A Messina i gestori del Tram avviano un pignoramento, a Palermo…/ MATTINALE 301

A Messina i gestori del Tram avviano un pignoramento, a Palermo…/ MATTINALE 301
6 marzo 2019

Nella Città dello Stretto l’azienda che gestisce il Tram ha avviato il pignoramento dei bus elettrici del Comune… Ma la notizia, chissà perché, è rimasta in ambito locali. Meglio non far arrivare certe notizie a Palermo e negli uffici della presidenza della regione siciliana dove si pensa alla grande, non certo alle miserie… 

L’argomento non è all’ordine del giorno. Meglio non parlarne e pensare ai grandi appalti. Del resto, la regola degli amministratori dei Comuni siciliani, oggi, sembra questa: attenzione per le ‘grandi cose’, quanto ai cittadini, al massimo, servono per fargli pagare vecchie e nuove tasse per tirare a campare. Se poi le città cadono a pezzi, le strade fanno schifo, i servizi alle persone non esistono, ebbene, ai sindaci non glene può fregare di meno…

Così la notizia – che pure è una notizia che dovrebbe essere di monito – che a Messina la società che gestisce la linea tranviaria ha fatto pignorare i beni dell’ATM, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico, dovrebbe essere da prima pagina.

Pensate un po’: l’azienda che gestisce il Tram di Messina vanta un credito di una certa consistenza verso l’ATM: e siccome l’ATM non paga, l’azienda Ventura – questo il nome dell’azienda messinese che gestisce il Tram, ha provato a far pignorare i bus elettrici acquistati da ATM…

“Dopo una serie di verifiche però – leggiamo sul quotidiano on line Tempostretto, molto letto a Messina e dintorni – non è scattato il pignoramento dei nuovi mezzi elettrici, che al momento restano in ATM, ma il problema è tutt’altro che risolto. A ‘salvare’ i bus per oggi l’assenza dei vertici aziendali. Anche se, precisa il presidente Giuseppe Campagna, i bus non sono comunque pignorabili perché si tratta di beni essenziali per lo svolgimento del servizio di trasporto pubblico locale”.

Insomma, per ora i bus elettrici di Messina sono salvi. L’azienda Ventura si è limitare a prendere gli ‘spiccioli’ dalle ‘casse’ dell’ATM.

Fine della storia? No. Sempre secondo Tempostretto, “Una nuova tegola che si abbatte sull’azienda trasporti e che adesso mette a serio rischio i nuovi bus elettrici che rischiano di fermarsi prima ancora di essere messi in strada. Ricordiamo che in totale si tratta di una flotta di 13 mezzi acquistati dal colosso cinese Byd Europe, che ha già effettuato forniture in Italia a Torino, Milano e Novara. Bus di classe 1, con una capienza di 53 persone e con una lunghezza compresa tra i 7,70 e 9 metri”.

Chissà perché, ma noi, quando abbiamo letto questa storia, abbiamo pensato subito non soltanto al Tram di Palermo (la cui manutenzione annua, chissà perché, costa 10 milioni di euro circa all’anno), ma a tutta la ‘filosofia’ in voga oggi in Sicilia in materia di trasporto pubblico.

Infatti, non si sa se ci saranno i soldi per far muovere i mezzi di trasporto pubblici della Sicilia, però gli ‘investimenti’ non mancano. E’ di qualche giorno fa la notizia che la Regione siciliana si appresta ad acquistare 264 nuovi mezzi di trasporto per una spesa di 50 milioni di euro.

Eh sì, mancano i soldi per fan funzionare la ‘macchina’ regionale ma, paradossalmente, non mancano i soldi per appalti & forniture…

Eh sì, mentre non si sa che fine farà la Regione siciliana (si applica o no il principio stabilito dalla Corte Costituzionale in base al quale non si possono ‘spalmare’ i disavanzi in 30 anni? Secondo noi, tale principio, fissato per i Comuni e le Province, si applica anche alle Regioni: ma molti più bravi di noi pensano che non sia così e, di conseguenza, si comportano come se il principio fissato dalla Corte Costituzionale non esiste), la Regione siciliana annuncia l’acquisto di 159 bus per il servizio urbano e 105 mezzi per quello extraurbano. E sono altrettanto pronte 75 imprese, pubbliche e private, felici per la manifestazione di interesse della Regione…

E su Palermotday leggiamo una ‘proustiana’ dichiarazione del presidente della Regione, Nello Musumeci:

“Abbiamo recuperato il tempo perduto ed entro fine anno i mezzi saranno a disposizione della Sicilia. Con questo provvedimento, ridiamo una nuova immagine al trasporto locale, rinnovando il parco mezzi delle aziende pubbliche e private dell’Isola. I cittadini avranno un servizio di altissima qualità e chiuderemo, così, la stagione dell’inquinamento, consentendo anche un risparmio nel consumo di carburante. Eccellenza del servizio e sostenibilità ambientale erano tra i punti del nostro programma di governo e li stiamo rispettando”.

Bellissime parole. Che, però, non possono far passare in secondo piano il fatto che alla Regione manchino i soldi per l’ordinaria amministrazione, manchino i soldi per far funzionare in modo decente la sanità pubblica, manchino i soldi per non far fallire le Province e i Comuni, ma… ma non mancano i soldi per appalti & forniture…

E che dire del Comune di Palermo? Chi è che conosce i veri conti economici di questo ente? Qualcuno ci sarà, ma non parla nessuno. Sembra che il sindaco del capoluogo siciliano, Leoluca Orlando – che qualche giorno fa ha cambiato più della metà degli assessori della Giunta – stia mettendo nel conto l’ipotesi di candidarsi alle elezioni europee con il PD: con quali voti non si capisce, ma così si dice.

Un tentativo per ‘scappare’ da una città che cade a pezzi, tra strade dissestate, immondizia per le strade e un costosissimo Tram che ha stremato i conti dell’AMAT, la società comunale per il trasporto delle persone, chiamata a gestire lo stesso Tram, che non sa più dove trovare i soldi per andare avanti?

E che dire di Catania? Il sindaco, Salvo Pogliese, è in prima fila nella ‘battaglia’ per far finanziare la strada o l’autostrada Catania-Ragusa (nessuno ha mai capito di cosa si dovrebbe trattare, visto che se ne parla a vanvera da decenni). Ma, chissà perché, nulla dice sulla citata sentenza della Corte Costituzionale che ha bloccato il ripianamento in 30 dei ‘buchi’ dei Comuni.

Nel caso di Catania c’è poco da arzigogolare: la sentenza si applica e basta. E il Comune etneo dovrà ripianare il ‘buco’ di 1,6 miliardi di euro in dieci anni, con ‘comode rate’ da 160 milioni di euro all’anno.

Questo significa che il Comune di Catania dovrà aumentare a dismisura la pressione fiscale o… o non si capirà dove trovare i soldi per tirare avanti.

Meglio – a Catania – parlare della strada Catania-Ragusa.

Meglio – a Palermo – parlare delle elezioni europee con l’ex Ministro turbomiondialista del PD, Carlo Calenda.

Meglio – per la Regione siciliana – parlare dell’acquisto dei nuovi bus.

Meglio non parlare di cose serie…

Foto tratta dalla gazzettadelsud.it

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