Cosa pensano del reddito di cittadinanza gli ex parlamentari che incassano i vitalizi?

Cosa pensano del reddito di cittadinanza gli ex parlamentari che incassano i vitalizi?
8 marzo 2019

Non possiamo non far notare che le critiche più aspre al Reddito di cittadinanza arrivano e continuano ad arrivare proprio dagli esponenti di quei partiti ai quali fanno capo gli ex parlamentati che si ‘ingrasciano’ con i ricchi vitalizi!

In questi giorni di grandi polemiche sulla TAV, forse approfittando del riposo che si sono concessi i denigratori professionisti del Reddito di cittadinanza, la nostra mente, chissà perché, è volata su un parallellismo ardito: ovvero il rapporto che ci potrebbe essere tra chi non ha nulla e chi non fa più nulla.

Chi non ha nulla sono le persone che dovrebbero percepire i Reddito di cittadinanza.

Chi non fa nulla sono gli ex parlamentari, che in Sicilia sono veramente tanti, in media più del triplo degli ex parlamentari delle altre Regioni italiane. Questo perché la Sicilia, dal 1947, ha un proprio Parlamento nato prima di Camera dei deputati e Senato della Repubblica.

Qualcuno potrebbe obiettare: non è offensivo definire gli ex parlamentari come persone che non fanno nulla? Nient’affatto! Il presupposto in base al quale vengono erogati i vitalizi agli ex parlamentari è che questi ultimi, vendo dedicato la vita alla politica, non hanno avuto il tempo per dedicarsi ad altra attività: da qui, per l’appunto, i vitalizi.

Da qui anche una domanda: l’Assemblea regionale siciliana, che eroga anche vitalizi molto generosi – 6 mila, 7 mila, 8 mila, in alcuni casi anche 10 mila euro al mese – verifica se chi li percepisce svolge, per esempio, altre attività, percependo altri redditi? O se, oltre al vitalizio, percepisce una pensione?

La pensione è intoccabile, certo. Però nel calcolo del vitalizio si dovrebbe tenere conto o no che della pensione, nel caso tale pensione ci sia?

Poiché la Sicilia è ricca di casi di politici che hanno calcato le scene del Parlamento siciliano e del Parlamento nazionale, viene da chiedersi: nel calcolo dei vitalizi si tiene conto di questa doppia condizione? O chi ha il vitalizio – ad esempio – della Camera dei deputati – lo ha avuto calcolato senza tenere conto del vitalizio che percepisce in quanto ex parlamentare dell’Assemblea regionale siciliana e viceversa?

E’ in questo scenario che si inseriscono le polemiche sul Reddito di cittadinanza. Sono vagabondi di qua, sono vagabondi di là. Tutto questo per 780 euro al mese!

E degli ex parlamentari che a casa in poltrona ci devono stare per davvero – ribadiamo ancora una volta che il presupposto del vitalizio è che, avendo dedicato la vita alla politica, non hanno avuto la possibilità di fare altro – con ricchi vitalizi mensili non dobbiamo dire nulla?

Il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, nel difendere i vitalizi, ha detto che, tra gli ex deputati regionali, c’è un comunista che prende un vitalizio di 6 mila euro al mese: vitalizio che, a suo dire, con i tagli, verrebbe portato a 600 euro mensili.

Onorevole Miccichè: ma se, come lei dice, è un “comunista”, non dovrebbe essere contento di dare una buona parte del proprio vitalizio alla società? Lei, onorevole Miccichè, che idea ha dei comunisti? Pensi che siano come i parlamentari del PD che l’hanno eletta presidente del Parlamento siciliano?

Detto questo non possiamo non far notare che le critiche più aspre al Reddito di cittadinanza è arrivato e continua ad arrivare dagli esponenti di quei partiti ai quali fanno capo gli ex parlamentati che si ‘ingrasciano’ con i ricchi vitalizi…

Diceva John Kennedy:

“Non possiamo negoziare con persone che dicono quello che è mio è mio e quello che è tuo è negoziabile…”.

 

 

 

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