Diserbo ecologico ed efficace? Sì, grazie: con l’acido pelargonico al posto del glifosato

Diserbo ecologico ed efficace? Sì, grazie: con l’acido pelargonico al posto del glifosato
13 aprile 2019

In questo articolo il chimico e ricercatore del CNR, Mario Pagliaro, ci racconta che, oggi, al posto dei diserbanti classici, che spesso inquinano l’ambiente, si può utilizzare un prodotto che non modifica la fertilità del suolo preservandone biodiversità e resistenza all’erosione, non danneggia gli animali (a cominciare dalle api) e non è dannoso per la salute umana. Un prodotto che può sostituire il glifosato. Vediamo di che si tratta 

di Mario Pagliaro

Come avviene nel caso degli splendidi Giardini Vaticani (nella foto sopra, tratta da myrometours.com) e dei relativi viali di accesso, esiste un modo efficace e completamente ecologico per diserbare: utilizzando l’acido pelargonico.

Il nome suscita timore, ma deriva dal nome latino del geranio, Pelargonium, da cui l’acido nonanoico (pelargonico) presente in abbondanza (come estere) nelle foglie fu estratto la prima volta come olio essenziale.

Ancora oggi il profumato olio di pelargonio estratto dalle foglie di Pelargonium graveolens (il geranio rosa) ha molteplici utilizzi come cosmetico, cicatrizzante, aromatizzante, antisettico, contro la ritenzione idrica e in aromaterapia.

Diluito in acqua e spruzzato sulle erbe infestanti, l’acido pelargonico distrugge la cuticola fogliare idrofobica che protegge le cellule dalla disidratazione. Non ha invece alcun effetto sul tronco, e non intacca l’apparato radicale per cui, ad esempio, è largamente utilizzato anche nel diserbo dei frutteti e dei vigneti (spollonante), oltre che in ambito extra agricolo per il diserbo dei viali di parchi e giardini, dei bordi stradali e dei marciapiedi.

L’acido non inibisce lo sviluppo delle infestanti in fase di germinazione (attività antigerminello) e non attacca i microrganismi del terreno: quindi non modifica la fertilità del suolo preservandone biodiversità e resistenza all’erosione.

Già 2-3 ore dopo l’applicazione le foglie delle erbe infestanti divengono gialle, e il giorno dopo sono completamente essiccate: senza arrecare danni alla salute umana, agli animali (incluse le api) e all’ambiente.

Essendo un acido grasso e un metabolita secondario delle Geraniacee, infatti, dopo aver compiuto il disseccamento, l’acido si biodegrada rapidamente senza lasciare alcun residuo.

Oggi, l’acido è ottenuto industrialmente con un processo chimico green a partire dall’acido oleico, un altro bioprodotto, abbondante nei grassi vegetali come l’olio di semi di girasole.

Oltre allo Stato di Città del Vaticano, da Latina a Loreto e Fidenza in Italia, da South Perth in Australia a Domfront in Francia, sono molte le città e i Comuni che lo fanno utilizzare alle aziende fornitrici del servizio al posto di diserbanti di sintesi come il glifosato, un erbicida sintetico per cui dopo quella di Ottobre a San Francisco, nei giorni scorsi negli USA è arrivata una nuova condanna ad un ingente risarcimento danni anche da parte di un tribunale federale: la giuria ha ritenuto che un uomo abbia contratto una grave malattia a causa della sua esposizione ad un diserbante a base di glifosato (“fattore sostanziale” nel provocare la malattia).

Sono già molte le aziende, alcune anche italiane, che producono diserbanti a base di acido pelargonico. Regolarmente registrati per diverse colture in tutti i maggiori Paesi industrializzati, inclusi gli Stati Uniti, i nuovi diserbanti a base di acido pelargonico si applicano rapidamente con le normali pompe di irrorazione.

L’acido non è tossico ma – essendo un acido – è fortemente irritante per gli occhi e per le mucose, per cui vanno sempre utilizzati i dispositivi di protezione individuale previsti della buone norme di utilizzo.

Esattamente come avviene nel caso del limonene dell’olio di arancia usato con grande efficacia al posto di numerosi pesticidi e fungicidi sintetici (COME POTETE LEGGERE QUI), anche nel caso degli erbicidi i progressi della chimica verde rendono possibile la sostituzione dei vecchi prodotti di sintesi della petrolchimica con bioprodotti che, opportunamente formulati, possono superare in efficacia le prestazioni delle molecole sintetiche.

Ed esattamente come avviene nel caso dell’energia solare usata al posto di quella fossile, le nuove tecnologie della bioeconomia non prevedono affatto il regresso o la ‘decrescita’ ai tempi in cui non si utilizzavano gli erbicidi o l’energia elettrica: ma erbicidi ed energia elettrica di qualità migliore, compatibili con l’ambiente e la salute, e a costi più bassi.

Come detto, la produzione dell’acido pelargonico, a partire dall’abbondante ed economico acido oleico, oggi avviene con una nuova tecnologia green che fa uso di acqua ossigenata ed ha abbattuto drasticamente il suo costo di produzione. Pertanto, al crescere della domanda e con l’ulteriore espansione della produzione (attualmente il mercato globale dell’acido pelargonico si approssima a 90 milioni di dollari e cresce ad un tasso annuo del 5%), il prezzo dei diserbanti a base di questo bioprodotto non farà che diminuire, esattamente come avvenuto con i pannelli fotovoltaici.

E’ la bioeconomia concretamente in azione. Ed è per questa ragione che la Sicilia ha l’urgente necessità di dotarsi di un suo Istituto regionale dell’energia solare e della bioeconomia come previsto dal disegno di legge presentato dal parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Giampiero  Trizzino.

Perché sono le nuove tecnologie dell’energia (rinnovabile e pulita) e l’economia dei bioprodotti di agricoltura, foreste e pesca a costituire il futuro delle economie di tutti i Paesi del mondo: quelli già industrialmente sviluppati e quelli in via di sviluppo.

 

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