Mentre tutti parlano e propongono ‘soluzioni’ la Sicilia affonda e la Lega avanza/ MATTINALE 248

Mentre tutti parlano e propongono ‘soluzioni’ la Sicilia affonda e la Lega avanza/ MATTINALE 248
23 aprile 2019

In questo articolo proveremo a illustrare perché, a nostro avviso, la Lega di Salvini prenderà una barca di voti anche in Sicilia. Non è una questione di bravura da parte del leader leghista e dei suoi seguaci. Sono l’abbandono del Sud da parte dei grillini e la vecchia politica siciliana ormai alla frutta che stanno creando le condizioni politiche ed elettorali per fare vincere la Lega. Grillini e vecchia politica siciliana sono ormai due ‘macchine banali’ che procedono verso il baratro, trascinandosi la nostra sempre più disastrata Isola

Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, dice che la ricreazione è finita. Messa così sembrerebbe che, fino ad oggi, in Sicilia siamo stato tutti un po’ distratti: tutti in pausa, tutti a goderci un’utile pausa fisica e intellettuale. La conseguenza logica è che le elezioni regionali, nel novembre del 2017, il centrodestra siciliano le avrebbe vinte in piena ricreazione, e non con i voti degli ‘impresentabili’ e con l’ombra di irregolarità stigmatizzate in un ricorso respinto (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Il predecessore di Musumeci, Rosario Crocetta – un presidente della Regione siciliana da dimenticare – oggi fa sapere che legge e prega. Chissà se un giorno spiegherà ai siciliani perché ha accettato di firmare due ‘Patti scellerati’ con il Governo nazionale di Matteo Renzi che hanno penalizzato oltre ogni limite la Sicilia. Chissà se un giorno spiegherà perché ha accettato senza opporsi il doppio prelievo forzoso: il prelievo forzoso annuo di un miliardo e 300 milioni di euro circa a carico del Bilancio della Regione e il prelievo forzoso di circa 240 milioni di euro all’anno a carico delle ex Province siciliane.

Questi due prelievi forzosi, insieme con i due citati ‘Patti scellerati’ e con una folle cancellazione di crediti dal Bilancio regionale che non erano affatto tutti crediti inesigibili, hanno determinato il default non dichiarato della Regione siciliana, la fine delle ex Province e la crisi dei Comuni dove, però, si continuano a pagare debiti fuori bilancio scaricandoli sulla fiscalità locale.

Ufficialmente, Crocetta era il presidente della Regione. Ma tutti sappiamo che Crocetta era stato messo a Palazzo d’Orleans proprio perché al PD siciliano serviva un Crocetta: al quale, alla fine, non hanno dato né la possibilità di ricandidarsi alla presidenza della Regione, né la possibilità di presentare una propria lista, né la candidatura alle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Insomma: il PD lo ha ‘usato’ e poi l’ha messo da parte. E lui oggi legge e prega. Raccontare come sono andare veramente le cose, soprattutto dal punto di vista finanziario?

Noi abbiamo seguito – prima con LinkSicilia e da tre anni e mezzo a questa parte con I Nuovi Vespri – i disastri finanziari provocati dal PD al Governo e dal centrodestra all’opposizione (che nella passata legislatura ha avallato tali disastri senza opporsi, a parte l’opposizione di facciata).

Negli ultimi mesi della sua disgraziata legislatura, poco prima delle elezioni regionali siciliane del 2017, quando abbiamo capito che Crocetta, dopo essere stato ‘usato’, sarebbe stato ‘scaricato’, abbiamo invitato l’allora presidente della Regione a raccontarci com’erano andate le cose e perché la vecchia politica siciliana – PD in testa, ma anche il centrodestra – avevano deciso di distruggere scientemente le finanze della Regione siciliana.

Ma allora Crocetta era convinto che, alla fine, Renzi l’avrebbe candidato alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 in un seggio ‘sicuro’: dimostrando, fino all’ultimo, di non avere idea non soltanto dello sconquasso che era avvenuto alla Regione, ma di quello che sarebbe successo nello scenario politico nazionale.

Comunque Crocetta è ancora in tempo per raccontare quello che sa: noi siamo qui, se vuole illustrare ai siciliani la sua versione dei fatti siamo pronti ad ascoltarlo.

C’è anche l’ex ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, l’uomo politico per il quale gli schieramenti politici, le idee, i sogni, la stessa Autonomia siciliana sono solo mezzi per raggiungere un fine che cambia a seconda delle convenienze del momento: ieri con il centrosinistra, oggi con il centrodestra, domani chissà.

Vero ‘figlio’ di Machiavelli, sempre lucido, sempre cinico, Lombardo oggi ricorda che la battaglia contro l’energia eolica l’ha fatta il suo Governo. Noi c’eravamo. E abbiamo appoggiato la sua battaglia, ma non perché eravamo contrari all’energia eolica, ma per la scelta spesso sbagliata dei siti dove venivano localizzate le pale eoliche.

Così come oggi siamo contrari alla sostituzione dell’agricoltura con i grandi impianti per la produzione di energia solare. Si possono realizzare sia gli impianti eolici, sia gli impianti per la produzione di energia solare senza distruggere l’ambiente.

Chissà, magari un giorno Lombardo ci spiegherà perché, a un certo punto, da presidente della Regione, ha deciso di smentire il Lombardo leader del Movimento per l’Autonomia.

Era il 2007 quando il Lombardo leader del Movimento per l’Autonomia si opponeva fieramente al rigassificatore di Porto Empedocle (agli atti dell’Assemblea regionale siciliana c’è un’interpellanza firmata dai parlamentari autonomisti).

Due anni dopo – se non ricordiamo male era l’agosto del 2009 – lo stesso Lombardo, con Gaetano Armao assessore, avallava il progetto del rigassificatore di Porto Empedocle. Chissà cosa c’era dietro questo cambiamento di idee…

Oggi la Sicilia sta affondando. Se ci fate caso, l’attuale Governo nazionale dovrebbe risolvere, con un colpo di bacchetta magica, i problemi strutturali e, soprattutto, finanziari creati dal Governo Lombardo e dal Governo Crocetta: problemi che il Governo Musumeci ha finto di non vedere fino a poco prima dell’approvazione della legge di stabilità regionale da parte dell’Ars.

Adesso la vecchia politica siciliana ha cambiato le carte in tavola.

I ‘buchi’ del Bilancio regionale? E’ il Governo nazionale Giallo-Verde che non vuole venire incontro alla Regione. Mentre il PD siciliano – il PD siciliano, il partito che ha gestito la Regione nella passata legislatura – fa sapere che, oggi, la situazione finanziaria della Regione è critica… Ci vuole veramente una bella faccia!

Il ‘buco’ di 2,1 miliardi di euro del Bilancio regionale 2019? La colpa è sempre dell’attuale Governo nazionale e non di chi, nella passata legislatura, ha giocato a dadi con i residui attivi che residui attivi non erano affatto!

La crisi delle ex Province siciliane? La responsabilità è sempre dell’attuale Governo nazionale, non di chi, negli anni passati, ha tolto alle ex Province siciliane persino i fondi della Rc Auto e dei libretti automobilistici! Di chi, per esempio, le ha ‘abolite’ lasciandole in vita con un nome diverso.

La Sicilia di oggi raccoglie gli amari frutti di un decennio di ‘ascarismo spinto’, ma la responsabilità è sempre degli altri. 

Con una Sicilia al fallimento – fallimento che è culturale e politico prima che finanziario – la vecchia politica chiede ai siciliani un ulteriore tributo: il voto per le elezioni europee.

Pensate un po’ alla scena che oggi si ‘disegna’ sotto i nostri occhi oggi: con una Regione in default non dichiarato, con le ex Province che, di fatto, non esistono più (non da ora, come cerca di farci credere qualcuno, ma da almeno tre anni), con i Comuni siciliani che non sanno più cosa inventarsi per ‘alleggerire’ le tasche dei cittadini (autovelox, ZTL, tasse e imposte comunali in continua crescita) non per erogare servizi ai cittadini, ma per pagare i debiti (soprattutto i debiti fuori bilancio, che sono oggi il punto di contatto clientelare tra fondi pubblici e politica), PD e Forza Italia chiedono i voti ai siciliani per le elezioni europee!

E insieme a loro, equamente divisi tra PD e Forza Italia, gli ex democristiani che hanno sfasciato la Sicilia ora insieme con Forza Italia, ora insieme con il PD chiedono voti in parte per il PD, in parte per Forza Italia.

Il tutto con il Movimento 5 Stelle che ha pensato bene di tradire il Sud che gli ha fatto vincere le elezioni politiche del 2018, dal sì all’ILVA al sì alla TAP, fino all’ ‘incaprettamento’ integrale dell’agricoltura meridionale, tra fanghi industriali (delle industrie del Nord) da spargere nelle campagne del Sud, blocco degli interventi in favore degli agricoltori e via continuando con il grano duro in crisi eccetera eccetera.

Con il partito del Sud che stenta a decollare (e con gli stessi vecchi politici che, dopo le elezioni europee, punteranno su un soggetto ‘autonomista’ e ‘meridionalista’ per continuare a prendere in giro il Sud, all’insegna della ‘autonomia’ e del ‘meridionalismo’).

E poi si chiedono perché la Lega di Salvini ‘rischi’ di prendere due eurodeputati nel collegio Sicilia-Sardegna!

 

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