Verso le elezioni europee/ I deputati europei? Non servono a niente/ MATTINALE 329

Verso le elezioni europee/ I deputati europei? Non servono a niente/ MATTINALE 329
4 aprile 2019

In questo articolo, grazie anche a un illuminante disamina dell’economista Paolo Bernard della quale riportiamo ampi stralci, proveremo a descrivere il ruolo dei parlamentari europei. Dimostrando, daTi alla mano, che non contano assolutamente nulla. L’Unione Europea, infatti, non ha alcun legame con la democrazia e con le Costituzioni degli Stati sovrani

Ci dicono che le elezioni europee del prossimo mese di maggio saranno strategiche. Magari sarà in parte vero. Ma non certo per il potere del Parlamento europeo, che fino ad oggi di poteri ne ha avuti veramente pochi. Ricordiamoci che solo nella passata legislatura – e per la prima volta dal 1979, anno delle prime elezioni del Parlamento europeo – i deputati europei eletti direttamente dal popolo hanno votato una sorta di gradimento alla Commissione Europea, che è il Governo della UE.

Il parlamento europeo, nelle decisioni che contano, non ha alcuna voce in capitolo. E non è vero che la situazione, negli ultimi anni, è migliorata e che la UE è diventata più democratica. E’ vero l’esatto contrario. Basti pensare al CETA, l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada.

Il CETA, prima di entrare in vigore, avrebbe dovuto essere approvato dai Parlamenti dei 27 Paesi che compongono l’Unione Europea. Il “No” di uno solo dei 27 Paesi avrebbe bloccato tutto. Così, quando le multinzionali che controllano la UE hanno capito che alcuni dei 27 Paesi dell’Unione avrebbero votato “No”, l’Unione Europea ha applicato il CETA, fregandosene dei Parlamenti.

Questa è la verità. Nell’Unione Europea la democrazia è stata abolita insieme con la sovranità monetaria, con la sovranità alimentare e, in parte, insieme con la sovranità politica. La vicenda della mancata nomina a Ministro dell’Economia italiana di Paolo Savona è emblematica.

Certo, hanno detto che sulla nomina di un Ministro ci deve essere il placet del Presidente della Repubblica e bla bla bla. Pur di giustificare una UE antidemocratica hanno fatto apparire l’Italia come una Repubblica presidenziale.

In realtà, a non volere Savona Ministro dell’Economia è stata l’Unione Europea, il resto sono chiacchiere.

Anche la “fiducia” alla Commissione Europea votata dal Parlamento Europeo nella passata legislatura è stata una farsa. Questa ‘concessione’ alle regole democratiche è arrivata solo quando i massoni che controllano l’Unione Europea insieme con le multinazionali e con la Banca Centrale Europea (BCE) hanno avuto la certezza che nel Parlamento europeo ci fosse una maggioranza pronta ad obbedire.

E la maggioranza l’hanno trovata grazie al tradimento del Partito Popolare Europeo (PPE) e del Partito Socialista Europeo (PSE). Queste due formazioni politiche, cinque anni fa, hanno tradito due volte le proprie radici culturali e i propri rispettivi elettorati.

Il primo tradimento si è consumato quando PPE e PSE hanno dato vita a un’alleanza politica e parlamentare. Come possono due partiti, portatori di istanze diverse, ad allearsi? E’ evidente che le istanze non erano diverse. Lo hanno fatto credere, cinque anni fa, agli elettori per carpirgli i voti.

Il secondo tradimento – il più grave – è avvenuto quando le due formazioni politiche hanno cominciato a votare i provvedimenti su ordine delle multinazionali e della Banca Centrale Europea. Da qui il “Sì” al CETA (che, come abbiamo detto, è stato poi imposto ai 27 Paesi della UE senza passare dai Parlamenti non più sovrani degli Stati della UE) e i vari “Sì” agli altri accordi commerciali che stanno distruggendo le agricolture di alcuni dei Paesi dell’Europa mediterranea, Italia in testa.

Ci riferiamo agli accordi sugli agrumi con il Nord Africa, agli accordi sull’olio d’oliva tunisino, al già citato CETA e, in generale, a tutti i regolamenti europei che puntano al sostanziale smantellamento di alcune agricoltura mediterranee, a cominciare dall’agricoltura del Sud Italia.

Oggi, il timore di massonerie finanziarie e bancarie, della BCE e delle multinazionali che controllano l’Unione Europea è che, dalle elezioni del prossimo mese di maggio, venga fuori un Parlamento europeo a maggioranza “Populista” che potrebbe cominciare a contestare tutto l’attuale impianto dell’Unione.

Già, l’impianto dell’attuale Unione Europea. Che, come ha spiegato l’economista Paolo Barnard, blocca la democrazia nel Parlamento europeo.

Vediamo per grandi linee come. Scrive Paolo Barnard:

“Se la mattina del 27 maggio 2019 (il giorno in cui si conosceranno i risultati delle elezioni europee ndr) il più potente burocrate d’Europa, Martin Selmayr, vedrà su Sky News il faccione raggiante di Salvini ‘che non lo tiene più nessuno’, scrollerà le spalle e penserà “Vabbè, una rogna in più”. Mica altro, perché la sua Europa verrà solo di un poco infastidita. Mica altro”.

Nell’articolo si spiega che la stesura delle leggi europee, sovranazionali, viene delegata a euroburocrati che nessuno ha eletto. E i parlamentari europei? Applicano, scrive Barnard, il “principio di comodità”.

IL PRINCIPIO DI COMODITA’ – “Il “principio di comodità” è ciò che li guida – scrive Barbard -. E’ comodo sedersi a Strasburgo, intascare un grasso salario, e poi al limite dare la colpa a Bruxelles per i danni micidiali che certe sue leggi ci fa. Questo principio fu descritto nero su bianco, proprio alla luce del sole, da due accademici (Epstein e O’Halloaran) in uno studio della Cambridge University del 1999: ‘I legislatori hanno noti incentivi a delegare tutto il potere ai burocrati… fra cui il fatto di evitare di essere poi chiamati a rispondere ai cittadini per scelte dure e impopolari (tradotto: per le infami ‘riforme’ di lavoro e pensioni, e i tagli di spesa alla Juncker, nda)”. Serve dire altro?”.

I PARLAMENTARI EUROPEI? NON CONTANO NULLA – “Dal 1979 al 2007 i parlamentari europei sono stati talmente impotenti di fronte alla Commissione UE – scrive sempre Barnard – che uno si chiede cosa facessero tutto il giorno. La cosa divenne talmente oscena e grottesca che alla fine i super burocrati di Bruxelles decisero dal 2006, e poi l’anno dopo col Trattato di Lisbona, d’infilare dei ritocchini cosmetici che dessero l’impressione che il Parlamento potesse bloccargli le leggi. Coi nomi fighi di Regulatory Procedure With Scrutiny e di Art. 290 TFEU (la cosmesi deve sempre suonar fighissima) fu dato al Parlamento il potere di opporsi alle leggi della Commissione, così come poteva fare il Consiglio dei Ministri. Ma è una totale farsa, come spiegherò sotto. Quindi il Parlamento UE è passato dal poter fare nulla al poter fare quasi nulla”.

IL TRATTATO (IN PARTE SEGRETO) DI LISBONA – “Il Trattato di Lisbona, che di fatto regola tutto il funzionamento dell’UE – racconta sempre l’economista – ha reso il costo in denaro e in mezzi di una contestazione del Parlamento contro la Commissione quasi inaffrontabili. Le leggi della Commissione sono di proposito scritte da oltre 300 tecnocrati con intrichi legali asfissianti, per cui il parlamentare UE se volesse capirci il minimo dovrebbe pagare uno staff di tecnici a costi altissimi, ma non solo. Deve poi avere ulteriori mezzi per “istruire” un’intera Commissione Parlamentare sul tema che vuole criticare, e tutto questo solo per iniziare ad agire. Infine deve trovare ancora mezzi per formare una coalizione che sia d’accordo con lui/lei, e non basta: deve anche convincere la Conferenza dei Presidenti delle Commissioni. Poi ci sono i tempi: 4 mesi per 1) organizzare tutto quanto detto prima 2) fare uno spossante lavoro di lobby pro contestazione con tutti i partiti del Parlamento UE 3) e rifare tutto daccapo in seno al Consiglio dei Ministri, che per legge deve essere poi d’accordo. Scaduti i 4 mesi, il parlamentare UE s’attacca al tram…”.

IMPOSSIBILE ANDARE CONTRO LA COMMISSIONE – “Il peso, i costi e gli ostacoli di una contestazione contro una legge della Commissione – spiega sempre Barnard – sono quasi sempre maggiori dei benefici… meglio per il parlamentare una forma di baratto in privato con Bruxelles”, scriveva nel 2017 il College of Europe, Bruges, riportato allora sul The Economist. In altre parole: meglio dargliela su come Parlamento UE, e tentare il mercato dei polli in privato. Ecco i risultati di questo demenziale e democraticamente osceno meccanismo per cui un parlamentare eletto deve svenarsi per contestare burocrati non eletti: dal 2009 al 2017, su 545 leggi proposte dalla Commissione, il Parlamento UE di fatto ne ha contestate l’1,1%. Il resto, e sono tutte leggi più potenti di quelle italiane, è passato liscio come l’olio. Mettiamo pure che i Populisti Euroscettici prendano buoni numeri a Maggio: è stra-ovvio da quanto detto sopra che avranno una vita infernale per anche solo mantenere una frazione di ciò che oggi sbraitano agli elettori…”.

“Quindi, il prode parlamentare UE che vorrebbe bloccare una super-legge della Commissione – spiega sempre Barnard – deve avere una barca di soldi, dei tecnici pazzeschi, convincere un mare di altri parlamentari e partiti e commissioni solo per iniziare ad agire. Ma per arrivare a una conclusione di successo deve poi anche sconfiggere i seguenti veti: il possibile veto della Commissione Parlamentare interessata; un possibile veto che viene da conflitti di giurisdizione fra le Commissioni, cioè gli dicono “sta roba non è legalmente di tua competenza e levati dalle balle”; un veto se poi, dopo tutta sta gimcana, il parlamentare non ottiene la maggioranza assoluta di tutto il Parlamento UE e non ottiene anche l’ok del 55% del Consiglio dei Ministri (cioè di tutti gli Stati UE). Giuro, non è teatro Pirandelliano, è come funziona sto delirio chiamato Parlamento UE”.

MICHAEL KAEDING: CHI E’? – “Michael Kaeding – scrive sempre Barnard – è ‘Professore Jean Monnet’ di politica europea (per chi ha letto il mio Il Più Grande Crimine il nome Monnet dice tutto, nda) all’università Duisburg-Essen, oltre a ricoprire un’altra decina d’incarichi nelle maggiori Think Tanks d’Europa. Sì, è un super tecnocrate UE, D.O.P. direi, proprio l’opposto di un Euroscettico, ok? Ci siamo scritti di recente su questo tema, e lui è stato incredibilmente trasparente: “Guardi Barnard che l’ho dichiarato pubblicamente in diversi studi, e le cito dai miei testi. Per il fatto che la Commissione Europea, che fa tutte le leggi, è consapevole di avere una legittimità democratica piuttosto attenuata, cerca sempre di non arrivare allo scontro coi parlamentari europei…” – “Esiste un potere di fatto dove il singolo parlamentare baratta con la Commissione su certe leggi, piuttosto che tentare uno scontro. Il problema è che questi negoziati non sempre sono trasparenti, o addirittura sono difficili da scoprire”. In altre parole: il parlamentare UE ha in pratica zero poteri di realisticamente bloccare le leggi fatte dagli autocrati di Bruxelles, come ampiamente provato sopra, e allora può sempre tentare di fare il lobbysta nell’ombra. Ma anche un super tecnocrate come Kaeding arriva a chiedersi: “Come funzionano ste trattative informali fra parlamentari UE e la Commissione? E poi davvero hanno effetto? Rendono la Commissione più democratica agli occhi dei cittadini?”.

IL PARLAMENTO EUROPEO PUO’ ‘BOCCIARE’ LA NOMINA DELLA COMMISSIONE? – Barnard spiega perché è quasi impossibile bloccare la nomina della Commissione Europea:

“Questa è surreale: il Parlamento UE può in effetti bocciare sia la nomina del Presidente della Commissione UE, sia la lista dei Commissari UE. Poi cosa succede? Che – come di fatto successe dietro le quinte anche con Jean Claude Juncker – Presidente e Commissari vengono ripresentati quasi identici, o, al meglio, con cosmetiche correzioni per salvare la faccia ai parlamentari contestatari. Poi cosa succede? Che se un ipotetico Parlamento UE ‘machizzato’ dai salviniani non accetta il salva-faccia, esso riboccia il tutto. Allora che succede? Succede che si entra nel labirinto chiamato Crisi Costituzionale secondo il Trattato di Lisbona, il quale come già dissi anni fa è di fatto la nuova Costituzione UE introdottadi nascosto nel 2007, dopo la bocciatura francese e olandese della prima Costituzione proposta (bocciata perché “socialmente frigida”). E allora chi la risolve la crisi costituzionale sopra descritta? Il Parlamento UE? Ma non facciamo ridere. Il Consiglio Europeo? Ma non facciamo ridere, esso ha consegnato dispute di sto genere a oltre 2.800 pagine di codicilli indecifrabili scritti da tecnocrati nel 2007 (Trattato di Lisbona), e da cui si desume, secondo studiosi come Jens Peter Bonde, che la crisi verrebbe a quel punto messa nelle mani della Corte Europea di Giustizia, che è ancor meno eletta della Commissione UE. Risultato: la bocciatura del Parlamento UE in oggetto vale, se davvero si arriva al muro contro muro, come le banconote Bolivar di Maduro oggi. Devo spiegare?”.

LA LEGGE PRIMARIA – Parliamo dei Trattati, scrive Barnard, “come Maastricht, Lisbona, o il devastante Fiscal Compact (quello che ci ha imposto nella Costituzione di Calamandrei la distruzione del suo senso più profondo, cioè l’equità sociale, assieme all’abolizione dei poteri di spesa sovrana del Parlamento di Roma, mica nulla)”.

“Ecco come stanno le cose – dice sempre Barnard -. Il Trattato di Lisbona, con l’Art. 48 TEU, sancisce che per modificare un Trattato europeo ci sono quattro procedure. In tutte e quattro il ruolo del Parlamento UE è limitatissimo. Tre sono le fondamentali: la Procedura Ordinaria, la Semplificata, e la Passerelle (in francese). Vi garantisco che non esiste un Premier in tutt’Europa che sappia cosa siano, perché sono procedure più complesse della Fisica Teorica (leggerle per credere). Vi basti sapere quanti attori a livello UE devono essere tutti insieme coinvolti, pluri-consultati, coordinati, informati e infine convinti per cambiare un Trattato:

– Tutti i 28 governi nazionali, e anche solo uno può porre il veto a tutto

– La Commissione di Bruxelles

– Il Consiglio Europeo

– Il Consiglio dei Ministri

– la cosiddetta Convenzione europea

– la Conferenza Intergovernativa

– la Banca Centrale Europea

– e in ultimo il Parlamento UE”.

SALVINI E ORBAN? MAH… – A questo punto l’economista ironizza su Matteo Salvini e Orban, i due politici che dicono di voler cambiare l’Unione Europea:

“E qualcuno crede ancora che i futuri salvinici o orbanici eroi a Strasburgo potranno dire ‘beo’ sui Trattati? Vi riassumo le procedure, e lo faccio alla disperata, perché davvero solo per un decente riassuntino occorrerebbero 25 pagine di questo articolo:

La Procedura Ordinaria: la proposta di modifica di un Trattato può partire da Stati UE, Commissione o Parlamento, e va diretta al Consiglio Europeo. A quel punto va messa assieme una Convenzione europea dove vanno chiamati: i rappresentanti di tutti i governi, con i rappresentanti dei Parlamenti nazionali, con la Commissione, e col Parlamento UE. Poi verrà indetta una Conferenza dei governi europei che deciderà sulle proposte di cambiamento del Trattato in questione. Se fallisce la Convenzione, fallisce tutta la procedura. Alla fine il tutto torna poi ai Parlamenti nazionali che dovranno votare un sì o no, ma basta il veto di uno solo per bloccare tutto. Ora ditemi voi dove diavolo compare il potere del macho parlamentare Populista Euroscettico (eventuale) in sto macello”.

“La Procedura Semplificata: la proposta di modifica di un Trattato può partire da Stati UE, Commissione o Parlamento, e va diretta al Consiglio Europeo. Consiglio Europeo e Consiglio dei Ministri si consultano con la Commissione, con la Banca Centrale Europea e col Parlamento UE, ma non c’è nulla di vincolante da parte di quest’ultimo. Poi Il Consiglio approva la modifica, ma di nuovo si deve tornare a ogni singolo Stato membro per un sì o no, e basta il veto di uno solo per bloccare tutto. Ora ditemi voi dove diavolo compare il potere del macho parlamentare Populista Euroscettico (eventuale) in sto macello semplificato”.

La Procedura Passerelle. “E’ una specie di scorciatoia super tecnica nella modifica di un Trattato. Per esempio, essa permette al Consiglio Europeo di autorizzare il Consiglio dei Ministri a ignorare i Trattati modificando la maggioranza di voto che gli è richiesta per certe decisioni (da unanimità a maggioranza qualificata). Oppure lo autorizza a cambiare il modo di legiferare in UE da ‘speciale’ a ‘ordinario’ anche quando i Trattati avrebbero imposto la modalità ‘speciale’. Però per adottare la scorciatoia Passerelle, il Consiglio Europeo deve raggiungere voto unanime. Ma come sempre si deve tornare a ogni singolo Stato membro per un sì o no alla Passerelle, e basta il veto di uno solo per bloccare tutto. Ora ditemi voi dove diavolo compare il potere del macho parlamentare Populista Euroscettico (eventuale) anche qui”.

“SALVINI E CASALEGGIO VI HANNO MENTITO SU TUTTO” – “Chiaro e limpido no? – ironizza sempre Barnard -. Soprattutto facile da capire, basta arrivare a Strasburgo, leggere Wikipedia e si cambia la Storia, eh? Salvini, coi suoi due economisti con 10 kg di Vinavil fra culo e poltrona politica, e Di Maio con Casaleggio, vi hanno mentito su tutto. Hanno calato le braghe di fronte a Bruxelles in 5 minuti con una spesa pubblica che è un insulto alla storia italiana. I padani si sono rimangiati la Eurexit perché “eh, abbiamo beccato solo il 17% e quindi sticazzi le promesse elettorali, ma la poltrona ce la teniamo”, mentre Salvini mandava emissari anonimi da Bloomberg a dirgli “rassicurate i Mercati! staremo nei ranghi” (lo pubblicai su Twitter con foto)”.

Più chiaro di così…

Resta da capire perché si ammazzano per andare a Strasburgo a ricoprire il ruolo di europarlamentare. Questo ve lo raccontiamo domani.

Foto tratta da vegeacompany.com

QUI L’ARTICOLO DELL’ECONOMISTA PAOLO BARNARD

 

 

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