Proviamo a capire perché anche il Sud vota la Lega di Salvini/ MATTINALE 279

Proviamo a capire perché anche il Sud vota la Lega di Salvini/ MATTINALE 279
12 febbraio 2019

E’ inutile girarci attorno: nel Sud la gente, sempre più delusa dalla vecchia politica e, adesso, delusa anche dal Movimento 5 Stelle, comincia a votare la Lega di Salvini. Proviamo a capire perché i meridionali hanno cominciato a prendere in considerazione di sostenere una forza politica che lavora per finire di affossare il Mezzogiorno. Evitando, possibilmente, le semplificazioni demenziali della sinistra radical chic  

Premessa: non abbiamo la verità in tasca e, di conseguenza, il nostro è solo un tentativo per capire perché anche al Sud si comincia a votare la Lega di Salvini. Non è una novità, ma dopo il risultato elettorale delle elezioni in Abruzzo il fenomeno sta diventando eclatante. Né ci convince la tesi secondo la quale l’Abruzzo sarebbe più Centro che Mezzogiorno e avrebbe così votato, come avviene in buona parte del Centro Italia, con l’occhio ormai rivolto alla Lega.

Negare che i leghisti stiano avanzando anche nel Meridione d’Italia è pura miopia politica. Citiamo un solo esempio, che è quello che ci viene a tiro, visto che scriviamo dalla Sicilia: ebbene, conti alla mano, alle ormai imminenti elezioni europee (ricordiamoci che si vota a maggio) i leghisti pensano di eleggere due eurodeputati nel collegio Sicilia-Sardegna. Un’esagerazione? Purtroppo no: in parte questa previsione è frutto di una, chiamiamola così, stima sintetica basata anche sugli umori dell’elettorato; ma in parte è fatta anche da matematica elettorale.

Da meridionali interessati alle sorti del Sud, la cosa da evitare, davanti a una prospettiva del genere, è l’atteggiamento radical chic di quel poco che resta della sinistra nel Mezzogiorno: della serie, “Noi siamo bravi ma la gente non ci capisce”, “I leghisti sono i nuovi barbari”, “Mi vergogno di essere italiano”, “Preferisco cambiare Paese” e altre amenità varie.

Proviamo, invece, ad entrare nell’immaginario di tanti, troppi meridionali che guardano con attenzione all’offerta politica di Salvini.

Il primo dato da provare a comprendere è perché al Sud si vota sempre meno centrodestra e centrosinistra. La risposta è quasi scontata, ma è bene ripeterla.

Berlusconi, da quando è comparso sulla scena politica, ha preso sistematicamente in giro il Sud. Il Ponte sullo Stretto di Messina – progetto-burla messo in piedi per fare guadagnare soldi ad alcuni gruppi economici del Nord tra progettazioni e penali pagate per “l’interruzione” dell’opera è, forse, la manifestazione più clamorosa di come l’ex Cavaliere e il suo partito hanno gabbato i meridionali.

E siccome le suggestioni evocate dal Ponte di Messina, bene o male, funzionano sempre, non è un caso se Matteo Renzi abbia provato a cavalcarlo.

Ma il collegamento stabile tra Messina e Reggio Calabria è solo un esempio di presa in giro. Che dire del casinò di Taormina, cavallo di battaglia di Berlusconi alle elezioni politiche del 2001 in Sicilia? Promessa archiviata nel 2006, a fine legislatura, quando l’allora Ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu – un ex democristiano passato sotto le insegne azzurre – disse candidamente che il casinò di Taormina non si poteva riaprire perché in Sicilia c’era la mafia…

E delle grandi opere che dovevano essere realizzate nel Sud dal centrodestra ne vogliamo parlare? Alla fine, nel 2006, abbiamo scoperto che l’unica grande opera che era stata ‘completata’ nel Sud dal Governo Berlusconi era l’autostrada Palermo-Messina: completamento costato una barca di soldi e realizzato, come si usa dire in Sicilia, con la ‘sputazza’: un’autostrada che, pochi mesi dopo, cominciava a cadere a pezzi…

Per non parlare dei fondi europei e nazionali destinati al Sud che, con Giulio Tremonti Ministro dell’Economia, finivano, in buona parte, nel Centro Nord: cosa avvenuta tra il 2001 e il 2006 e, soprattutto, con il Governo Berlusconi 2008-2011.

Insomma: Berlusconi, al Sud, è già stato provato (lo hanno provato anche gli ambienti ‘pesanti’ del Sud: ma questa è un’altra storia…): ed è stato un totale fallimento.

Certo, la Sicilia è andata in controtendenza con la vittoria del centrodestra senza leghisti alle elezioni regionali siciliane del novembre 2017.  Ma tale vittoria è il frutto della sommatoria tra ‘impresentabili’ e un ricorso bloccato.

In ogni caso, la vittoria di Nello Musumeci e del centrodestra alle elezioni regionali del 2017 non è un fenomeno replicabile, sia perché la magistratura sta cominciando a fare luce su come arrivano i voti alla vecchia politica siciliana (la vicenda delle elezioni regionali ripetute in alcuni Comuni della provincia Aretusea è emblematica, ma ci sono anche i ‘buchi’ delle elezioni comunali di Siracusa), sia perché il Governo Musumeci non è in grado di gestire la crisi finanziaria della Regione.

A meno che – e questo sarebbe paradossale – i grillini non commettano l’errore di cavare le castagne dal fuoco al Governo Musumeci e al centrodestra siciliano, autorizzando la Regione siciliana a contrarre un nuovo mutuo da oltre 500 milioni di euro: sarebbe una follia amministrativa e un errore politico gravissimo dei grillini: ma questi ultimi, ormai, negli errori ci vivono (e cominciano anche a pagarne il prezzo, com’è avvenuto alle elezioni regionali abruzzesi di due giorni fa). 

Non va meglio con il centrosinistra. Ci sono esperienze regionali di centrosinistra che, più tra le ombre che tra le luci, hanno funzionato, come in Campania, in Basilicata, in Puglia, in Calabria e, per quasi nove anni in Sicilia. Ma a parte la Puglia (dove in ogni caso l’esperienza del presidente della Regione, Michele Emiliano, non è fatta solo di luci), la delusione è pressoché totale.

E lo si è visto dal risultato delle elezioni politiche del 4 marzo dello scorso anno. Un risultato sul quale ha pesato molto il renzismo, se è vero che l’esperienza del PD di Matteo Renzi è stata, in assoluto, una delle gestioni politiche più antimeridionali della storia della Repubblica italiana.

Emblematiche le dichiarazioni dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che nel giustificare lo scippo di fondi pubblici destinati al potenziamento delle ferrovie del Sud spiegava che nel Meridione era un errore investire in questo settore perché c’erano “le rocce”.

Attenzione: non ci stiamo inventando nulla: Delrio queste cose le ha dette per davvero, noi le abbiamo registrate e poi riprese quando si è verificato lo spaventoso incidente ferroviario in Puglia (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Pensate un po’ che ‘combinazione’: mentre il PD toglieva al Sud i fondi per le ferrovie programmava la spesa di oltre 20 miliardi di euro per l’Alta velocità tra Torino e Lione: grande opera completamente inutile che serve solo a chi la deve realizzare…

Ma il centrosinistra al Governo dell’Italia con Renzi e, quindi, con il PD non ha tagliato al Sud solo i fondi per le ferrovie: ha massacrato ripetutamente il Mezzogiorno. Basta leggere i dati della SVIMEZ. O ricordare le risorse PAC del Sud dirottate dal Governo Renzi alle imprese del Centro Nord Italia.

Per non parlare del ‘Patto scellerato’ atto secondo che Renzi ha imposto alla Regione siciliana nel giugno del 2016 (COME POTETE LEGGERE QUI).

Non è un caso, insomma, se nel Sud, alle elezioni politiche del 2018, i grillini hanno vinto, anzi stravinto. Hanno stravinto perché la gran parte degli elettori meridionali è stanca delle prese in giro della vecchia politica rappresentata da centrodestra e centrosinistra.

La ‘notizia’, oggi, è che dopo otto mesi di Governo giallo-verde il Sud è molto deluso dal Movimento 5 Stelle e comincia a guardare alla Lega.

Stiamo arrivando al cuore della nostra analisi. Se ci riflettiamo, grillini e leghisti sono nello stesso governo. La conseguenza logica è che, se i meridionali sono delusi dall’attuale Governo nazionale – e sul fatto che siano delusi non ci piove – dovrebbero essere delusi da entrambe le forze politiche che danno vita all’attuale Governo.

Invece sono delusi dai grillini e cominciano a votarli sempre meno; e cominciano a votare i leghisti. Perché?

Intanto perché i grillini, nel Sud, ne hanno già combinate troppe: l’ILVA mai chiusa a Taranto, il sì alla TAP, l’abbandono dell’agricoltura meridionale, la superficialità con la quale affrontano, in generale, le questioni economiche e sociali del Mezzogiorno. Ma tutto questo non spiega i voti alla Lega di Salvini. E allora?

E allora bisogna provare ad andare più a fondo. Un elemento da esaminare è l’assenza di un’alternativa di sinistra. Nel Sud c’è un elettorato di sinistra, ma non c’è una seria alternativa al PD. Ci sarebbe Potere al Popolo che, però, non decolla, forse perché viene continuamente ‘infiltrato’ da soggetti della vecchia sinistra che, o tentano di ‘colonizzarlo’, o provano a distruggerlo.

Lo stesso sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, non sembra molto convinto di Potere al Popolo e sembra anche lui attratto da accordi con la vecchia sinistra più o meno camuffata di ‘nuovo’: e, con molta probabilità è lì che andrà a sbattere.

Queste cose l’elettorato del Sud le percepisce. Così come percepisce le insufficienze – in alcuni casi al limite del tradimento (ILVA e TAP) – dei grillini.

Ma, a disposizione, non ha un’offerta politica meridionale. Ci vorrebbe un Partito del Sud: ma un Partito del Sud non c’è.

E – sembra incredibile – al partito del Sud sta pensando proprio la Lega di Salvini. Sapete qual è la formula con la quale il ‘capo’ della Lega fa proseliti nel Mezzogiorno? E’ semplicissima. Ai meridionali fa un discorso semplice quanto falso:

“Noi non vogliamo niente dal Sud. Organizzatevi tra di voi. Noi vi sosteniamo. Non avete alternative perché la vecchia politica vi ha distrutto la vita. E i grillini, purtroppo, sono quello che sono…”.

Alcune cose sono vere: ci sono dubbi sul fatto che la vecchia politica – centrodestra e centrosinistra – ha massacrato il Sud? E ci sono dubbi sulle insufficienze dei grillini?

La parte non vera del discorso leghista, per motivi misteriosi, ai meridionali che vanno dietro a Salvini non interessa. Il ‘capo’ della Lega dice ai meridionali:

“Noi dal Sud non vogliamo niente”: ma mente sapendo di mentire, perché con la “Secessione dei ricchi” la Lega finirà assesterà il colpo definitivo al Sud.

Ma lui, Salvini, la ‘ricetta’ la presenta bene: e tante persone del Sud, anche intelligenti, ci cascano. E ci cascano anche per ‘provare’, perché un’alternativa, nel Sud, non c’è.

Noi, ad esempio, non pensiamo che Salvini, tra qualche giorno, chiederà la firma per la citata “Secessione dei ricchi”, ovvero l’autonomia delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Prenderà una scusa per rinviarla, perché attuale adesso questa ennesima truffa ai danni del Sud significherebbe perdere voti alle elezioni regionali della Sardegna, previste tra qualche settimana e significherebbe, soprattutto, perdere i voti del Sud alle elezioni europee di maggio.

Salvini deve finire di affossare il Sud: ma lo vuole fare con tutti i crismi, prendendosi anche i voti dei meridionali alle prossime elezioni europee.

E per raggiungere questo obiettivo il ‘capo’ della Lega ha un’arma formidabile che usa benissimo e che funziona anche al Sud: è un’arma che gli è stata fornita dal PD e dalla Chiesa cattolica: ovvero le speculazioni che il centrosinistra e il mondo cattolico hanno organizzato, in questi ultimi anni, con la gestione dei migranti.

Tutti sappiamo che, con i migranti, tranne casi rari, chi li ha gestiti ha guadagnato un sacco di soldi. Gli stessi proclami di Papa Francesco – l’accoglienza senza limiti a spese dei cittadini italiani, non certo di Santa Madre Chiesa – come ha notato il filosofo e commentatore Diego Fusaro, troppe volte hanno finito con il coincidere con le posizioni del finanziere Soros.

Il Sud non è razzista. Ma nel Sud la gente non è stupida e sa distinguere perfettamente tra chi, nell’accoglienza dei migranti, ci mette il cuore da chi si getta nell’accoglienza per fare soldi: e il Sud è pieno di questi esempi. E i meridionali l’hanno capito benissimo.

Così, tra crisi della vecchia politica, errori su errori dei grillini, insofferenza di tanta gente non verso i migranti (nel Sud, lo ribadiamo, non esiste il razzismo), ma nei riguardi di chi, ancora in questo momento, continua a speculare sugli stessi migranti e, soprattutto, in assenza di un’offerta politica legata ai reali interessi del Sud, possibilmente di stampo popolare, la Lega è destinata a crescere anche nel Sud.

E crescerà anche se cominciano a intravedersi i ‘rimedi’ che Salvini ha in testa per il Sud. Le incredibili dichiarazioni rilasciate dal Ministro leghista della Pubblica Istruzione, Marco Busetti, che nega l’evidenza delle risorse finanziarie scippate dal Nord alle scuole del Sud e, di fatto, si prende gioco del Mezzogiorno, dicendo che i docenti si devono impegnare di più, dà la misura dell’atteggiamento padronale che questa gente manifesta verso i meridionali (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

Eppure, nel Sud, non mancano gli esempi: l’opera di Pino Aprile è stata ed è importantissima. Ma la presa di coscienza su una storia risorgimentale negata e il trattamento che non è esagerato definire coloniale che lo Stato italiano, nel suo complesso, continua a riservare al Mezzogiorno (niente intervento ordinario, tagli alla scuola, tagli alle università, niente banche e niente assunzioni nelle banche e via continuando) non hanno ancora creato, nel Sud, una coscienza politica autonoma.

Eppure non è difficile comprendere che i partiti politici nazionali in un Paese che penalizza scientificamente il Sud sono, per lo stesso Sud, un investimento politico sbagliato.

Ma si continua con questa linea sbagliata e illusoria. Oggi tocca alla Lega ingannare i meridionali: il grande imbroglio leghista ai danni del Sud è in corso d’opera. Ma per fermarlo non bastano le parole o, peggio, il ritorno alla vecchia politica. Serve una svolta politica meridionale e popolare che ancora non c’è.

Foto tratta da Freebacoli  

 

 

 

 

 

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