Enrico Berlinguer è stato un grande politico. Ma siamo sicuri che le ha indovinate tutte?

Enrico Berlinguer è stato un grande politico. Ma siamo sicuri che le ha indovinate tutte?
11 giugno 2019

Noi non ne siamo sicuri. Perché se ci ragioniamo, il ‘Compromesso storico’, grande svolta politica di Berlinguer, ci ha regalato, alla fine il Partito Democratico: cioè la fine della sinistra. Poi ci sarebbero altre storie: come la polemica con Leonardo Sciascia. I rapporti – anche economici – con il comunismo sovietico. Le parole di Bettino Craxi. C’è da stupirsi se il filosofo Diego Fusaro gli preferisce Antonio Gramsci?

Anche per non guardare le miserie del presente – le miserie di quello che resta della sinistra italiana – non sono mancate le rievocazioni di Enrico Berlinguer, a 35 anni dalla sua morte. Ovviamente, tutti giudizi positivi sull’ex segretario nazionale del Pci.

Ma siamo così sicuri che Enrico Berlinguer le ha indovinate tutte? Noi cominciamo da una testimonianza personale: la nostra.

Chi scrive, sin da giovane, è sempre stato socialista. Ma c’è stato un momento in cui non ho condiviso le scelte del Psi e ho dato ragione da vendere al Pci di Berlinguer: Precisamente quando il segretario socialista Bettino Craxi, diventato capo del Governo italiano nel 1983, ha iniziato una battaglia per bloccare la scala mobile.

Una battaglia vergognosa, che culminerà nel referendum del 1985 che smantellerà la scala mobile. Un atto che non fa onore al Socialismo italiano: per certi versi ben peggiore – o forse sullo stesso infimo livello – dell’appoggio che Filippo Turati, nei primi del ‘900, dava al “Ministro della malavita”, al secolo Giovanni Giolitti.

Purtroppo, la storia del socialismo europeo, e non soltanto italiano, è fatta di luci, ma anche di ombre. Il socialista milanese Turati trovava del tutto normale dialogare con Giolitti, che nel Sud andava a braccetto con le mafie locali.

I Socialisti europei (leggere PSE: Partito Socialista Europeo) di oggi trovano del tutto normale genuflettersi al grande capitale e alle multinazionali: se ancora resistono – anche se sono in calo – questo è grazie alla disinformazione e alla continua creazione di “fascismi” e “nazismi” – in buona parte inventati, in qualche caso veri, comunque funzionali alle multinazionali che controllano la UE – che ricompattano gli elettori di sinistra.

Ma il gioco ormai è stato ‘sgamato’: tant’è vero che alle ultime elezioni europee, per recuperare i voti socialisti in uscita dal PSE, le multinazionali hanno ‘inventato’ i Verdi: da qui il ‘caso’ di Greta (che almeno ha il pregio di dire cose vere) e altre storielle ecologiste.

L’obiettivo finale di questa sceneggiata europeista-ambientalista è il sosteno dei Verdi alle politiche liberiste, magari con qualche ‘spruzzatina’ ecologista.

Ma stiamo divagando. Dicevamo che la storia del Socialismo europeo è piena di contraddizioni. E a queste contraddizioni non è sfuggito Enrico Berlinguer.

Che dire della dichiarazione pro-Patto Atlantico? Correva l’anno 1976, il Pci aveva conquistato il governo di tantissime città italiane alle elezioni amministrative e aveva superato il 30% alle elezioni politiche, appena quattro punti percentuali sotto la DC.

Ebbene, cosa va a dichiarare Enrico Berlinguer quell’anno? Ecco la sua dichiarazione:

“Io voglio che l’Italia non esca dal Patto atlantico anche per questo e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, sotto l’ombrello della Nato, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi di limitare la nostra autonomia”.

Il segretario del Pci che si sentiva sicuro “sotto l’ombrello della Nato”!

Come si fa a non dare ragione al filosofo e commentatore Diego Fusaro che sul proprio blog scrive:

“‘Mi sento più sicuro stando di qua, sotto l’ ombrello della NATO’”. Io non festeggio Berlinguer. Egli è già parte della dissoluzione. Io celebro Gramsci, lui è il vero esempio”.

Dopo di che, nulla da dire: il Pci di quegli anni è stato importante: anche una scuola di vita. Ma è stato anche altro. Celebre lo scontro tra Berlinguer e lo scrittore siciliano, Leonardo Sciascia. L’ha rievocato qualche anno fa in un’intervista al Corriere della Sera lo scrittore Andrea Camilleri, che di Sciascia è stato molto amico:

“Leonardo Sciascia era di un anticomunismo viscerale. Eravamo molto amici, ma abbiamo litigato come pazzi. Nei giorni del sequestro Moro lui e Guttuso andarono da Berlinguer e lo trovarono distrutto: Kgb e Cia, disse, erano d’accordo nel volere la morte del prigioniero. Sciascia lo scrisse. Berlinguer smentì, e Guttuso diede ragione a Berlinguer. Io mi schierai con Renato: era nella direzione del Pci, cos’altro poteva fare? Leonardo la prese malissimo: ‘Tutti uguali voiauti comunisti, il partito viene prima della verità e dell’amicizia!’” (QUI L’ARTICOLO PER ESTESO).

Una storia che Pasquale Hamel ha raccontato con qualche dettaglio in più in un articolo pubblicato da Stati generali:

“Quando Sciascia ancora era consigliere comunale del PCI a Palermo – ed era la stagione in cui Occhetto era segretario regionale – lo scrittore, accompagnato dall’allora amico Renato (il pittore Renato Guttuso ndr)  – che anche lui sedeva su uno degli scranni di Palazzo delle Aquile – si recò alle Botteghe Oscure in visita al segretario Berlinguer. La visita dovette essere particolarmente soddisfacente, Sciascia restò colpito dalla forte personalità del suo interlocutore e ne volle far partecipe gli amici primo fra tutti il pittore Bruno Caruso, cui dobbiamo il racconto completo di questa storia. Nel corso di questa conversazione, alla quale erano pure presenti due amici del Caruso (si trattava di Tullio D’Angelo e di Francesco Giunta) Sciascia raccontò che il segretario del PCI gli aveva confidato di ‘essere a conoscenza di certi rapporti del terrorismo italiano con la Cecoslovacchia’, ciò che significava il diretto coinvolgimento del mondo sovietico nel terrorismo”.

“Qualche tempo dopo – prosegue Hamel – nel corso di un’altra conversazione alla quale erano anche presenti il pittore Maurilio Catalano, l’avvocato Perna ed il giudice Nasca, nonché lo stesso Guttuso, Sciascia ripeté quando aveva già detto senza che il pittore bagherese avesse avuto niente da ridire. Trascorso un certo tempo – Sciascia aveva già lasciato polemicamente il PCI ed era stato eletto nelle liste dei radicali alla Camera – lo scrittore di Racalmuto, membro della Commissione di indagine sul sequestro Moro, ricordò quell’episodio. Apriti cielo! Tuoni e fulmini caddero sulla testa di Sciascia. Berlinguer infatti smentì pubblicamente lo scrittore chiamando Guttuso a testimone. Tutto avrebbe potuto immaginare il Nostro tranne che il suo amico Renato potesse sconfessarlo. Ed invece, questo avvenne, suscitando in Sciascia sgomento per il tradimento dell’amico, e disgusto per la sottesa accusa d’esser un mentitore. Da uomo mite sì ma, anche orgoglioso, quale era, Sciascia non accettò di soccombere ma, punto su punto, ribadì quanto aveva riferito. Com’era nelle cose, visto il livello al quale era giunta la polemica, Berlinguer querelò Sciascia per diffamazione supportando la propria richiesta con la testimonianza del fedele Guttuso”.

“Sciascia, per nulla intimidito – scrive sempre Hamel – ricorse anche lui alle aule giudiziarie, denunciando il segretario del PCI per calunnia ‘in quanto lo aveva querelato pur sapendolo innocente della diffamazione’. E Guttuso, mettendo le mani avanti, nel corso di una trasmissione televisiva non si era fatto scrupolo di dare del ‘mafioso’ allo stesso Sciascia in quanto avrebbe voluto per amicizia costringerlo a mentire. Venne dunque istruito il processo nel quale, stranamente, nonostante la difesa del presunto diffamante, cioè di Sciascia, li avesse citati come testimoni, non furono ascoltati né Catalano, né Perna, né il giudice Nasca, il magistrato diede sbrigativamente torto a Sciascia e ragione a Berlinguer, scrive Caruso, ‘forte del principio che due voci valgono più di una’: quella di Sciascia contro quella di Guttuso e Berlinguer. La vicenda si chiuse però senza conseguenze penali per lo scrittore in quanto il processo fu archiviato perché il fatto, cioè la rivelazione di Sciascia, era avvenuta in sede parlamentare. ‘Da allora, scrive Caruso, né Sciascia, né io, né alcuno dei nostri amici siciliani volle più né rivedere né salutare l’ex amico Renato Guttuso’” (QUI L’ARTICOLO DI STATI GENERALI).

Tra le cose non esattamente giuste di Enrico Berlinguer ci sarebbero da ricordare anche la ‘Questione morale’ e il ‘Compromesso storico’, l’incontro tra il mondo cattolico impegnato in politica e il Pci.

Sulla questione morale la migliore risposta al Pci, anche se a posteriori, visto che arriverà negli anni di Tangentopoli, l’ha data il citato Craxi, quando in Parlamento parlo del finanziamento illegale del partiti. Non ricordiamo la replica dei post comunisti. Per un motivo semplice: perché Craxi diceva la verità.

Verità che Craxi ribadirà in un celebre interrogatorio ad Antonio Di Pietro (QUI IL VIDEO).

‘Compromesso storico’: su questa fase politica sono disponibili fiumi di inchiostro.

Noi ci limitiamo solo a una semplice considerazione legata al presente: il prodotto del ‘Compromesso storico’ presente nei nostri giorni è il Partito Democratico. E abbiamo detto tutto…

Foto tratta da formiche.net 
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