Chiusa Sclafani il Comune più leghista di Sicilia: gli daranno una medaglia?

Chiusa Sclafani il Comune più leghista di Sicilia: gli daranno una medaglia?
14 aprile 2019

La domanda è d’obbligo, soprattutto se la Lega di Salvini e gli amministratori del PD delle Regioni Piemonte ed Emilia Romagna riusciranno ad ottenere la cosiddetta ‘autonomia differenziata’, togliendo alla Regioni del Sud una barca di soldi! Se le cose andranno così gli amministratori comunali di Chiusa Sclafani meriteranno un ‘premio’ per aver appoggiato chi scipperà alla Sicilia i fondi pubblici per Sanità e scuole

“Chiusa Sclafani Comune più leghista della Sicilia”, ‘strillano’ i giornali. In realtà, le cose non stanno proprio così, perché fino ad oggi i cittadini di questo paese di meno di tremila abitanti, incastonato a quasi 700 metri di altezza tra la Valle del fiume Sosio e la Valle del fiume Belìce, al confine tra la provincia di Palermo e la provincia di Agrigento, non si sono ancora espressi con un voto massiccio in favore della Lega di Salvini. Fino ad oggi, insomma, sono stati il sindaco e alcuni consiglieri comunali a saltare sul carro leghista.

Certo, in un piccolo centro agricolo note per le sue ciliege, si sa, i voti sono quasi personali. Ma noi nutriamo la speranza che i cittadini di Chiusa Sclafani non seguano l’esempio degli amministratori comunali che hanno deciso di indossare la casacca verde-leghista.

Per ora, da quello che noi sappiamo, tra le braccia leghiste sono finiti il sindaco, Francesco Di Giorgio, che nei primi anni del 2000 orbitava nella Casa delle libertà; il vice sindaco Stefano Sciabica; l’assessore comunale Agata Milazzo. A questi si aggiungono il presidente del Consiglio comunale, Elisa Gendusa, e i consiglieri comunali Pietro Giammalva e Teresa Marchese.

Confessiamo che siamo molto curiosi di capire le motivazioni politiche che portano i siciliani e, in generale, i meridionali ad abbracciare la causa leghista. Attenzione: il nostro non è un dubbio ‘ideologico’: noi ci rifacciamo a dati oggettivi, che sono sotto gli occhi di tutti.

I presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto, rispettivamente, Attilio Fontana e Luca Zaia, chiedono la già citata ‘autonomia differenziata’; sulla stessa linea sono le Regioni Piemonte ed Emilia Romagna amministrate dal PD.

La differenza tra Salvini, segretario della Lega, e Nicola Zingaretti, segretario del PD, è che il primo dice a chiare lettere che vuole l’autonomia differenziata per Lombardia e Veneto; mentre Zingaretti fa il pesce dentro il barile e fa finta che la cosa non lo riguardi.

I nostri lettori si saranno accorti che, da qualche settimana, né Salvini, né Fontana, né Zaia chiedono l’ ‘autonomia differenziata’. Hanno cambiato idea? No. Torneranno a parlarne dopo le elezioni europee di maggio: prima debbono acciuffare i voti degli elettori del Sud – come cercheranno di fare, per l’appunto, a Chiusa Sclafani – poi, dopo il voto per il rinnovo del Parlamento europeo torneranno alla carica.

I nostri amici leghisti potranno obiettare che non è vero, che con l’ ‘autonomia differenziata’ il Centro Nord non toglierà soldi alle Regione del Sud (in verità già questo lo dicono, anche se si guardano bene dal dimostrarlo con i numeri).

Detto questo, siccome siamo curiosi di capire perché un siciliano diventa leghista (al netto, ovviamente, di chi sta cercando di farsi eleggere al Parlamento: in questo caso ci sono di mezzo interessi personali più che politici), siamo disposti ad ospitare gli interventi dei leghisti siciliani disposti a illustrare, con i ‘numeri’, perché l’ ‘autonomia differenziata’ non penalizzerà il Sud.

Avranno il coraggio di farlo? Noi siamo disposti a leggere le loro ragioni, che dovranno essere motivate con i ‘numeri’. Noi, naturalmente, a contro-ribatteremo con i nostri ‘numeri’.

Chissà, magari verrà fuori un dibattito politico interessante.

Foto tratta da wikipedia

 

P.s.

A Chiusa Sclafani non si coltivano solo ciliege: ci sono anche il grano, l’olivo, un po’ di vigneti; là dove sono disponibili le acque de fiume Sosio ci sono anche gli agrumi e le pesche.  

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