La rivolta dei pastori in Sardegna e le elezioni regionali ‘militarizzate’ da Salvini

La rivolta dei pastori in Sardegna e le elezioni regionali ‘militarizzate’ da Salvini
23 febbraio 2019

In Sardegna la rivolta dei pastori continua. E’ fallita la mediazione della Lega di Salvini. E siccome domani si vota per le elezioni regionali tutta la vecchia politica, compresa la Lega, è preoccupata. Da qui l’arrivo dei militari, come registra la stampa locale. Alla domanda “bloccherete i seggi”, Nenneddu Sanna, rappresentante dei pastori al Ministero, ha risposto: ‘Vedremo’. Il declino demografico 

Quella di domani – giorno in cui in Sardegna si voterà per le elezioni regionali – avrebbe dovuto essere la giornata trionfale per il ‘capo’ della Lega e Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Invece tutto sta andando a rotoli, perché i pastori sardi sono ancora in rivolta. Lo scontro sul prezzo del latte di pecora si sta facendo duro e adesso si teme che la protesta possa arrivare fino ai seggi elettorali. Cosa potrebbe succedere?

Difficile da dirsi. Quello che si sa lo leggiamo su La Nuova Sardegna, edizioni Sassari:

“I pastori, almeno una parte, non hanno mai nascosto l’intenzione di sollevare i toni mettendo in atto qualcosa di clamoroso. E ieri alla domanda “bloccherete i seggi”, Nenneddu Sanna, rappresentante dei pastori al Ministero, ha risposto: ‘Vedremo’. Ecco perché a vigilare su una tornata elettorale che mai come questa volta si annuncia bollente, potrebbero essere gli agenti speciali arrivati dalla Penisola: due reparti mobili, di supporto ai colleghi sardi, troppo pochi per fronteggiare quella che viene considerata una giornata ad alto rischio sicurezza. La richiesta di rinforzi è stata inviata al Ministero dell’Interno subito dopo il vertice dei questori dell’isola al Caip di Abbasanta”.

Insomma, il Ministro Salvini, sentiti i questori, ha deciso di militarizzare l’Isola.

La domanda, a questo punto, non è: “Cosa faranno i pastori sardi?”, ma “Cosa faranno gli abitanti della Sardegna?”.

Non è facile intuire quello che potrebbe succedere. Già a votare, oggi, va poca gente. Con l’aria che tira…

Quello sardo è un popolo molto fiero. Ed è un popolo che ha perfettamente capito quello che i siciliani non hanno ancora capito: e cioè che i partiti politici nazionali non fanno gli interessi della Sardegna, così come non fanno gli interessi della Sicilia, così come, in generale, non fanno gli interessi del Sud, luogo del Paese – il Mezzogiorno – che il Centro Nord considera poco più che una ‘Colonia’ da sfruttare.

Il caso del latte di pecora della Sardegna è paradigmatico: la Sardegna è, in assoluto la prima Regione italiana per allevamento di ovini con oltre 3 milioni di capi, seguita dalla Sicilia. Ma il formaggio prodotto con il latte di pecora non ha nulla a che spartire con la Sardegna e con la Sicilia: si tratta del Pecorino romano DOP che porta il nome di Roma, ma viene prodotto, per lo più, con il latte delle pecore allevate in Sardegna.

Il valore aggiunto di questo prodotto di grande qualità – che è il frutto del lavoro dei pastori sardi – non va alla Sardegna: ai pastori sardi, infatti, vanno solo le briciole!

L’industria del Pecorino ha a disposizione il latte di pecora estero che costa molto meno: come ha spiegato a I Nuovi Vespri l’allevatore siciliano Giuseppe Scarlata, che nel 2011 è stato uno dei protagonisti, in Sicilia, del Movimento de I Forconi, “in Romania, produrre un litro di latte costa 25 centesimi di euro e lo stipendio di un ‘casaro’ è di circa 300 euro al mese. Con questi prezzi non possiamo competere. Non possiamo competere qui in Sicilia, non possono competere i pastori sardi e, in generale, non possono competere gli allevatori italiani”.

Con 300 euro al mese, infatti, un pastore sardo o siciliano ci paga appena le bollette della luce, dell’acqua e del gas!

In questo scenario il prezzo del latte di pecora italiano – latte di pecora sardo, ma anche latte di pecora siciliano – è scivolato a 50 centesimi di euro al litro. Un prezzo vile, assurdo, perché un litro di latte di pecora, per consentire ai pastori sardi e siciliani una vita dignitosa, non può costare meno di 1 euro e 50-1 euro e 30 centesimi al litro.

Così è scoppiata la rivolta, che ormai dilaga pure tra i pastori siciliani. Voi direte: ma che gliene frega agli industriali del Pecorino?

E invece questa volta debbono andare a Canossa, gli industriali: perché per produrre il Pecorino romano DOP hanno bisogno del latte di pecora prodotto in Italia.

La Lega di Salvini, con che Gian Marco Centinaio controlla il Ministero delle Politiche agricole, ha provato a trovare una soluzione: ma l’offerta arrivata dal Governo nazionale con la gestione dell’agricoltura a trazione leghista è miserabile: 0,70 centesimi di euro al litro, meno della metà del prezzo che dovrebbe essere riconosciuto ai pastori, prezzo che, come già ricordato, dovrebbe attestarsi intorno a un euro e mezzo al litro!

Morale: Salvini e il Ministro Centinaio hanno fatto un buco nell’acqua, anzi nel latte. Ma, attenzione: il fallimento, in Sardegna, non è soltanto della Lega: il fallimento è del centrosinistra e del centrodestra che, come in Sicilia e come in tutte le Regione del Sud si sono alternati alla guida dei Governi locali peggiorando la situazione.

Sulla Sardegna, proprio in questi giorni, sono stati diffusi i dati sull’esodo dei sardi nello scorso anno. In un articolo pubblicato ieri da Sassari notizie leggiamo:

“Nel 2018 quasi 3300 sardi, soprattutto giovani, hanno lasciato la nostra regione in cerca di lavoro e di opportunità: il flusso migratorio – più che raddoppiato rispetto ai livelli dello scorso anno – rappresenta per la Sardegna il record storico dell’ultimo ventennio e contribuisce ad accelerare l’inesorabile e preoccupante declino demografico che sta interessando la nostra regione. E’ quanto si evince da un report del Centro studi della Cna Sardegna che analizza i recenti dati dell’ISTAT sui flussi della popolazione residente nell’isola. Le ultime statistiche confermano infatti il trend negativo emerso in maniera sempre più netta nel corso dell’ultimo quinquennio: alla fine del 2018 la popolazione residente registrata in Sardegna è di un milione e 639mila, quasi 9mila abitanti in meno rispetto all’anno precedente, con un decremento netto del -5,4% l’isola si colloca ben al di sopra del calo medio nazionale (-1,5%) e supera anche la variazione media delle regioni del Mezzogiorno (-4,2%). Vanno peggio della Sardegna solo Basilicata (-6,0‰) e Molise (-7,8‰)”.

Questi sono i risultati ottenuti in Sardegna dai Governi regionali di centrodestra e di centrosinistra. E sono i risultati – disastrosi sotto il profilo economico e sociale – che interessano tutto il Sud: e di questo disastro – lo ricordiamo ancora una volta – il latte di pecora è il paradigma: il latte prodotto con il sudore dei pastori del Sud che deve essere scippato per quattro soldi da gente che con il Sud non ha nulla a che vedere: il tutto con l’avallo della vecchia politica e, adesso, con l’avallo della Lega di Salvini, alleata, per l’occasione, con il Partito Sardo d’azione.

Per questo, oggi, in Sardegna, i vecchi politici e i leghisti sono molto preoccupati.

Foto tratta da radiondadurto.org

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