Per far dimenticare il ‘caso’ Ruggirello arriva il sondaggio Demopolis che ‘premia’ Musumeci…

Per far dimenticare il ‘caso’ Ruggirello arriva il sondaggio Demopolis che ‘premia’ Musumeci…
9 marzo 2019

Ragazzi, il sondaggio è a metà strada tra il surreale e l’umoristico. I siciliani premierebbero Musumeci perché ha scoperto che le strade e le autostrade cadono a pezzi ed è critico con l’Anas: ma vi rendete conto? E di Demopolis che scrive di un “miglioramento della produzione agroalimentare” con il grano duro canadese e l’olio d’oliva tunisino che invadono la Sicilia ne vogliamo parlare? 

Gli ‘schizzi di fango’ sono tanti e colpiscono centrosinistra e centrodestra. Ed è anche logico: nel Governo regionale di centrodestra di Nello Musumeci ci sono personaggi che hanno fatto parte del centrosinistra. E lo stesso Paolo Ruggirello, finito agli arresti con accuse di mafia, ha fatto parte di entrambi gli schieramenti politici. E, da quello che si legge sui giornali – con riferimento alla cronaca giudiziaria – vengono fuori i nomi di qualche assessore regionale della Giunta Musumeci e di qualche nome altolocato della sanità sempre in piedi con il centrosinistra e con il centrodestra.

E’ in questo scenario che viene fuori un dotto sondaggio dell’istituto Demopolis. Per seguire lo studio di questi ‘scienziati dei desideri reconditi’ ci vogliono non meno di tre o quattro lauree:

“L’analisi condotta dall’Istituto Demopolis sulla percezione dell’azione del Governo regionale e sulle priorità dei siciliani per il 2019 – si legge nel comunicato della presidenza della Regione – fotografa il contesto sociale in cui si trova ad operare la Giunta Musumeci. Dall’ascolto dei cittadini emerge una radicata insoddisfazione per la qualità dei servizi pubblici sul territorio, bocciati dal 73 per cento degli intervistati. E pesa la crisi che dal 2011 ha investito il Paese e il Mezzogiorno: il 45 per cento riscontra un peggioramento, negli ultimi 5 anni, della propria situazione economica familiare”.

Quattro lauree, paroloni e numeri per scoprire l’acqua calda: cioè che la Sicilia è un disastro, mentre la Regione siciliana è combinata peggio della stessa Sicilia.

“Negativo – e qui siamo sempre nell’acqua calda – per la maggioranza assoluta dei siciliani, è il bilancio dell’ultimo quinquennio sulle opportunità di lavoro, sullo sviluppo economico, sullo stato della viabilità e dei trasporti nell’Isola”.

Ma va? E c’era bisogno di commissionare uno ‘studio’ a Demopolis per prendere atto che strade a autostrade in Sicilia cadono a pezzi?

Non manca un passaggio, come dire?, umoristico:

“Segni positivi – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – vengono ravvisati oggi nello sviluppo turistico dell’Isola e nel miglioramento della produzione agroalimentare”.

Sul turismo – evitando comunque la parola “sviluppo” – si potrebbe pure lasciare correre: ma il “miglioramento della produzione agroalimentare” non c’è proprio! Picciotti, ma comu si ponnu riri ‘sti cosi!

Semmai – come dimostrano gli agricoltori siciliani che cominciano a scendere in piazza – c’è una crisi nera dell’agricoltura provocata dalla globalizzazione dell’economia.

Ma dove lo vede, Demopolis, il “miglioramento della produzione agroalimentare”? Nel grano duro canadese che arriva a fiumi in Sicilia senza alcun controllo (gli scarni controlli delle ‘autorità’ siciliane, con rispetto parlando, sono pagliacciate)? Negli ortaggi e nella frutta che arrivano dal Nord Africa prodotti Iddio sa solo come? Nell’olio d’oliva tunisino? Nei pomodori e nella passata di pomodoro cinese?

Forse, oggi, uno dei pochi alimenti di derivazione agricola sicuramente prodotto in Sicilia è il vino: su tutto il resto è bene mettere un grande, immenso punto interrogativo.

“Con una inversione del trend, la fiducia nella ‘Regione’ dei siciliani – dice Demopolis – risale oggi al 18 per cento, con una crescita di 6 punti negli ultimi 12 mesi: un segno importante, sia pur in presenza di un valore che rimane ancora molto basso”.

Fiducia? Forse la parola esatta è una verghiana rassegnazione: e gli ‘schizzi di fango’ del ‘caso’ Ruggirello ne sono una dimostrazione. Musumeci non ha portato nulla di nuovo nella politica siciliana: per farsi eleggere ha chiesto e ottenuto i voti della vecchia politica: e nella sua Giunta di ‘centrodestra’ ci sono personaggi che hanno fatto parte del Governo di ‘centrosinistra’ di Raffaele Lombardo.

Ai ‘vinti’ di Verga si sommano, così, i professionisti del trasformismo immortalati ne I Vicerè da Federico De Roberto: quando c’era il centrosinistra stavano nel centrosinistra, ora che c’è il centrodestra stanno nel centrodestra: la principessa Teresa Uzeda di Francalanza, ancora una volta, è servita a dovere…

Musumeci e Demopolis pensano che i siciliani non vedano queste cose?

“Particolarmente apprezzate – si legge sempre nella solfa di Demopolis – sono state alcune recenti prese di posizione del presidente della Regione sullo stato delle infrastrutture e della viabilità nell’Isola contro Anas e Rete ferroviaria italiana o la denuncia sul dissesto idrogeologico”.

Forse agli amici di Demopolis sfugge che il compito di un presidente della Regione non è quello di prendere posizione “sullo stato delle infrastrutture e della viabilità nell’Isola contro Anas e Rete ferroviaria italiana o la denuncia sul dissesto idrogeologico”: il presidente della Regione viene eletto per fornire soluzioni ai problemi e, se ne ha le capacità, per risolverli.

Il problema – serio – è che, fino ad ora, sull’Anas, Musumeci ha detto tutto e il contrario di tutto: pochi mesi dopo il suo insediamento voleva sbaraccare il CAS, il Consorzio Autostrade Siciliane e affidare tutto all’Anas; adesso è critico con l’Anas e gli piace il CAS.

La verità – cari amici di Demopolis – è che sulle strade Musumeci e l’assessore Marco Falcone non sanno cosa debbono fare: un giorno dicono una cosa, il giorno dopo un’altra, poi un’altra ancora: vanno avanti a tentoni, senza un programma preciso, alla giornata. Il risultato, dopo un anno di governo, è lo sfascio che è sotto gli occhi di tutti.

Surreale il passaggio sulla “notorietà” di Musumeci e degli assessori. Non vogliamo fare nomi per carità di patria: ci limitiamo a ricordare che in Sicilia, tra i noti, ci sono pure i cosiddetti “malucanusciuti”: e qui torniamo a Verga: “Megghiu i malucanisciuti chi ‘i bonu a canusciri”...

 

 

 

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