Uno spaccato della mafia: le dichiarazioni del ‘pentito’ Vincenzo Calcara e gli anni delle stragi ’92-’93

Uno spaccato della mafia: le dichiarazioni del ‘pentito’ Vincenzo Calcara e gli anni delle stragi ’92-’93
12 maggio 2019

Da oggi Gian J. Morici inizia la collaborazione con I Nuovi Vespri. E comincia con un articolo pubblicato ne ‘La Valle dei Templi’ il 30 giugno del 2018. Lo proponiamo perché Vincenzo Calcara ha di recente scritto alla Corte d’Assise di Caltanissetta perché venga sentito nel processo per la strage di via D’Amelio, e al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, per essere sentito pure nell’ambito del processo per il depistaggio seguito all’attentato

di Gian J. Morici

Chi sono Messineo Michele e Germanà Calogero? Vice questore Vicario di Trapani, Messineo, “al tempo della programmazione delle stragi del ’92-’93”, Capo della Mobile di Trapani nello stesso periodo, Germanà.

Nessuno prima di loro aveva mai “attenzionato” Matteo Messina Denaro del quale tutti conoscevano già la caratura omicidiaria. Nel ’91 spadroneggiava al Paradise Beach Hotel di Marinella di Selinunte come quartier generale. Si vantava già di avere commesso tanti omicidi alternando tale attività criminale con la predisposizione al ruolo di sciupafemmine. Per una ragazza austriaca, ospite dell’albergo, viene ucciso pure il Vice direttore Gonzales che si opponeva alla spocchiosa padronanza del Matteo.

Queste e tante altre le referenze del famigerato latitante, allora collettore nella sua zona, assieme al patriarca suo padre Francesco Messina Denaro, della cupola mafiosa siciliana. A Castelvetrano si programmavano le stragi del ’92. L’intuito dei più attenti Poliziotti Messineo e Germanà diventa un verbale che entrambi sottoscrivono sul personaggio Matteo Messina Denaro, di suo padre Francesco, di tutti i mafiosi che, soltanto dopo oltre 4 anni, venivano indicati, con l’operazione Omega, dal primo vero pentito della provincia trapanese, Antonio Patti.

Quattro anni di stragi, di lutti nazionali, di disastri sociali se solo qualcuno non avesse occultato quelle indagini cristallizzate. Anzi, Vincenzo Calcara, il discusso pentito che vanta sentenze che ne acclarano l’attendibilità, mentre di contro nel corso di una nostra conversazione, parla di insabbiamenti da parte di più procure siciliane (tutto registrato) recita una parte, suggeritagli forse da infedeli rappresentanti delle Istituzioni (le sue parole sono chiare quando afferma che uno di questi soggetti era a libro paga di Francesco Messina Denaro e anche in questo caso tutto è stato debitamente registrato) per sollevare il polverone depistatorio, utile a proteggere proprio quel Messina Denaro Matteo posto da Riina a capo dell’esecutivo stragista.

Calcara, pure se dello stesso rione cittadino, della stessa generazione, vicino di casa, accusa tanti soggetti indicandoli quali inverosimili mafiosi (molti in realtà innocenti, altri di modesto spessore), ma si guarda bene di citare quelli veri e, soprattutto Matteo Messina Denaro. Eppure, dopo 25 anni, si dice, senza però farlo, di essere disposto a spiegarne le ragioni. Smentisce platealmente Buscetta con la castroneria della impossibilità dello stesso di non potere ricoprire il ruolo di capomafia… perché latitante!

Rispetto l’impossibilità di ricoprire il ruolo di capomafia per un latitante, soltanto pochi giorni addietro ammetterà che si trattava di informazioni riferitegli e che lui aveva in seguito dichiarato. Chi gliele riferì, e quando? Lui, che era l’uomo di fiducia di Francesco Messina Denaro, così riservato da non aver contatti con altri, salvo qualche personaggio di scarso spessore) aveva necessità di apprendere da altri questi aspetti? Il VQuestore Messineo viene accusato da Calcara di avere avuto costruita la sua casa di abitazione dal Sindaco Vaccarino, a sua volta “eletto democraticamente capomafia”. Nessun vero operaio di quel cantiere ebbe mai a vedere il Calcara che asseriva di avere giornalmente prestato la sua opera edile del Dr Messineo. Anzi, nessuno lo conosceva, nemmeno di vista!

Oggi ammette il Calcara di “avere fatto 4 pentiti”. Ma su questo argomento, così come su altri, torneremo a breve documentando quanto da lui affermato.

Quattro pentiti? Tutti del suo spessore, definito “fradiciumi” da tutti collaboratori veri mafiosi. Brusca, Sinacori, Siino, Geraci Bono, Patti …e decine di altri? Tra i 4 pentiti, convinti da Calcara, c’è anche Pietro Scavuzzo, incaricato di “infangare “ il Dr Messineo con improbabili interessi per reperti archeologici, addirittura consegnati nella sede palermitana dei Servizi Segreti?

Un’accusa palesemente falsa, tutto come sentenziata dai Magistrati Inquirenti, dopo 5 anni di esilio in terra di Calabria del Dr. Messineo. Tra i più giovani alti Dirigenti. Bloccato nella fulgida carriera per meriti sul campo!

E, in verità ringrazia Iddio, per essere sopravvissuto alla decisione mafiosa di passare dalla calunnia al ruolo di vittima sacrificale, come Rino Germanà, scampato miracolosamente ai mitra di Matteo Messina Denaro a Mazara. Verbalizza il pentito Benedetto Pellegrino che Calcara lo aveva convocato nella caserma di Piazza Venezia a Roma, con la presenza di copertura di un Maresciallo dei Carabinieri, offrendogli tutti i benefici possibili se avesse “imparato a memoria” le false accuse preparate contro i Poliziotti Messineo e Germanà e contro i politici On Culicchia e Sindaco Vaccarino. Tutti e quattro “colpevoli” di essere nemici di Matteo Messina Denaro.

Tutti vittime di Calcara che, per oltre 20 anni beatifica il Maresciallo dei Carabinieri (già processato e assolto) ora lo accusa di essere il traditore del Giudice Borsellino (ma non solo questo, così come risulta dalla registrazione delle telefonate intercorse) confermando così le accuse identiche fatte da Brusca, Siino, Sinacori etc etc…

Foto tratta da ialmo.it

 

 

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