Musumeci si ‘cassaria’ con le europee: basta Lega e basta Giorgia Meloni. Democristiano diventò?

27 febbraio 2019

La Sicilia non è ancora Diventatabellissima. E non si capisce che cosa diventerà il Movimento del presidente della Regione, Nello Musumeci, con lo spostamento al centro (o quasi). Ufficialmente non dovrebbe partecipare attivamente alle elezioni europee. Ma non ci crede nessuno. Un abbraccio con Saverio Romano via Toto Cordaro? Fabrizio Ferrandelli e Più Europa. Intanto in un convegno a Palermo i cattolici… 

Ci sembra interessante segnalare un convegno che si è svolto nei giorni scorsi a Palermo. E lo facciamo sia per la qualità dei relatori, sia perché il tema oggi è diventato centrale con la crisi del PD: il ruolo dei cattolici in politica.

Il PD – partito nato dalla fusione tra un importante ‘pezzo’ dell’ex Pci e un ‘pezzo’ dell’ex DC – è in crisi. E con la probabile segreteria di Nicola Zingaretti, destinato a vincere le primarie di questo partito, la virata a sinistra sembra nelle cose. Questo dovrebbe aprire uno spazio al centro, che in tanti si candidano ad occupare.

I cattolici in politica – che sono tradizionalmente moderati – sembrano i più accreditati. Anche perché, dal PD di Zingaretti, dovrebbero arrivare sia gli ex democristiani in uscita, sia – soprattutto – gli elettori moderati che, fino ad oggi, hanno votato per il Partito Democratico.

Così, sabato 23 febbraio, a Palermo il Gruppo Insieme, l’MPFE e dall’Associazione Giorgio La Pira nel Mediterraneo hanno organizzato un incontro.

Ha aperto i lavori Monsignor Gastone Simoni, Vescovo emerito di Prato, il quale ha messo in risalto il ruolo dei cattolici in politica: una presenza, ha sottolineato Monsignor Simoni, che dovrà essere contrassegnato dagli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa.

Il Vescovo emerito di Prato ha auspicato, attraverso il gruppo dei cattolici laici, la nascita di un nuovo soggetto politico, aconfessionale e popolare, secondo le aspettative dei cattolici impegnati.

Domenico Cutrona, segretario del MPFE, ha evidenziato come allo stato attuale manchi una proposta politica dei cattolici. Ha ricordato che la presenza dei cattolici in politica è stata sin dalla pubblicazione della Rerum Novarum, l’enciclica di Papa Leone XIII del 1891, che poneva la questione sociale del lavoro, del bene comune e degli operai: una pietra miliare da cui è ha preso le mosse4 la Dottrina sociale della Chiesta.

Cutrona ha quindi evidenziato che, nell’ultimo trentennio, sono emersi i partiti padronali, sia nel centrodestra con Forza Italia, sia a sinistra con Matteo Renzi e la sua cattiva proposta della Riforma Costituzionale.

“La mancanza di proposta politica – ha osservato Cutrona – ha fatto crescere due partiti, il Movimento 5 Stelle e la Lega, che oggi sono al Governo, ma che non hanno storia nel Paese. Il cambiamento auspicato dei grillini, in effetti, significa sostituzione di una struttura dello Stato con una nuova struttura di Stato”.

Nino Giordano ha ricordato il ruolo di Giorgio La Pira all’interno del cattolicesimo politico. Mentre Giancarlo Infante, coordinatore nazionale del Gruppo Insieme, ha ricordato l’importanza dell’impegno in politica.

L’incontro è stato interessante perché si configura come una pietra nello stagno della politica siciliana nella quale sono in tanti a posizionarsi al centro. E’ il caso, ad esempio, del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che nel congresso del suo movimento – Diventeràbellissima – con abilità ha abbandonato le suggestioni leghiste (come dimenticare il suo viaggio a Pontida per abbracciare il capo della Lega, Matteo Salvini, COME POTETE LEGGERE QUI), ha rinnegato una parte importante delle sue radici (in pratica, il ‘divorzio’ da Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, soggetto politico che è l’erede di Alleanza Nazionale e del Movimento Sociale Italiano, partiti nei quali Musumeci ha militato) e si è spostato al centro.

Uno spostamento che non deve essere piaciuto tanto a Raffaele Stancanelli e a Ignazio La Russa, che invece, in vista delle elezioni europee di maggio, lavoravano – a quanto pare sbagliando – dando per scontata la presenza di Musumeci nel solco della tradizione della destra siciliana.

Musumeci, invece, ha detto due cose: una credibile, la seconda un po’ meno.

La prima – la credibile – è il suo già sottolineato spostamento al centro: e considerato che il suo Governo nel Parlamento siciliano ‘naviga’ senza una maggioranza, questo ci sta.

La seconda cosa – e cioè che non si impegnerà alle elezioni europee del prossimo mese di maggio – è meno credibile. Probabilmente lui e il suo movimento non si impegneranno per il partito di Giorgia Meloni, ma c’è chi ‘sogna’ che potrebbero impegnarsi, magari sotto traccia, per qualche altro candidato: per esempio, per Saverio Romano, molto vicino all’attuale assessore regionale, Toto Cordaro, che a propria volta è molto vicino a Musumeci.

La chiave di lettura della mossa di Musumeci – ma la nostra è solo un’interpretazione a ruota libera – potrebbe far pensare a un’ipotetica comunione di intenti tra alcuni ‘pezzi’ del ‘sistema-Musumeci’ e gli ex democristiani del Cantiere Popolare. Possibile? Impossibile? Chissà.

Un fatto comunque sembra certo: il ‘sistema-Musumeci’, tra i ‘mal di pancia’ di La Russa e Stancanelli, almeno in questa fase, sembra aver messo in fuori gioco Fratelli d’Italia che, per le europee, senza il supporto del Governo regionale, perde molte possibilità di eleggere un proprio candidato nel collegio Sicilia-Sardegna.

All’inizio del congresso del Movimento di Musumeci sembrava che i parlamentari legati all’esperienza dell’attuale presidente della Regione, rispetto alle elezioni europee, avrebbero giocato a ‘liberi tutti’: della serie, ognuno appoggia chi vuole.

Ma Musumeci ha detto espressamente che nessuno si dovrà impegnare alle elezioni europee: così almeno leggiamo su La Sicilia:

“Ogni iscritto e ogni dirigente è tenuto a tenersi estraneo dal fare campagna elettorale altrimenti viene cacciato fuori, sarò inesorabile. Se invece il congresso dovesse decidere altre cose, mi allineerò al mandato del congresso”.

Considerato che di “inesorabile” il presidente Musumeci non ha proprio nulla e che nella vecchia politica siciliana i proponimenti e gli avvertimenti ultimativi si traducono nell’esatto contrario, noi non possiamo escludere che i vari Alessandro Aricò, Giusy Savarino, Pino Galluzzo, Giorgio Assenza e Giuseppe Zitelli e lo stesso Stancanelli sappiano già chi faranno votare…

Detto questo, non crediamo che, dalle parti della Lega in salsa sicula siano molto dispiaciuti: Musumeci e i suoi assessori stanno governando malissimo, la Regione siciliana è finanziariamente alla frutta, le ex Province sono combinate peggio della Regione (e il che è dire!), i Comuni annaspano: insomma, i leghisti, dall’addio di Musumeci, hanno solo da guadagnare

Tra l’altro, Salvini e i suoi, in Sicilia, zitto tu e zitto io, hanno già intruppato  e scusate il gioco di parole – ‘truppe cammellate’ un tempo battenti bandiera Forza Italia: gente che, da un anno e forse più lavorerebbe per una candidatura molto accreditata.

Non va bene nemmeno per i citati centristi del Cantiere Popolare, perché si vocifera che Più Europa, sempre alle europee e sempre nel collegio Sicilia-Sardegna, potrebbe candidare Fabrizio Ferrandelli. Il personaggio è estroverso e inafferrabile: ma è anche l’uno deputato dell’Assemblea regionale siciliana che si è dimesso volontariamente: e questo gli dà molta credibilità.

La candidatura di Ferrandelli prefigura voti in meno al centrosinistra e al centrodestra: e, soprattutto, voti in meno agli ex democristiani del Cantiere Popolare se qualche importante esponente decidesse di appoggiare i radicali di Più Europa, che in Sicilia non vanno affatto sottovalutati: sia perché c’è Ferrandelli, sia perché molti elettori siciliani del PD sono stanchi di una dirigenza che presenta sempre le stesse facce: ieri con Renzi, l’altro ieri con Bersani, oggi con Zingaretti: della serie, Franza o Spagna purché se magna…

Foto tratta da blogsicilia.it

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