Nel silenzio generale le trivelle minacciano il mare di Licata, Gela, Vittoria e Ragusa/ MATTINALE 289

Nel silenzio generale le trivelle minacciano il mare di Licata, Gela, Vittoria e Ragusa/ MATTINALE 289
24 maggio 2019

Domenica si vota per il rinnovo del Parlamento europeo. E noi non abbiamo ancora capito quale sia la posizione delle forze politiche siciliane su questa nuova vergogna colonialista. Quello che abbiamo capito, invece, è che l’ENI procede come un rullo compressore. Invece di puntare sulle energie non inquinanti, in Sicilia si continua ‘bucare’ il mare in cerca di idrocarburi. A Gela dicevano che sarebbe stata realizzata la bio-raffineria: invece vedrà la luce la solita raffineria!

In Sicilia, per la precisione nel tratto di costa che corre da Licata a Ragusa, passando per Gela e Vittoria, si torna a parlare di petrolieri e trivelle. E, di conseguenza, di attacco all’ambiente. Sono gli effetti postumi del renzismo, la grande stagione neo-liberista del Partito Democratico che non ha solo distrutto le finanze della nostra Regione, ma ha anche creato i presupposti per una nuova ondata di inquinamento all’insegna delle trivelle. (sopra, foto tratta da comunalimenti.it)

Tutto questo avviene mentre nei Paesi civili si punta sulle energie alternative. In Sicilia, invece, tutto procede all’incontrario. I progetti per ‘spirtusare’ il mare non si contano. E quando si punta sull’energia solare, lo si fa sacrificando l’agricoltura.

In materia di energia, in Sicilia, petrolieri e speculatori continuano a fare il bello e il cattivo tempo.

In queste ore, a Licata, provincia di Agrigento, infatti, si torna a parlare di trivelle. Sulla pagina Facebook di Mario Di Giovanna, ingegnere, da anni in prima linea in difesa dell’ambiente, leggiamo che l’ENI ha pubblicato il bando per la realizzazione di una base logistica che dovrà fare da supporto al cosiddetto ‘Progetto Cassiopea’.

Per la cronaca, il ‘Progetto Cassiopea’ è stato autorizzato dal precedente Governo nazionale, ma non è stato bloccato dall’attuale Governo Giallo-verde.

Il progetto “Argo e Cassiopea dell’off shore ibleo”, come già accennato, si distende lungo la fascia marina che va da Licata a Ragusa, passando per Gela e Vittoria.

Il Governo nazionale ha autorizzato la realizzazione di una piattaforma a terra a Gela, nell’area dell’ex raffineria. Di fatto, Gela continua ad essere punto di riferimento dell’ENI in Sicilia.

Nel dettaglio, il Ministero dell’Ambiente ha escluso dalla procedura di Valutazione Ambientale il progetto di ENI di creare una stazione a terra nell’area industriale della raffineria gelese per sfruttare i pozzi Argo e Cassiopea. Il progetto originario del 2013 prevedeva una piattaforma a mare ma è stato modificato e, per il Ministero dell’Ambiente, la stazione a terra non creerebbe problemi.

In un articolo pubblicato nel gennaio di quest’anno dal quotidiano La Sicilia leggiamo che si tratta del “più imponente progetto di sfruttamento di giacimenti a mare che riguarda la Sicilia. Il gas estratto da quei pozzi a mare (1 per Argo, 3 per Cassiopea di cui uno da perforare), tramite una pipeline lunga 60 km, andrà ad un impianto di trattamento a terra per la compressione e la commercializzazione che sarà ubicato all’interno della raffineria nell’isola 27. Esaminando il progetto, la commissione del Ministero dell’Ambiente non ha rilevato effetti ambientali negativi e lo ha escluso da una nuova procedura di Valutazione di impatto ambientale mantenendo delle prescrizioni”.

In realtà, noi, dall’attuale Governo nazionale ci aspettavamo un cambio di rotta rispetto – e scusate il bisticcio di parole – alla rotta ‘trivellista’ impressa dal PD renziano. Purtroppo dobbiamo prendere atto che di questo cambiamento di rotta dell’attuale Governo, almeno per ciò che riguarda il progetto “Argo e Cassiopea dell’off shore ibleo”, non c’è traccia.

Siamo molto stupiti, visto che siamo in campagna elettorale, che nessuna forza politica abbia puntato i riflettori su questa vicenda.

In questa storia ci sono alcune stranezze. Come lo spostamento del cantiere da Licata a Porto Empedocle. Forse perché, a Licata, tanti cittadini si erano opposti al progetto?

Porto Empedocle, altro Comune dell’Agrigentino, è, come dire?, “famoso” per i progetti arditi. Qui è stato pensato il progetto – per fortuna fino ad oggi bloccato – per la realizzazione del più grande rigassificatore d’Europa (si sa che, su tale materia, in Sicilia non ci facciamo mancare niente…).

Anche per Porto Empedocle pensavamo a un cambiamento di rotta, dopo gli anni delle follie legate al folle progetto del rigassificatore che, se realizzato, si troverebbe, in linea d’aria, a qualche centinaio di metri dalla Valle dei Templi di Agrigento.

In effetti, con l’elezione a sindaco della grillina Ida Carmina, nel 2016, pensavamo che, rispetto a certi temi legati alla tutela dell’ambiente, ci sarebbe stato un cambiamento. Ma forse i tanti problemi di Porto Empedocle – dal dissesto finanziario alla gestione dei rifiuti – debbono aver fatto perdere un po’ di concentrazione ai grillini ‘marinisi’ (gli abitanti di Porto Empedocle, oltre che empedoclini, si chiamano anche “marinisi”).

Quello che sta avvenendo tra Licata e Porto Empedocle non è proprio bello. Anzi.

“Il progetto dell’ENI quindi – scrive sempre Di Giovanna – nonostante le rassicurazioni da parte dei rappresentanti locali del governo 5 stelle, sta andando spedito verso la piena operatività. Invero delle molteplici azioni che avevamo proposto, dall’invalidazione delle procedure VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale ndr) al supporto della nostra denuncia di infrazione all’UE, tutte basate sul fatto che le autorizzazioni sono state rilasciate incredibilmente senza che venisse realizzato lo scenario di incidente rilevante, non abbiamo notizia alcuna di un qualsiasi supporto da parte del governo. Tutto tace e le trivelle si muovono”.

E il Governo regionale di Nello Musumeci che fa? Tutto tace anche da questo fronte.

E i parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle che fanno? Tutto tace anche da questo fronte.

E i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle che fanno? Tutto tace anche da questo fronte.

E il Ministero dell’Ambiente che fa? Tutto tace anche da questo fronte.

E domenica si vota per il rinnovo del Parlamento europeo. Ci raccomandiamo a tutti: silenzio su questa storia. Alla fine saranno altre ‘sincere’ trivelle a mare, una bella raffineria a Gela per sfruttare i pozzi Argo e Cassiopea. Fesserie…

I No Triv di Licata annunciano che Giovedì prossimo Greenpeace Italia sarà a Licata. Si discuterà di difesa del mare dalle trivelle. Lo hanno invitato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, anche per capire cosa pensa di questa storia? Costa dovrebbe essere stato nominato Ministro dell’Ambiente dal Movimento 5 Stelle e non dalla Lega. Riusciremo a capire qual è la posizione del Movimento 5 Stelle su questa nuova vergogna in Sicilia, o anche per i grillini – come per il centrodestra e per il centrosinistra – la nostra Isola è l’ultima delle colonie?

Foto di prima pagina tratta da seguonews.it

Tra trivelle di mare e di terra, così in Sicilia  si sfruttano i giacimenti di «oro nero»…

 

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