Davide Faraone difende i migranti della Sea Watch, ma dimentica i disoccupati e i disperati della Sicilia

29 giugno 2019

L’autrice di questa lettera – una siciliana che ha perso il lavoro – mette in luce la contraddizione del parlamentare nazionale del PD, Davide Faraone (in realtà, è la contraddizione di tutto il PD) che difende i migranti e non dice nulla sulla disperazione dei disoccupati e dei disperati della Sicilia. Forse Faraone pensa di guadagnare consensi elettorali?

di Adriana Vitale

Caro Davide Faraone ti scrivo,

avrei voluto farlo tante volte, adesso è arrivata l’ora. Non è del tema dell’emigrazione che voglio parlarti, su questo argomento mi sento piccola e inadeguata, una questione per me troppo grande e sulla quale non esprimo giudizi se non quelli umanitari, se non riferibili alla sfera della pietà e della solidarietà.

Non è la prima volta che Lei e altri del suo partito compite gesti eclatanti per cause che ritenete giuste, anche nel rispetto delle diversità di idee e nella scala di valori che ogni individuo attribuisce a fatti che accadono e su cui bisogna accendere i riflettori, questo le farebbe onore e sarebbe pure credibile se dietro non si leggesse ideologia e sfida politica, altrimenti non si spiegherebbe la sua totale indifferenza verso altre situazioni che apparentemente sono meno invasive, ma le garantisco altrettanto gravi, e che riguardano la sfera umana della sopravvivenza, del dolore, della disperazione, del rischio della stessa vita per indigenza, per malattie e morte dovute allo stato di abbandono.

Qualcuno potrebbe dire che non esiste paragone tra gente da salvare in mare che scappa dalle guerre o dalla fame e gente da salvare su una terra apparentemente culla del benessere ma che contiene in seno drammi umani. Non è mia intenzione fare paragoni sulla morte, come non è mia intenzione fare paragoni sui bisogni e cedere alla misera guerra tra poveri. Ma le chiedo: è forse la matrice della disperazione a fare la differenza? Non hanno tutti lo stesso sguardo disorientato, triste, addolorato? Dov’è la differenza di fronte alla sofferenza?

Caro, Faraone sarebbe più credibile se si fosse dedicato, con altrettanti gesti eclatanti, a decine di centinaia di famiglie quando il suo stesso partito li massacrava, giusto per fare un esempio che mi brucia in prima persona, ma di queste situazioni ce ne sono state e ce ne sono a iosa.

Lo sa come vivono, se vivere si può chiamare, centinaia di persone che hanno perso il lavoro? Pensa ci sia differenza tra colore della pelle, tra provenienza, tra razza? Il bisogno, la disperazione, la sofferenza non hanno colore, si chiama umanità.

Ecco perché lei non è credibile ai miei occhi: fare gesti clamorosi per i lavoratori della Formazione professionale, simbolo dell’annientamento sociale di migliaia di famiglie o di tante altre categorie non le avrebbe portato alcun utile, né d’immagine, né elettorale, mentre salire su una nave di disperati porta notorietà, pubblicità e ribalta nazionale di chi investe sul proprio nome per fare carriera politica.

Avrebbe avuto il mio plauso, la mia solidarietà, la mia stima politica e umana se lo avessi visto, almeno un volta, strapparsi i capelli per i suoi conterranei disperati, da salvare dal bisogno, dalla morte e tutelare la loro dignità.
Tanto le dovevo.

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