Il “pino solitario” colpito da un fulmine: il ricordo di Pirandello sotto un Cielo che fugge dall’ignoranza dei tempi

Il “pino solitario” colpito da un fulmine: il ricordo di Pirandello sotto un Cielo che fugge dall’ignoranza dei tempi
28 giugno 2019

Oggi, 28 giugno 2019, ricordiamo la nascita di Luigi Pirandello. E lo facciamo con un articolo di Eugenio Preta che ci riporta alla nostalgia della solitudine, “un sentimento che è nostro, figli della Diaspora siciliana, che con la nostalgia giochiamo quotidianamente” 

di Eugenio Preta

Nel silenzio di ogni dovuta commemorazione, tempo fa Google aveva presentato, nella schermata d’apertura del net un logo commemorativo dell’anniversario della nascita di Luigi Pirandello, a conferma che il motore di ricerca è diventato misura e forma di tutte le nostre attività socio-culturali, con buona pace di scuole, università, premi letterari e convegni vari.

Nell’ignavia dei tempi, nel menefreghismo dell’attuale classe politica e nella distrazione della cultura, dobbiamo certamente ringraziare Google, il moloc di una conoscenza virtuale che ha soppiantato il sapere per libri, citazioni e nozioni culturali che oggi ci aiuta a ricordare , poveri e distratti fruitori dei nuovi messaggi di una comunicazione di massa, livellata ahimè verso il basso, le date di una certa rilevanza, in questo caso della trascurata storia letteraria del nostro ‘900.

La commemorazione della nascita di Luigi Pirandello trascendeva, osiamo sperare, il significato promozionale che si farebbe per un prodotto di detersivi ed era segno di un’attenzione culturale che gli operatori nazionali del settore si sono guardati bene dal dimostrare. Ma l’importanza di Pirandello trascende l’Isola, a dispetto delle piccole menti che ci attirano nelle sterili diatribe quotidiane, senza respiro spirituale

Lo sa chi frequenta i libri e la letteratura, lo capisce chi è consapevole del valore di Luigi Pirandello, un poeta siciliano che ha oltrepassato gli angusti confini che un sapere scolastico, sballottato dalle scelte spesso antinomiche di ministri incapaci, impone ai discenti, oggi purtroppo disattenti e distratti da televisione, Grande fratello e X factor.

Basta però andare verso Agrigento, affrontare qualche chilometro di un rettilineo disseminato di carcasse di fabbriche, distributori di benzina e ipermercati di cemento per raggiungere il respiro del “Caos”, il mito, se sai leggere tra il vento del mare e le foglie immobili dell’estate.

Caos è l’estrema propaggine di una località denominata, in vero, Cavuso che si erge sul promontorio di Porto Empedocle da cui si indovina l’antico porto di Girgenti, sfogo sul mare di tutto il comparto agricolo siciliano una volta fiorente, oggi segno inequivocabile di un mondo scomparso nelle spire di una modernità di cibi liofilizzati e di sapori che immaginano soltanto i vecchi profumi del basilico, della menta e del rosmarino.

Poi diventato Kaos, località da cui, la vecchia casa dei Pirandello si protendeva verso il promontorio e il porto di Girgenti, verso una ricchezza, diversamente da oggi, livellata per strati nel mondo dello zolfo e delle solfatare che, insieme al mondo contadino, assicuravano il pane quotidiano ad intere famiglie nella magia che ancora riusciva, nelle notti delle messi di agosto, a mostrare le lucciole oggi scomparse, costruire muri a secco, fontane, partenze e sogni.

Anche Pirandello, siciliano della diaspora, fuggì da Agrigento, vuoi per motivi di studio (si laureò a Bonn), vuoi per la sua attività letteraria (Roma, Stoccolma e Parigi furono le città dove più di altre si rappresentava il teatro che cercava l’autore del “u birrittu chi ciancianeddi” che il suo amico Martoglio riuscì a rappresentare in lingua siciliana, senza vergogna né timori reverenziali.

Certo la sua presunta adesione al fascismo, in verità l’autore stesso dichiarava di essere apolitico, se si fosse manifestata al giorno d’oggi non gli avrebbe procurato il Nobel per la letteratura, dopo Carducci, Kipling o Hamsun, ad esempio, e prima di Deledda o Quasimodo. Un premio che all’epoca, era il 1934, appariva ancora una grande scelta di cultura e riconoscimento ma che oggi, visti laureati come Walcott, Fo o Hertha Muller, sembra essersi perduto nelle confusione del tempo.

Ma senza più divagare e sperando di aver celebrato, con poche righe, l’anniversario che Google aveva avuto la sensibilità di ricordarci, vogliamo qui sottolineare un grande siciliano e un grande letterato e uomo di teatro sempre innamorato della sua Isola ma, certamente un uomo solo, come ebbe a scrivere lo stesso Pirandello con una frase che calza perfettamente con la nostalgia della solitudine, un sentimento che è nostro, figli della Diaspora siciliana, che con la nostalgia giochiamo quotidianamente:

“…la solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce e dove dunque l’estraneo siete voi…” .

Al Caos, proprio davanti alla vecchia casa, c’è ancora il pino di Pirandello, o meglio, quel che resta del frondoso albero che serviva, una volta, da refrigerio al pranzo all’aperto della famiglia, in seguito luogo in cui si sono raccolte le ceneri del poeta.

Ma sembra la metafora dei tempi che viviamo e certamente la dimostrazione della rabbia degli dei verso gli umani se quel pino mediterraneo sia stato colpito tempo fa da un fulmine che ne ha carbonizzato il fusto, rimasto oggi un annerito tronco senza vita: come dire che anche il Cielo fugge dall’ignoranza dei tempi.

Foto tratta da ioamolasicilia.com

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