Il Sud non spende i fondi europei? In parte è vero, ma ci sono responsabilità dello Stato/ INCHIESTA

Il Sud non spende i fondi europei? In parte è vero, ma ci sono responsabilità dello Stato/ INCHIESTA
12 marzo 2019

Non è vero che della mancata spesa dei fondi europei destinati al Sud per le infrastrutture sono responsabili le Regioni del Sud. Ci sono grosse responsabilità da parte del Governo nazionale. L’imbroglio romano del mancato co-finanziamento. Come ai tempi del Governo Renzi sono stati scippati 10 miliardi di euro al Mezzogiorno, scaricando la responsabilità su Sud

Abbiamo più volte scritto che sui fondi strutturali europei destinati alle quattro regioni ad Obiettivo Convergenza dell’Italia – Campania, Puglia, Calabria e Sicilia – sono state dette e si continuano a dire tante imprecisioni. Attenzione: non che le quattro Regioni del Sud del nostro Paese non commettano errori, ma i ritardi nella spesa di questi fondi non sono da imputare tutti alla suddette Regioni: ci sono anche responsabilità dello Stato.

Adesso a scrivere questo non siamo solo noi. Un’inchiesta del giornale Sudexit affronta il tema è fa giustizia dei tanti luoghi comuni.

L’incipit del servizio già anticipa tutto:

“Se il termine ‘italia’ indicasse un’unica nazione, la notizia sarebbe questa: l’indecente decisione del Governo (centrale, cioè Roma ndr) di tagliare il co-finanziamento nazionale ai fondi Ue 2014-2020 a Campania, Calabria e Sicilia, pone tali regioni nella condizione di perdere del tutto i fondi”.

Solo che quando il Governo nazionale ha deciso di tagliare il co-finanziamento statale – che, detto per inciso, nella Programmazione 2014-2020 è maggiore rispetto alla precedente Programmazione 2007-2013 – la notizia è passata in secondo piano.

Nel 2015 – era il tempo del Governo nazionale di Matteo Renzi – come ricorda opportunamente Sudexit, la notizia che ci facevano leggere era la seguente:

“Programmi di Campania, Calabria e Sicilia non pervenuti e dunque, per colpa loro, Italia nel drappello dei ritardatari”.

La domanda è: perché il Ministero della Coesione non aveva trasmesso i Piani delle Regioni ad Obiettivo Convergenza agli uffici dell’Unione Europea?

Come già accennato, il regolamento comunitario impone che, per usare i fondi europei, lo Stato italiano e le stesse Regioni ad Obiettivo Convergenza, ognuno per la propria parte, devono cofinanziare le opere.

Per le opere pubbliche il Governo nazionale è tenuto a erogare il 50% del costo complessivo. Succede, però, che l’allora Governo Renzi – sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Del Rio –  riduce al 26% il cofinanziamento nazionale dei fondi europei relativi alla Programmazione 2014-2020 per Campania, Calabria e Sicilia.

Con questa mossa il Governo Renzi – nel silenzio quasi generale – scippa al Sud circa 10 miliardi di euro che vengono dirottati su Roma Capitale e, soprattutto, sull’Expo Milano (legge stabilità 2015), mentre altri 1.2 miliardi vanno a finanziare opere nella Pianura Padana.

Questi sono i fatti. E le Regioni del Sud? L’unico a lamentare lo scippo è il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Tacciono i presidenti delle Regioni Campania, Calabria e Sicilia, tutti del PD.

Anche Emiliano è del Partito Democratico: ma dimostra di essere autonomo rispetto a Renzi.

“I piani operativi delle Regioni del Sud, comprese le tre in oggetto 8Campania, Calabria e Sicilia ndr) prevedono un co-finanziamento standard del 50%: per questo motivo pare infatti che il Ministero – ripetiamo: il Ministero, non Campania, Calabria e Sicilia – non avrebbe trasmesso i Piani Operativi Regionali a Bruxelles. A questo punto o le tre Regioni trovano per fatti loro i soldi per l’ulteriore 25% di co-finanziamento, oppure le opere non si fanno”.

L’approfondimento di Sudexit smonta un altro luogo comune: le Regioni del Sud che non sanno spendere i fondi per le infrastrutture:

“Le cose non stanno così: la maggior parte della spesa in conto capitale, cioè quella per gli investimenti, è nella diretta gestione dello Stato centrale. Ivi compresa una parte consistente dei FAS, inseriti ad esempio nei cosiddetti Accordi di Programma Quadro dei Trasporti, gestiti direttamente da Ministeri e imprese pubbliche o parapubbliche (ANAS e Trenitalia, per esempio)”.

E qui c’è una cosa che vogliamo sottolineare noi: passi che ANAS e Trenitalia gestiscano i fondi europei destinati alla Regioni del Sud, ma a due condizioni: che lo Stato le co-finanzi e che tali interventi non diventino sostitutivi dell’intervento ordinario dello Stato.

Invece succede l’opposto: lo Stato – come abbiamo sottolineato – ha ridotto il co-finanziamento; e lo stesso Stato nega ormai da tempo l’intervento ordinario con la scusa che “il Sud tanto ha i fondi europei”: peccato che i regolamenti comunitari in materia di fondi strutturali precisino che gli stessi interventi da effettuare con i soldi della UE debbano aggiungersi e non sostituirsi a quelli dello Stato.

Ma su questo punto – che è un punto cruciale – Bruxelles fa finta di non vedere!

“Alle Regioni (ovviamente del Sud ndr) spettano i PAR – Piani Regionali Attuativi – ma anche qui se Roma non ci mette i soldi, ovvero cofinanzia, i progetti non partono”, leggiamo ancora nell’articolo.

Molto istruttivo il passaggio dedicato alle risorse FAS, sigla che sta per Fondi per le Aree Sottoutilizzate: fondi europei e nazionali che, al 31 dicembre 2006, le Regioni del Sud non avevano utilizzato:

“Per vederci chiaro – leggiamo sempre nell’inchiesta di Sudexit – è sufficiente conoscere quanto successo nel recente passato circa la programmazione FAS 2007-2013, che valeva 63 miliardi di euro, poi tagliati a 53. Su 25 miliardi di FAS a gestione governativa centralizzata, 24 sono stati utilizzati per 33 operazioni in gran parte di spesa corrente: tradotto, significa che il governo ha deciso di usare i FAS non per investimenti ‘straordinari’ al Sud, ma per spese di ordinaria amministrazione. Soldi che (lo Stato ndr) avrebbe dovuto mettere di tasca propria, e che invece così ha risparmiato, per operazioni che nulla avevano a che vedere con lo sviluppo del Sud, e che in massima parte hanno finito per arricchire in ogni caso il Centro Nord”.

Di questo siamo stati testimoni quando il Governo Berlusconi 2008-2011, Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, utilizzava le risorse FAS per pagare i precari dei Comuni di Palermo e Catania: e siccome la stabilizzazione di una parte consistente di tali precari era stata disposta con legge dello Stato (anche perché, nel caso dei cosiddetti LSU, si trattava di precari creati dai Governi nazionali di fine anni ’90), era lo Stato che avrebbe dovuto pagarli: invece sono stati pagati con i fondi europei che avrebbero dovuto essere destinati alle infrastrutture!).

Con le risorse FAS – sempre per la cronaca – il Governo Berlusconi ha sostenuto molte industrie del Centro Nord Italia: cosa che non si poteva fare!

Secca la denuncia sui PAR:

“Per quanto riguarda la quota di spettanza delle Regioni, a fine 2010 il Governo centrale aveva già co-finanziato tutti – dicasi tutti – i Piani regionali attuativi del Centro Nord con 5.2 miliardi di euro, mentre alla stessa data gli 8 PAR delle Regioni meridionali non vengono co-finanziate per un valore di 17 miliardi di euro: programmi che non partono perché il Governo non ci mette un euro”.

“Ed è qui l’autentico colpo di genio del sistema coloniale – leggiamo sempre su Sudexit -: dopo aver bloccato questi progetti semplicemente non finanziandoli, il Governo (nazionale ndr) scarica tutta la responsabilità sulle Regioni meridionali e, accusandole di essere le uniche colpevoli della mancata spesa, nel Novembre 2010 la gestione regionale dei Fondi FAS al Sud viene ‘commissariata’. Con il Piano nazionale per il Sud il Governo decide di avocare a sé la programmazione e la spesa di tutti i finanziamenti per il Mezzogiorno: ‘Ruolo proattivo del Governo che intende ristabilire principi e criteri per l’utilizzazione e la concentrazione delle risorse, nazionali e comunitarie, della programmazione 2007 – 2013’ si legge nel “burocratese” del testo approvato dal Governo”.

Questo – con la ‘famigerata’ riprogrammazione – avviene con il Governo Letta. Poi arriva il Governo Renzi:

“Dopo quattro anni di gestione ‘commissariale’ fallimentare o, se volete, efficientissima nel solito intento di sviluppare il Nord a spese del Sud, il gatto e la volpe – leggiamo sempre nell’articolo – Renzi e Delrio ripetono lo stesso giochetto delle tre carte: scaricano sulle Regioni meridionali tutta la responsabilità della mancata spesa dei FAS, e tagliano il co-finanziamento nazionale a queste tre Regioni (sempre a Campania, Sicilia e Calabria), risparmiando 10 miliardi utili per il Nord. Del resto, gli effetti di queste politiche ‘leghiste’ sono sotto i nostri occhi: i recenti dati SVIMEZ parlano chiaro, il Nord si sta riprendendo mentre l’economia meridionale sta precipitando. Tutto questo orrore ha un nome: sottosviluppo programmato del sud targato ‘italia-unita-SPA’”.

Nell’inchiesta di Sudexit c’è anche una nota a margine:

“Di assurdità nella gestione dei fondi europei da parte degli amministratori meridionali ce ne sono state a iosa, ma se pensate che la colpa sia dell’inefficienza della classe politica meridionale vi sbagliate su due concetti, inefficiente e meridionale. I politici del Sud che militano nei partiti nazionali, cioè settentrionali, sono efficientissimi nello svolgere il loro compito: favorire l’economia del Nord a danno della nostra, scaricando la colpa sui soliti stereotipi relativi alla ‘storica’ arretratezza dei meridionali”.

E di questo, in Sicilia, siamo testimoni con i due ‘Patti scellerati’ firmati da Renzi e dall’allora presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta (COME POTETE LEGGERE QUI).

Insomma: non c’è solo il Centro Nord che ci deruba: ci sono gli ‘ascari’ che lavorano, nel Sud, per conto del Centro Nord: e sono, in parte, le ‘presunte’ classi dirigenti del Mezzogiorno che militano nei partiti politici nazionali.

E sarebbe un errore pensare che gli ‘ascari’ siano solo nella vecchia politica di centrodestra e centrosinistra: anche tra le ‘nuove’ proposte non mancano sorprese…

E a proposito dei fondi destinati al Sud Suexit così conclude:

“A meno di non voler pensare che chi ha intenzione di far carriera in un partito finanziato dalla Merloni o dai Fratelli Riva possa davvero pensare di utilizzare quei fondi per far crescere al Sud imprese che faranno concorrenza, e toglieranno quote di mercato, ai loro finanziatori. Pensare questo significa non aver capito nulla di come funziona il sistema ‘sud colonia interna’: finché non avremo una classe politica legata a doppia mandata agli interessi reali della nostra terra, non cambierà nulla”.

Foto tratta da cronacasocial.com

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO SUDEXIT

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