Perché non bisogna andare a votare alle elezioni europee

Perché non bisogna andare a votare alle elezioni europee
21 maggio 2019

 

Le istituzioni europee – compreso il Parlamento europeo – sono democratiche solo di facciata. Nei fatti, sono organismi di stampo totalitario, che mirano essenzialmente alla distruzione dei Popoli, delle loro economie, delle loro culture e delle loro identità. Di conseguenza, è solo un illuso chi ritiene che si debba tentare di “cambiarla dall’interno”. La UE va solamente ed inesorabilmente demolita e, per quanto possibile, ignorata

di Giovanni Maduli
componente della Confederazione Siculo – Napolitana e vice presidente del Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud (R)

Come è noto, il voto rappresenta la massima espressione della volontà popolare. Attraverso di esso i Popoli esprimono le loro preferenze, quindi le tendenze politiche, ma anche sociali ed umane di una Comunità. E, soprattutto, attraverso il voto i Popoli riaffermano la loro sovranità sancita dalle Costituzioni democratiche.

Oltre che un diritto il voto è quindi anche un dovere del cittadino, che attraverso di esso non solo decide del proprio futuro in senso “pratico”, cioè economico e contrattuale, ma definisce e disegna le sue legittime aspettative, le sue visioni future, le sue aspirazioni.

Ne consegue che l’astensione dal partecipare ad una competizione elettorale rappresenta per il cittadino non solamente un colpevole disinteresse nei confronti della comunità e dei suoi problemi ma, sopratutto, una gravissima abdicazione dai propri diritti: la rinuncia alla propria sovranità. Tutto ciò, ovviamente, vale per qualsiasi competizione, da quelle locali a quelle regionali e nazionali.

Non posso quindi che condannare con forza tutti coloro che, in occasione delle varie competizioni, rinunciano all’affermazione di questo vitale e fondamentale diritto/dovere e, ancor più, “condanno” e considero “criminali” tutti coloro che inneggiano addirittura all’astensionismo.

Ma questo “bel discorso” vale ovviamente e solamente quando ci si ritrovi a vivere in una vera Democrazia; una Democrazia limpida, pura, matura, profonda e che rispecchi davvero la volontà popolare; una volontà popolare per altro non condizionata e manipolata come purtroppo invece è ormai da parecchi decenni.

In vero c’è chi afferma che la vera Democrazia non sia mai esistita essendo essa in realtà una forma camuffata di dittatura di determinate oligarchie (sempre quelle…); il che può essere vero, ma questo è discorso altro che implicherebbe una profonda disamina dei comportamenti di singoli, delle loro responsabilità, del loro colpevole mancato approfondimento di determinate tematiche storiche, umane e sociali; colpevole disinteresse che, comunque, non può mettere in discussione un principio che non può avere alternative se veramente si ha a cuore il progresso umano e sociale dell’uomo.

Questo “bel discorso”, dicevo, crolla invece inesorabilmente, come un castello di carte, quando si è costretti a prendere atto del fatto che quella Democrazia è stata vilmente e vigliaccamente svenduta; quando ci si rende conto che è stata ridotta ad una pantomima, ad una pagliacciata e, peggio, si risolve in un inganno e una truffa. Almeno così sembrerebbe.

Questo, infatti, senza tenere conto delle vicende storiche che hanno interessato la nostra vera Patria, quella Patria che ormai centocinquantotto anni fa venne vilmente aggredita e annessa: le Due Sicilie.

Se invece, come credo sia corretto, se ne vuole tenere conto, non si può non constatare come il “trapasso” dal nostro stato “quo ante” ad oggi attraverso la cosiddetta “unità”, abbia comportato un netto arretramento sia da un punto di vista sociale, che economico e umano. E questo per un motivo molto “semplice”: come è noto a chi conosce la Storia, questa Italia, non è nata da un naturale afflato dei Popoli italici; non è nata dal desidero di unità di Popoli che spontaneamente hanno deciso di unire i loro destini; è nata dalla confluenza di sporchi interessi e intrighi di carattere economico e politico che nulla avevano e hanno a che vedere con l’interesse e il progresso dei suoi Popoli né, tanto meno, con la Democrazia.

Se a questo si aggiunge che dall’ “unità” ad oggi l’Italia è stata “gestita” da corporazioni, sette, gruppi di potere finanziari e non, Stati stranieri e quant’altro, non può non comprendersi come in una tale realtà la sua Democrazia sia in vero fittizia: solamente una “utile” facciata di comodo.

Ha senso, in queste circostanze, l’esercizio del diritto/dovere di voto? No, non credo.

Quanto appena evidenziato è ancor più vero nei confronti delle competizioni relative alle cosiddette “Istituzioni Europee”. A prescindere dal fatto che tali “istituzioni” non sono state “istituite” da nessuno, almeno non dai Popoli, chi ha “approfondito”, chi ha cercato di “capire”, chi si è informato, sa bene che tali “istituzioni” sono solo organismi di facciata, di stampo totalitario, che mirano essenzialmente alla distruzione dei Popoli, delle loro economie, delle loro culture e delle loro identità, così come centocinquantotto anni fa si tentò di distruggere le economie, le culture e le identità del Popolo Duosiciliano. Non spenderò altre parole sull’argomento.

Il cosiddetto “Parlamento Europeo”, in particolare, rappresenta la massima espressione di quella finta democrazia cui facevo prima riferimento: esso non ha alcun potere legislativo e decisionale, se non attraverso meccanismi così farraginosi da renderne di fatto impossibile ogni iniziativa. Serve solamente a far credere agli sprovveduti che le “Istituzioni Europee” siano democratiche.

La sua composizione potrà variare, a piacimento, in un senso o in un altro ma mai nulla potrà effettivamente e concretamente cambiare per i Popoli. E va precisato che l’attuale UE non ha fallito a causa di errate valutazioni, di errate programmazioni o di incompetenze politiche ed economiche: essa è nata così come è esattamente per portare a termine i suoi scellerati piani di distruzione e sottomissione. E’ una “istituzione” di stampo altamente totalitario che non ammette variazioni, non ammette modifiche, pena il fallimento dei suoi veri, subdoli obiettivi.

Di conseguenza è solo un illuso chi ritiene che si debba tentare di “cambiarla dall’interno”. Essa va solamente ed inesorabilmente demolita e, per quanto possibile, ignorata.

C’è chi ritiene che un successo delle forze che dichiarano di voler “cambiare” le regole europee dall’interno sarebbe comunque un forte “segnale” utile alla riaffermazione della sovranità dei Popoli.

Al riguardo mi limito ad evidenziare che le oligarchie che hanno progettato e messo in atto questo progetto criminale non saranno minimamente scalfite dall’eventuale successo di quelle forze: al massimo, proseguendo nell’inganno, fingeranno di “ascoltare” le indicazioni dei Popoli concedendo “graziosamente” un qualche contentino di facciata che mai e poi mai potrà scalfire minimamente l’impalcatura del loro progetto che, come abbiamo visto, ha obiettivi non solo incompatibili, ma diametralmente opposti a quelli dei Popoli.

In quest’ottica assume un carattere particolarmente patetico l’invito dei Presidenti delle varie Nazioni aderenti che di recente hanno promulgato un appello ai Popoli finalizzato ad una massiccia partecipazione al voto (1) – segno evidente della paura che serpeggia fra le oligarchie europeiste… – tanto più ove si tengano presenti le “graziose” minacce rivolte ai Popoli dal Sig. Junker, il quale avrebbe avuto l’ardire, ma bisogna riconoscerglielo, anche la sincerità, di avvisare i “sovranisti” (errata definizione quest’ultima…) che “Con i voti non cambierete nulla”.

Da quanto sopra se ne deduce, se ancora non fosse ben chiaro, che questa Europa è nostra nemica e non si vota per il Parlamento del nemico. Sarebbe come invitare gli Ebrei a votare per il Parlamento di Hitler.

Sforziamoci invece, tutti insieme, di ricostruire, mutatis mutandis, il nostro mondo. Quel mondo che ha visto per secoli un ininterrotto percorso verso traguardi di solidarietà, uguaglianza e benessere sociale ed umano. Percorso che ha posto l’uomo, e non la finanza e il potere, al vertice dei nostri interessi, delle nostre aspettative, dei nostri bisogni materiali e morali. I segnali non mancano, basta un po’ di buona volontà.

Per tali motivi non invito all’astensione dalle elezioni del Parlamento Europeo: di più, invito semplicemente ad ignorarle.

Poi, dopo, e solo dopo avere processato tutti gli artefici di questo scellerato piano che ha rubato a noi e alle giovani generazioni oltre trenta anni di vita, solo allora e se ci saranno le condizioni, potremo riparlare di una Europa dei Popoli. Personalmente ne sarei felice.

Per adesso abbiamo ben altro a cui pensare.

Foto tratta da vocidallestero.it

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