Analisi del voto in Francia. Marine le Pen vince in un Paese in crisi

Analisi del voto in Francia. Marine le Pen vince in un Paese in crisi
27 maggio 2019

Luisa Pace, giornalista, vive e lavora a Parigi. Per I Nuovi Vespri ha scritto la seguente analisi del voto in Francia. 
Anche se all’estero la Francia riesce a mostrare una faccia normale (a parte la protesta dei Gilets Gialli, infiltrato da soggetti manipolatori e da gruppuscoli neo-nazisti), il Paese è in profonda crisi. Mentre Macron si è rivelato una sorta di monarca presuntuoso, chiuso nel suo castello… 

di Luisa Pace

Il successo del partito di Marine le Pen, che da Front National è diventato Rassemblement National (RN), era prevedibile ma in molti speravano di no. Per sdrammatizzare possiamo dire che il RN ha ottenuto il 23,31% perdendo un punto contro il 24,86 % delle precedenti elezioni europee. Ma è sempre troppo nell’attuale contesto.

In realtà i veri vincitori sono gli ecologisti di Europe Ecologie-Les Verts balzati al 13,13%. Il partito EELV entra finalmente nella corte dei grandi grazie soprattutto al voto dei giovani che non si sono astenuti come i sondaggi avevano previsto. Anzi, le previsioni hanno sbagliato in pieno dando quasi per scontata una forte astensione come molti media. Invece no!

Una partecipazione del 52% circa alle europee è da record per la Francia.
Il partito del Presidente Macron, LeRM, è arrivato secondo. E qui l’analisi diventa più ardua. La République en Marche non esisteva nel 2014, non è possibile fare un confronto alla pari. Davanti alla quantità infinita di partiti che hanno frammentato il voto generale aspirando molti indecisi ed al timore del partito lepenista, è molto probabile che anche La République en Marche abbia partecipato in parte del “voto utile”, tanto più che la capolista, Nathalie Loiseau, non è certo un elemento trainante. Gli stessi elettori di En Marche si sono mostrati critici verso il Ministro dell’Europa e degli Affari esteri, poco carismatica e dalle idee poco progressiste.

Resta comunque un gusto amaro. Il Rassemblement National et La République en Marche avranno lo stesso numero di seggi al Parlamento europeo.

A chi avesse tendenza a minimizzare lo score dell’estrema destra francese è bene ricordare che la Francia è un Paese che va male. Molto male e questo da tempo anche se si vende molto bene all’estero.

La presidenza di Macron è criticata e criticabile. Il Presidente giovane e brillante si è rivelato una sorta di monarca presuntuoso, chiuso nel suo castello. Il Primo Ministro Edouard Philippe salva la situazione come possibile. Macron è il Presidente di “Basta attraversare la strada per trovare un lavoro”, del “meno 5 euro al mese per i sussidi all’alloggio”, della “tassazione delle pensioni”, ecc… La sua empatia verso il popolo è pari a zero. Non è una teoria, ma una realtà che si risente chiaramente nei suoi propositi e nelle sue azioni. Macron sarebbe un Presidente valido in un periodo meno difficile.

Possiamo provare ad essere ottimisti, ma diventa sempre più difficile. La povertà e la precarietà aumentano. I servizi sociali faticano ad assorbire le richieste e si battono contro un’amministrazione tentacolare. Non per nulla da sei mesi la Francia vive il caos ogni sabato, anche se il fenomeno dei Gilets gialli sembra vivere un momento di calma.

Quello dei Gilets gialli è un fenomeno che va analizzato con precisione. Se è nato da veri contestatari di ogni età, pensionati compresi, è stato rapidamente infiltrato da soggetti manipolatori come Maxime Nicolle, fanatico delle teorie complottiste e da “ex” componenti di gruppuscoli neo-nazisti, che hanno rovinato e soffocato sul nascere la contestazione popolare. I black-blocs, con le loro tattiche di guerriglia urbana hanno aggiunto violenza alla violenza ed agli atti di vandalismo.

Tutto ciò è venuto ad aggiungersi l ondate di attentati ed alla cappa di tensione che il Paese vive ormai da diversi anni. Possiamo sperare nella nuova generazione. I “primovotanti” portano un soffio di ossigeno.
Resta il fatto che si poteva evitare di far arrivare in testa Marine Le Pen perché, voto di protesta o no, il trend populista che colpisce tutta l’Europa deve in qualche modo essere bloccato.

Foto tratta da dagospia.com

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