In Sicilia l’altra faccia dell’umanità nel portale dei ‘Madunnara’ a San Biagio Platani

In Sicilia l’altra faccia dell’umanità nel portale dei ‘Madunnara’ a San Biagio Platani
21 aprile 2019

Mentre altrove si sparge odio e si alimenta l’intolleranza, in Sicilia, in un piccolo paese dell’entroterra dell’Agrigentino, si celebrano la sacralità e l’amore verso il prossimo con la tipica sicilianità che contraddistingue il cuore di un popolo: un popolo che si nutre di pane, cultura e tradizione: un popolo accogliente, generoso, orgoglioso, ingegnoso e vivo nonostante tutto

di Adriana Vitale

Abbiamo già parlato dei temi dell’edizione degli “Archi di Pasqua 2019”, vogliamo adesso soffermarci sul portale dei “Madunnara”, che tratta un argomento di grande impatto emotivo, che induce alla riflessione, che rimette in discussione indifferenza e intolleranza.

A ridosso del palazzo municipale il “Portale”, che se da un lato chiude gli “Archi di Pasqua”, dall’altro lato apre alla meraviglia di una passeggiata incantevole, che tratta un argomento scottante e prepotentemente attuale. Racconta di popoli che scappano dalla morte certa delle guerre, per morire spesso nelle acque del civilissimo occidente.

Due vele alte, tappezzate con drappi di tela colorate che contengono nel mezzo una barca decorata con simboli che rappresentano il mare, nel tipico modo che solo i sambiagesi sanno esprimere, attraverso il sapiente intreccio di materiali che madre natura offre. Sopra la barca una Madonna nera che versa le sue lacrime di dolore, straordinariamente bella e dannatamente triste, immagine struggente che suscita riflessione e pietà umana. Simboli, che, come un fuoco che si rigenera dalle ceneri, fa riemergere nell’animo l’umanità.

Un tuffo al cuore, un messaggio di fratellanza forte e particolarmente suggestivo, che accende un groviglio di sensazioni difficili da descrivere, che vanno dalla meraviglia allo stupore, passando per una emozionante gioia dolorosa, che spinge a rivedere la solidarietà, la carità, la fratellanza, la tolleranza, in una sola parola: l’umanità, ultimamente compromessa dal clima d’odio che anche il web, come un mantra, trasmette e alimenta.

Un messaggio che parte dal cuore della Sicilia, quella stessa Sicilia che conosce sulla propria pelle la povertà, i luoghi comuni, il razzismo nordico alimentato quotidianamente e sapientemente elargito a piene mani e di cui paghiamo, e chissà per quanto tempo ne pagheremo ancora, le nefaste conseguenze.

Quella Sicilia che è stata saccheggiata, economicamente distrutta, dove i suoi figli costretti a partire sono stati per anni oggetto dei più mortificanti appellativi, da chi adesso vorrebbe riconoscerla italiana e non sdegna di quei numeri che ingrossano potere e danari, mostrando la faccia più evidente dell’ipocrisia.

Al cavallo di troia, alimentato da ascari, si contrappone la denuncia forte di un frammento importante degli “Archi di Pasqua” che urla umanità.

Mentre altrove si sparge odio e si alimenta l’intolleranza, in Sicilia, in un piccolo paese dell’entroterra dell’Agrigentino, si celebra la sacralità e l’amore verso il prossimo con la tipica sicilianità che contraddistingue il cuore di un popolo, che si nutre di pane, cultura e tradizione, accogliente, generoso, orgoglioso, ingegnoso e vivo nonostante tutto.

Foto di Cipriano Messina

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