Si allontana la ‘secessione dei ricchi’ per Lombardia e Veneto/ MATTINALE 274

Si allontana la ‘secessione dei ricchi’ per Lombardia e Veneto/ MATTINALE 274
7 febbraio 2019

Il 15 febbraio il Governo giallo-verde dovrebbe varare la cosiddetta “secessione dei ricchi”, ovvero la furbata leghista di consentire a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e, a ruota, anche a Lombardia e Liguria di tenersi il cosiddetto “residuo fiscale”, scippando soldi al Sud. Ma è probabile che i grillini, che hanno già bloccato l’Alta velocità tra Torino e Lione, blocchino Salvini anche su questo fronte. Incertezze nel Governo e tensioni anche nel PD 

E’ di queste ore la polemica tra grillini e leghisti sull’Alta velocità ferroviaria nel Nord Italia, tra Torino e Lione. Per il capo della Lega e Ministro degli Interni, Matteo Salvini, il passaggio è fondamentale. I poteri forti ‘europeisti’ (leggere dell’Europa liberista) hanno mollato il PD di Renzi e hanno scelto lui come ‘delfino’. Ma Salvini, per accreditarsi, deve far passare la TAV. Ma a quanto pare ha ‘toppato’, perché il Movimento 5 Stelle h detto un secco “No”. Non solo. Il ‘capo’ della Lega rischia anche di beccarsi un altro “No” dei grillini sulla cosiddetta “secessione dei ricchi”.

Insomma, per il leader leghista, quello attuale, è un bruttissimo momento. La vicenda che gli ha consentito di guadagnare punti in un’Italia per metà stanca delle speculazioni sui migranti e, per l’altra metà, diventata anche un po’ intollerante – parliamo dei migranti della nave Diciotti bloccati la scorsa estate – deve fare i conti con un passaggio delicato: la richiesta di autorizzazione a procedere contro di lui presentata al Senato dalla magistratura.

“DICIOTTI? ATTO COLLEGIALE DEL GOVERNO” – Salvini si difende spiegando che si è trattato di un atto collegiale adottato dal Governo. E il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, l’appoggia. Ma i grillini, oggi un po’ più smaliziati rispetto alla loro prima legislatura, lo tengono sulla ‘graticola’: per metà dicono di essere d’accordo con lui, mentre l’altra metà nicchia.

Siccome questa storia andrà avanti per qualche mese, Salvini deve muoversi con cautela. Per smarcarsi dice che non accetterà il ricatto Diciotti-TAV: della serie, noi grillini ti salviamo dal rinvio a giudizio per il ‘caso’ Diciotti, ma tu devi archiviare la TAV.

In realtà – sono le dure leggi della politica – dicendo di “respingere questo ricatto politico”, lo stesso Salvini lo accredita e ne diventa vittima.

Intanto, pronto accomodo, il Ministro delle Infrastrutture, il grillino Danilo Toninelli, ha assestato a Salvini uno ‘schiaffo’ politico micidiale, inviando al Governo francese la relazione negativa sulla TAV ancor prima di farla conoscere agli alleati leghisti. Uno smacco tremendo, per Salvini.

In pratica, i grillini – che, in quanto ‘Populisti’, sono, in Italia, i veri avversari dell’Europa dell’euro liberista, hanno lanciato un messaggio politico preciso ai poteri forti dei liberisti europei:

SALVINI? GIA’ BLOCCATO – “Avete scelto come interlocutore Salvini al posto di Renzi? E noi stiamo facendo fare al ‘capo’ della Lega la fine che abbiamo fatto fare a Renzi: lo teniamo ‘appeso’ sulla vicenda della nave Diciotti, gli abbiamo bloccato gli appalti miliardari della TAV che interessano voi e il 15 lo costringeremo a rinviare la ‘secessione’ di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna”.

Sotto il profilo strettamente politico, il rinvio della ‘secessione dei ricchi’, che dovrebbe prendere il via il 15 febbraio, suonerebbe come una sconfitta per i presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto, , rispettivamente, Attilio Fontana e Luca Zaia, entrambi leghisti come Salvini.

Fontana e Zaia hanno promesso ai propri elettori di portare a casa la ‘secessione dei ricchi’ prima delle elezioni europee di maggio. Ma siccome questa furbata, come abbiamo scritto più volte, scipperebbe al Sud decine e decine di miliardi di euro, è difficile, e non impossibile, che i grillini la lascino passare, soprattutto a due mesi dalle elezioni europee.

Se non altro perché se è vero che la Lega ha base elettorale nel Centro Nord Italia, il Movimento 5 Stelle ha base elettorale proprio nel Mezzogiorno d’Italia.

SECESSIONE DEI RICCHI? AUTOGOL PER I GRILLINI – Insomma: per i grillini la ‘secessione dei ricchi’ è una mossa politica sbagliatissima: ma in campagna elettorale diventerebbe un suicidio, perché gli farebbe perdere una caterva di voti nel Sud. Per questo è probabile che Salvini ‘inghiotta’ anche questo rospo. A meno che non decida di aprire la crisi di Governo: ma in questo caso nessuno gli potrebbe più assicurare il no alla richiesta di autorizzazione a procedere chiesto dalla magistratura al Senato della Repubblica.

La ‘secessione dei ricchi’ rischia di spaccare anche il PD. Gli amministratori Due Regioni gestite dal centrosinistra – Piemonte ed Emilia Romagna – sono favorevoli alla linea secessionista dei leghisti. Sia perché ci guadagnerebbero un sacco di soldi, sia perché, dicendo no, perderebbero un sacco di voti in favore della Lega.

FARAONE: IL PD BATTA UN COLPO – Ma questo non va già ai meridionali del PD. E infatti il renziano siciliano, Davide Faraone, segretario del Partito Democratico della Sicilia, fa sentire la propria voce:

“Il PD batta un colpo perché il silenzio è complice. Noi lo stiamo facendo in Sicilia, nel Sud. Ma il PD, tutto il PD deve battere un colpo e dire chiaramente no a chi vuol spaccare il Paese in due. I tre candidati alle Primarie si schierino contro questa ‘secessione dei ricchi’ che mina l’unità nazionale, la convivenza, i principi di uguaglianza e di solidarietà sanciti dalla Costituzione. Che taglia le gambe al Mezzogiorno, alle imprese e alle famiglie del Sud”.

“Non ci serve un PD a trazione nordista – scrive Faraone su Facebook – né un partito-sindacato dei territori, ci serve un partito che parli al Paese intero, che difenda davvero gli Italiani, tutti però. E ci serve soprattutto un nuovo movimento, che coinvolga le classi dirigenti del Sud e non, che rimetta al centro la questione meridionale. Non con l’assistenzialismo – niente elemosine, sia chiaro – ma partendo dall’imperativo categorico che occorre dare a tutte le Regioni la possibilità di competere alla pari”.

“Questo testo segreto – continua Faraone – sull’autonomia rafforzata delle Regioni del Nord, concordato tra Lombardia e Veneto con il Governo nazionale, che il 15 febbraio approderà in Consiglio dei Ministri, vogliamo leggerlo subito, emendarlo, rifiutarlo in toto se pensiamo che rappresenti una lesione dei fondamenti della democrazia e della Carta”.

“Faccio dunque appello – conclude Faraone – non solo ai parlamentari del Sud, ma a tutti i democratici. Diciamo no alla ‘secessione dei ricchi’, perché l’Italia non si spacca. Appelliamoci tutti ai Presidenti di Camera e Senato affinché il Parlamento abbia la possibilità di discutere questo provvedimento e non venga, ancora una volta, mortificato”.

Di ‘secessione dei ricchi’ torna a parlare l’economista Gianfranco Viesti, che ha lanciato l’appello per bloccarlo.

L’IRONIA DI GIANFRANCO VIESTI – Viesti ironizza su Salvini che cerca di far credere che, con la ‘secessione dei ricchi’ “tutti i territori, anche quelli del Sud, si avvantaggeranno”.

“Una specie di magia – commenta l’economista – tanto che c’è da chiedersi perché non la si sia decisa prima, anche nei lunghi periodi in cui la Lega era al Governo. Il presidente della Lombardia Fontana – dice sempre Viesti – continua a sostenere che avremo gli stessi soldi dallo Stato. Gli altri non ci perderanno niente: esattamente il contrario di quanto sostenuto, da sempre, anche in documenti ufficiali, dagli esponenti leghisti (e in particolare dal suo predecessore). E di quanto invece avverrà”.

Anche Viesti si sofferma sulla circostanza che, ancora oggi, non si conosce il testo delle ‘Intese con le Regioni’ che il Governo nazionale si appresterebbe a firmare il prossimo 15 febbraio.

“Circostanza in sé gravissima – sottolinea l’economista – per lo stesso funzionamento della democrazia in Italia: ci si troverà con testi firmati che Parlamento e cittadini non avranno avuto modo né di conoscere, né di discutere minimamente, pur vertendo su questioni complesse e profonde. Testi che, è bene ricordarlo, il Parlamento potrà solo approvare o respingere, senza poterli modificare. E che, se approvati, non saranno più in alcun modo modificabili senza l’assenso delle Regioni coinvolte, neanche con un referendum”.

“Salvini e Fontana – scrive sempre Viesti – se proprio sono convinti di quel che dicono, potrebbero fare una cosa semplicissima: far conoscere al Paese i testi delle Intese (e sottoporle ad un dibattito parlamentare) prima di firmarle. Ma quel che ci sarà scritto non è purtroppo difficile da immaginare. Lo si può capire dalle richieste regionali che Salvini e la ministra degli Affari Regionali, Erika Stefani, si sono più volte pubblicamente impegnati a soddisfare in toto; in particolare, Stefani, ministra della Repubblica Italiana nel cui profilo twitter campeggia il Leone di San Marco, tanto per fare ben capire da che parte sta”

Viesti ricorda la Pre-Intesa siglata con le tre Regioni dal Governo Gentiloni il 28 febbraio dell’anno scorso, quattro giorni prima del voto. Un tentativo disperato, da parte di un PD che cercava di mitigare la sconfitta elettorale che sarebbe arrivata strizzando l’occhio l Centro Nord leghista.

“Una firma, è lecito dire, scellerata – ricorda ancora Viesti – da parte di un Governo in carica per gli affari correnti, per mano di un sottosegretario bellunese (ora deputato per il gruppo SVP-Autonomie), con cui l’esecutivo guidato dal Partito Democratico – senza nessuna discussione pubblica o parlamentare – in uno dei disperati e inutili tentativi di non perdere le elezioni, ha concesso il massimo: e cioè il meccanismo previsto all’articolo 4 per il quale, dopo un anno, le risorse concesse alle Regioni saranno definite sulla base di ‘fabbisogni standard’ parametrati al ‘gettito fiscale’. In altre parole: i cittadini delle tre Regioni (il riferimento dovrebbe essere a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ndr) avranno diritto a più risorse pro-capite per finanziare ad esempio la scuola, perché sono più ricchi”.

Un bel papocchio, quello combinato dal Governo Gentiloni in versione leghista: se vivi in un territorio più ricco hai diritto a più istruzione e a più sanità.

“Per giunta quanto peserà il ‘gettito fiscale’ non sarà nemmeno deciso dal Parlamento, ma da Commissioni paritetiche Stato-Regione: cioè dai tecnici nominati dalla Ministra Stefani, in contraddittorio con tecnici nominati dai leghisti Zaia e Fontana. Un farsa!

Un meccanismo, commenta ancora l’economista Viesti, “che naturalmente comporterà con il tempo, nell’impossibilità di aumentare la spesa pubblica totale, un travaso dalle Regioni meno ricche (anche dell’Italia Centrale) a quelle più ricche del Centro Nord Italia. Dato questo meccanismo, e data l’enormità delle materie coinvolte (ben 23: non solo scuola e sanità, ma anche ambiente, beni culturali, infrastrutture, e tanto altro), ciò produrrà una progressiva, inevitabile, spoliazione del ruolo e delle funzioni di Roma come capitale del Paese e una grande difficoltà nello stesso funzionamento delle amministrazioni centrali”.

“Come possono – si chiede Viesti – i tanti parlamentari cinquestelle rappresentare il Mezzogiorno accettando una così smaccata penalizzazione dei suoi cittadini e delle sue imprese? Si potrebbe dire sorridendo: meglio il silenzio che l’appoggio al progetto dell’autonomia espresso dal Presidente della Puglia, Michele Emiliano, contro gli interessi dei suoi corregionali. Ma c’è poco da sorridere: il 15 febbraio si avvicina, la politica mette la testa sottoterra, e l’Italia pare avviata verso una secessione di fatto delle sue tre Regioni più ricche”.

Noi siamo un po’ più ottimisti del professore Viesti. A nostra avviso i grillini bloccheranno tutto: e lo faranno costringendo Salvini ad accettare il rinvio di tale materia a data da destinarsi.

Foto tratta da Agora Magazine 

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