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Chiusura della tonnara di Favignana: la prova delle responsabilità della Lega di Salvini e della UE/ MATTINALE 313

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Tra gennaio e febbraio di quest’anno Matteo Salvini, il Ministro Gian Marco Centinaio e il sottosegretario Franco Manzato – tutt’e tre leghisti – sapevano che la tonnara di Favignana sarebbe stata penalizzata. Lo si evince da un articolo dell’Agenzia di Stampa DIRE del 26 marzo scorso. Ma non hanno detto nulla. Si sono presi i voti dei siciliani alle elezioni comunali di aprile e alle elezioni europee di maggio, gabbando la Sicilia. Ma la verità è venuta fuori!

Torniamo sulla vicenda della chiusura della tonnara di Favignana perché, a nostro modesto avviso, leggendo un articolo dell’Agenzia di stampa nazionale DIRE del 26 marzo scorso, emergono, con estrema chiarezza, le responsabilità politiche della Lega di Salvini e, in particolare, del Ministero delle Politiche agricole, retto, per l’appunto, dal leghista Gian Marco Centinaio. E anche le responsabilità dell’Unione Europea.

Si parla delle quote tonno assegnate all’Italia e degli impegni assunti dalla Lega in occasione delle elezioni regionali della Sardegna che, lo ricordiamo, sono state celebrate il 24 febbraio di quest’anno. A parlare è Pier Paolo Greco, portavoce della consociazione tonnare della Sardegna:

“Le elezioni in Sardegna – dice Greco – sono state vinte di fatto dalla Lega, portata in Sardegna dal nuovo governatore, Christian Solinas. Matteo Salvini, durante la campagna elettorale nell’isola, ha preso l’impegno per una soluzione sulle quote sarde del tonno: voglio sperare che non sia proprio il Carroccio, a capo del ministero delle Politiche agricole, a togliere alla Sardegna il suo unico sistema di pesca del tonno”.

Insomma, il portavoce delle tonnare della Sardegna, a fine marzo – cioè due mesi prima che il Ministero delle Politiche agricole rendesse note le quote di tonno da pescare assegnate alle tonnare fisse della Sardegna e alla tonnara di Favignana – teme che una parte delle quote assegnate alle tonnare fisse della sua isola (la Sardegna) venga tolta per essere assegnata alla Sicilia.

“Da quando esistono le quote tonno – spiega Greco – per una serie di ragioni, a partire dalla mancanza di coordinamento tra le decisioni dell’Unione europea e la legislazione interna dei Paesi, abbiamo una quota dedicata alle tonnare fisse assolutamente ridicola. In più con un emendamento scellerato in Parlamento, si è consentito l’ingresso di altri due impianti, tra cui quello siciliano di Favignana, che si aggiunge a quelli sardi di Carloforte, Portoscuso e Gonnesa, realtà consorziate”.

Qui, in verità, non riusciamo a seguire il ragionamento del portavoce delle tonnare della Sardegna: vero è che la tonnara di Favignana è stata chiusa dieci anni fa, ma non si capisce per quale motivo non debba riaprire! Semmai è il Ministero – cioè i leghisti che lo gestiscono – che avrebbe dovuto assegnare alle tonnare fisse una quota maggiore di tonni da pescare.

Il vero problema è che la Lega di Salvini – e la nostra è una constatazione oggettiva – si è guardata bene dal tutelare la tonnara di Favignana: sarebbe bastato aumentare di 100 tonnellate la quota di tonni da pescare con le tonnare fisse e oggi la tonnara di Favignana sarebbe funzionante. Ma la Lega non era interessata a tutelare la Sicilia: al massimo, dalla Sicilia, i leghisti si prendono i voti degli ingenui che gli vanno dietro (fatti salvi, ovviamente, i ‘diritti’ dei siciliani che, stando con la Lega, ci guadagnano: parlamentari in testa).

Leggendo l’articolo dell’agenzia DIRE scopriamo, come dice sempre Greco, che per le tonnare fisse vige la regola del “chi pesca di più sopravvive, gli altri falliscono”.

“È inaccettabile – diceva nel marzo scorso Greco – stiamo cercando di smuovere l’opinione pubblica perché ora deve intervenire la politica sulla burocrazia”.

Ma per risolvere la questione non è intervenuto nessuno: né la politica, né la burocrazia.

Scopriamo così che la Lega di Salvini, prima delle elezioni regionali della sardegna, senza dire nulla ai siciliani, aveva preso un impegno con i pescatori delle tonnare fisse della Sardegna, promettendo che le quote di tonni da pescare assegnate alle tonnare fisse sarde non sarebbero state toccate. E scopriamo anche che i sardi, con la riapertura della tonnara di Favignana, temevano di perdere quote di tonno da pescare.

Greco spiega che una tonnara fissa, per andare in pareggio, “deve pescare almeno 120 tonnellate di tonno, ma è impossibile raggiungere questa quantità per ciascuno dei cinque impianti italiani. Quelli che si sono aggiunti dopo devono aspettare che la quota italiana cresca”.

Al Ministero delle Politiche agricole retto dai leghisti, per tutelare la tonnara fissa di Favignana – lo ribadiamo ancora una volta – sarebbe bastato incrementare di 100 tonnellate le quote di Tonno Rosso del Mediterraneo, assegnandole alla tonnara di Favignana.

Ma il Ministero ha fatto altro. Come abbiamo scritto lo scorso 31 Maggio, alla tonnara fissa di Carloforte, in Sardegna, il Ministero ha assegnato 188,24 tonnellate di tonni da pescare; alla tonnara fissa di Portoscuso, sempre in Sardegna, ha assegnato 130,11 tonnellate di tonni da pescare. Come si può notare, la Lega di Salvini ha rispettato gli impegni che ha assunto con i pescatori sardi. Ma per fare ciò ha penalizzato la Sicilia (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Alla tonnara fissa di Favignana, che quest’anno, dopo una chiusura durata anni e dopo le notevoli spese affrontate dalla Regione siciliana e dall’azienda Castiglione di Trapani (si dice che questa azienda, che opera nella lavorazione del Tonno Rosso del Mediterraneo, abbia speso oltre un milione di euro), ha assegnato appena 14 tonnellate di tonni da pescare. Cioè nulla!

 

Interessanti, anche, leggendo sempre l’articolo dell’Agenzia DIRE, le dichiarazioni di Alessandra Zedda, che, in un certo senso, anticipa le polemiche che sarebbero esplose due mesi dopo, quando il Ministero retto dai leghisti sarà costretto a scoprire le carte e verrà fuori che alla tonnara di Favignana sono state riservate le briciole.

“Il presidente Solinas – dice Alessandra Zedda – appoggiato da tutta la maggioranza, ha preso un impegno sulla partita delle quote tonno. L’obbiettivo è fare in modo che, insieme alla Sicilia, si vada a un tavolo con il ministro Centinaio, per trovare una strategia comune e nazionale per aumentare le quote di ciascuna tonnara”.

“C’è il serio rischio – diceva il 26 marzo scorso Alessandra Zedda –  che si scateni una guerra del mare tra Sardegna e Sicilia. Per questo motivo la situazione delle quote tonno in Italia deve essere rappresentata urgentemente e direttamente al Ministero delle Politiche agricole, ancora prima che all’Unione Europea. Deve essere l’Italia ad aumentare le quote, consentendo a ciascuna tonnara di raggiungere le 120 tonnellate di pescato, minimo indispensabile per garantire la sopravvivenza degli impianti. Non può passare il concetto che ‘chi prima arriva, bene pesca’. Occorre poi incentivare la commercializzazione e trasformazione del tonno, contemporaneamente alla cultura e alla storia di questa industria importantissima per la Sardegna”.

Invece non c’è stata alcuna “guerra del mare tra Sardegna e Sicilia”, perché il gruppo Castiglione, è noto, ha sbaraccato la tonnara di Favignana.

Non possiamo non stigmatizzare la profonda e meditata scorrettezza della Lega di Salvini nei confronti della Sicilia. Già a fine marzo Salvini, il Ministro Centinaio, il sottosegretario Franzo Manzato – tutti della Lega – sapevano che la tonnara fissa di Favignana sarebbe stata penalizzata. Anzi, lo sapevano da febbraio, quando Salvini si è impegnato con i pescatori sardi a non ridurre le quote di tonno da pescare in favore delle tonnare fisse della Sardegna.

Sapevano tutto a febbraio, forse a gennaio di quest’anno. Non sapendo quello che i leghisti alla guida del Ministero delle Politiche agricole sapevano già, il Governo regionale e i titolari dell’azienda Castiglione hanno speso quasi un milione di euro per mettere in mare la tonnara fissa di Favignana. Soldi sprecati.

Il 24 febbraio sono andate in scena le elezioni regionali in Sardegna: ha vinto il centrodestra con la Lega di Salvini in poppa.

Il 28 aprile sono andate in scena le elezioni comunali in Sicilia: e la Lega di Salvini ha cominciato a radicarsi nelle realtà locali della nostra Isola.

Il 26 maggio sono andare in scena le elezioni europee: e la Lega di Salvini ha raggiunto in Sicilia il 22%.

Pochi giorni dopo le elezioni europee – fra il 30 e il 31 maggio – è venuta fuori la notizia: tutelate le tonnare fisse della Sardegna, affossata la tonnara fissa di Favignana (QUI IL NOSTRO ARTICOLO DEL 31 MAGGIO).

Un tempismo calcolato in modo perfetto. Così facendo la Lega di Salvini non ha gabbato solo i titolari della tonnara di Favignana e il Governo regionale siciliano: ha gabbato tutta la Sicilia.

Complimenti vivissimi ai siciliani che vanno ancora dietro alla Lega di Salvini!

P.s.

La vicenda della tonnara di Favignana ci dice un’altra cosa: ci dice che i siciliani non sono più padroni del proprio mare! Vediamo il perché.

L’ICCAT – un organismo internazionale sul quale noi nutriamo molti dubbi che prossimamente illustreremo – stabilisce quanto Tonno Rosso del Mediterraneo si deve pescare. E lo comunica a tutti i Paesi, assegnando ad ogni Paese le quote di pesca. La UE viene considerato dall’ICCAT un uno Paese: cosa, questa, che penalizza i paesi europei che si affacciano nel Mediterraneo. 

La UE decide quanti esemplari di Tonno Rosso del Mediterraneo deve pescare ogni Paese europeo.

Ogni Paese europeo va a ripartire le quote di pesca fra le proprie marinerie. E’ a questo punto che la Sicilia viene fregata. 

In un prossimo articolo illustreremo perché la Sicilia deve contestare tutta questa ‘filiera’, dall’ICCAT al Ministero delle Politiche agricole, passando per la UE.  

QUI L’ARTICOLO DI DIRE PER ESTESO 

 

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