J'Accuse

I 73 anni dell’Autonomia nel giorno in cui i tifosi del Palermo Calcio scoprono che la Sicilia è una colonia

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Certo, in piazza i Siciliani dovrebbero scendere nel giorno in cui ricordiamo i 73 anni dell’Autonomia siciliana negata da Roma: se non altro perché parliamo di soldi scippati ai cittadini siciliani. Ma questa consapevolezza manca da sempre. In questa fase è già importante che almeno i tifosi del Palermo Calcio si comincino a rendere conto di vivere in una Sicilia che è, di fatto, l’ultima delle colonie italiane

La Sicilia è così: quasi tutto va a rotoli, ma si tira avanti fidando non si sa bene in che cosa. Oggi, per la nostra Isola, dovrebbe essere un giorno di lutto, visto che l’Autonomia siciliana, conquistata con il sangue nel 1946, è in buona parte carta straccia. La cosa incredibile è che coloro i quali hanno contribuito ad affossare l’Autonomia siciliana oggi la celebrano, con una sfacciataggine che è pari al loro ascarismo. Ma quest’anno qualcosa è andata storta, perché i festeggiamenti del 73esimo anniversario dell’Autonomia coincidono con la scoperta, da parte dei tifosi del Palermo Calcio, di vivere in una colonia!

Non c’è bisogno di essere maghi del Calcio per capire che la retrocessione in serie C del Palermo è una somma ingiustizia. I conti che dovrebbero pagare altri, li stanno facendo pagare al capoluogo siciliano e ai tifosi. La lunga stagione di Maurizio Zamparini, piombato a Palermo quando nel cielo della politica siciliana brillava alto il centrodestra, si sta chiudendo (ammesso che si chiuda) nel peggiore dei modi possibili.

Si sta chiudendo, per l’appunto, con la retrocessione in serie C ‘passata in giudicato’ con la velocità della luce.

Si sta chiudendo con l’arrivo di un nuovo presidente pescato dentro Confindustria Sicilia (ci riferiamo al neo presidente della squadra di Calcio, Alessandro Albanese, autorevole rappresentante di un’organizzazione imprenditoriale che in Sicilia, fino a qualche anno fa, era rappresentata da Antonello Montante, ‘fresco’ di condanna in primo grado).

Per la Sicilia, per chi segue le disavventure politiche della nostra Regione (Regione che non ha mai brillato, ma che dal 2013 colleziona solo disastri economici e finanziari, disastri sociali, disastri ambientali e disastri politici) vedere trattata una squadra di Calcio siciliana in modo ingiusto non è una novità.

Il centrosinistra siciliano – che ha governato la Regione dal 2009 al 2017 – ha fatto molto di più e molto di peggio. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la sanità pubblica allo sbando, la sanità privata sempre più ricca, l’agricoltura in crisi, la disoccupazione alle stelle, le ex Province che vegetano senza assicurare i servizi ai cittadini (a proposito: ma come mai nessuno lo nota?), i Comuni che, pur tartassando i cittadini di imposte, tasse, ZTL, autovelox e chi più ne ha più ne metta, gestiscono il territorio malissimo; per non parlare della stessa Regione che ha i soldi per assicurare solo autoreferenzialità e mal governo.

In questo scenario che, checché ne dica il presidente della Regione, Nello Musumeci, peggiora di giorno in giorno, è arrivata anche l’ingiusta retrocessione del Palermo in serie C, che fa seguito alla celebre partita con il Frosinone giocata con due palloni… Umiliazioni su umiliazioni su umiliazioni.

La verità amara è che la sentenza che ha condannato il Palermo Calcio in serie C è lo specchio fedele di ciò che la politica siciliana rappresenta oggi in Italia, a tutti i livelli: il nulla. I pesci in faccia, nella vita politica e sociale, non arrivano mai per caso: sono la conseguenza e non la causa di ciò che avviene.

In compenso, stasera la gente, a Palermo, scenderà in piazza per protestare.

Certo, in un Paese serio, in una Regione abitata da gente attenta, bisognerebbe scendere in piazza per i quasi 600 milioni anno che lo Stato, dal 2009, ruba ogni anno alla sanità pubblica siciliana (per la cronaca, questo è uno dei motivi per i quali si registra il caos nei Pronto Soccorso e, in generale, negli ospedali pubblici dell’Isola: mancanza di soldi e servizi sempre più ridotti e carenti).

Bisognerebbe scendere in piazza per chiedere allo Stato la restituzione dei miliardi di euro scippati alla Regione – cioè a noi siciliani – con i due ‘Patti scellerati’ firmati da Matteo Renzi e da Rosario Crocetta (a proposito: ma com’è possibile che in Sicilia ci sono ancora persone che votano PD?).

Invece si scende in piazza per il Palermo Calcio. Ma va bene così. Si vede che il Calcio viene prima della sanità pubblica della disoccupazione che impazza e della povertà che cresce.

Di positivo – lo ribadiamo – è che anche i tifosi del Palermo hanno scoperto di vivere nell’ultima delle colonie italiane. Già è una cosa importante. Magari, chissà, il resto della consapevolezza verrà dopo.

Foto tratta da istitutopsicoterapie.com

 

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