuori della Sicilia, debbano pagare le imposte alla Regione siciliana.

Articolo dello Statuto mai applicato.

Però, come nota Fricano, lo Stato italiano si sta attrezzando per far pagare le imposte in Italia ad alcuni colossi dell’economia mondiale: Google, Facebook, Amazon.

Ma lo stesso Stato italiano che applica un principio sacrosanto, continua a negare alla Sicilia quanto previsto dal nostro Statuto.

Uno dei grandi nemici dell’Autonomia siciliana è stato Luigi Einaudi, che nella Prima legislatura dell’Italia repubblicana si adoperò per non fare applicare dallo Stato i più importanti articolo dello Statuto siciliano. E ci riuscì.

Poco prima di passare a miglior vita Einaudi – che naturalmente era un piemontese – ammise il suo antimeridionalismo:

“E’ vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell’unità e dell’indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l’agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell’asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici”.

La storia non si è fermata: continua. E rimane, ancora oggi senza risposta, la domanda di Antonio Fricano:

“Perché giustamente Google, Facebook, Amazon… devono pagare le tasse in Italia ed invece Eni, Unicredit, Intesa San Paolo, Coop, Conad… non devono pagare le tasse in Sicilia?”.

Già, perché?

 

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