Gianni Minà sulla crisi del Venezuela: Caracas rischia di fare la fine di Damasco

Gianni Minà sulla crisi del Venezuela: Caracas rischia di fare la fine di Damasco
5 febbraio 2019

Il quotidiano on line ‘l’Antidiplomatico’ ha intervistato il giornalista Gianni Minà che è un grande conoscitore del mondo Latinoamericano. E dalle sua parole spunta l’ombra delle “Sette sorelle” del petrolio, che l’Italia ha già conosciuto ai tempi di Enrico Mattei. Interessante anche la dichiarazione del deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, che definisce la posizione presa dal Presidente Mattarella “un po’ precipitosa”

Sulla crisi del Venezuela vale la pena di leggere ciò che pensa Gianni Minà (nella foto sopra con Fide Castro, foto di giornalisttalia). Si tratta di un grande giornalista che conosce molto bene l’America Latina. Minà, infatti, è stato editore e direttore della rivista letteraria Latinoamerica e tutti i Sud del mondo dal 2000 al 2015. E ha anche diretto la collana di Sperling & Kupfer Continente desaparecido, dedicata a realtà e autori latinoamericani. Ha anche pubblicato numerosi libri sull’America Latina.

Riprendiamo alcuni passaggi dell’intervista rilasciata da Gianni Minà a l’Antidiplomatico.

L’intervistatore dà per scontato che siano stati gli Stati Uniti d’America a mettere in piedi il golpe ‘morbido’ (fino ad ora) di Guaidò. Tesi che Minà condivide: e infatti sottolinea “l’incongruenza della politica degli Stati Uniti” che va avanti “da sempre”.

“Perché non saprei definire in altro modo – aggiunge il giornalista – le numerose guerre dichiarate da Washington, nell’ultimo mezzo secolo, in nome della democrazia e della libertà. Se ci mettiamo poi, per esempio, conflitti come quello del Vietnam e ultimamente quelli in Medio Oriente, viene da domandarsi perché tutto questo si ripeta visto che, alla fine, gli yankee si devono quasi sempre ritirare e rinunciare alle loro mire iniziali. Per questo penso che la situazione sia drammatica e non ci prometta purtroppo una soluzione a breve e questo perché nessuno vuol dispiacere al paese della libertà, quello di Trump ovviamente”.

L’intervistatore chiede al giornalista se Caracas è destinata a diventare una nuova Damasco, ovvero se esploderà una guerra civile come in Siria.

“Credo proprio di sì – risponde Minà – anche se tutto con l’auto-nomina del candidato ‘americano’ è diventato ridicolo, specialmente se a una tale ‘trovata’ nessuno, neanche la comunità europea, ha avuto il coraggio di essere dissenziente e chiara. Così è palese l’incapacità di esporsi del mondo attuale pronto solo a far coro e a soddisfare le decisioni prese a Washington e messe in atto da governi imbelli”.

Il giornalista de l’Antidiplomatico chiede: “Gli Stati Uniti hanno annunciato, per bocca di Bolton, nuove sanzioni contro la compagnia petrolifera statale PDVSA. Inoltre sono stati congelati ben 7 miliardi di dollari della società di Caracas. Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano?”.

Minà non si tira indietro:

“Credo che questo obiettivo sia palese e tristemente ti accorgi che la causa di questo pericolo è, come tante altre volte, l’interesse delle ‘Sette sorelle’ del petrolio e l’esigenza di accaparrarsi la PDVSA, la compagnia del petrolio di Stato venezuelano, la quinta fornitrice del petriolio Usa. Si può condannare alla fame un Paese strategico che fa comodo all’economia di un altro Paese? Pare di sì, in barba a tutte le dichiarazioni di moralità e di etica della politica”.

Insomma, ancora le ‘Sette sorelle’ del petrolio, che gli italiani conoscono molto bene dagli anni di Enrico Mattei, il presidente dell’ENI morto nell’incidente di Bascapè il 27 ottobre del 1962, proprio per essersi opposto alla politica colonialista dei petrolieri occidentali.

L’intervistatore cita la presa di posizione di Papa Francesco, che è argentino e conosce bene il mondo latinoamericano. Il Pontefice ha chiesto di rilanciare il dialogo. “Farebbe bene il governo italiano a unirsi al Papa su questa posizione, rigettando l’ambiguità di Francia, Spagna e Germania?”, chiede l’intervistatore. E Minà:

“Farebbe bene, ma purtroppo attualmente l’Italia continua a non avere una autonomia politica eppure il Papa ha dato il buon esempio proponendo una leale trattativa di pace fra le parti, non le assurde minacce di Trump o di Mike Pompeo, segretario di Stato americano, che non hanno mai risolto una diatriba come questa”.

L’intervistatore: “L’informazione sul Venezuela è spesso inquinata da fake news propalate senza soluzione di continuità dal circuito informativo mainstream. Perché tanto accanimento contro il Venezuela? La Rivoluzione Bolivariana rappresenta un esempio da cui potrebbero trarre ispirazione i popoli europei schiacciati sotto il tallone di ferro del neoliberismo?”.

Gianni Minà: “Le rispondo con una punta di malinconia per la fine che ha fatto il nostro mestiere. Non ho letto o ascoltato infatti articoli seri, ma soltanto l’esaltazinoe della giustezza della politica nordamericana o la propaganda ritmata per cui (ormai da sei anni) dalla morte di Chavez, esiste un piano di mortificazione dei diritti dei venezuelani. Gli errori del governo di Maduro hanno fatto il resto, ma è vile assistere a un assedio del Paese che dura da tempo, si esprime con atti golpisti ogni due, tre mesi, sparisce dall’informazione per un paio di volte al mese, dopo di che aspetta i dollari che devono arrivare dagli Stati Uniti per continuare una strategia infame e finisce, da giugno, per ignorare che le elezioni le ha vinte il governo chavista. Piaccia o non piaccia agli organizzatori di questi golpe”.

Sul Venezuela interviene anche il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Aldo Penna:

“Sulla crisi del Venezuela, come in tante altre vicende di politica internazionale – dice Penna – la verità in tasca non ce l’ha nessuno. Prima di lanciarsi in giudizi affrettati su quanto sta accadendo in questi giorni in Venezuela, sarebbe bene iniziare a cominciare a dubitare delle proprie certezze e a coltivare qualche dubbio. Anche la dichiarazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – aggiunge il deputato nazionale – appare un po’ precipitosa. Perché il Governo italiano dovrebbe riconoscere come legittimo Presidente l’autoproclamato Guaidò? Le elezioni che hanno rieletto Maduro non sono state né libere, né democratiche, ma lo stesso vale per l’autoproclamazione di Guaidò”.

Il Presidente della Repubblica Mattarella è intervenuto sulla questione dicendo che “non ci può essere incertezza né esitazione”, perché la scelta è tra “la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza”.

“La posizione neutrale, ma non indifferente, del nostro Governo appare la più saggia. In questi giorni – conclude Penna – si è creato un Comitato di contatto tra UE e Paesi Latinoamericani, che lavorerà per un percorso di dialogo, scongiurando un acuirsi degli scontri già fin troppo violenti, così come richiesto da alcuni Paesi come Messico, Uruguay e Caraibi”.

QUI L’ARTICOLO DE L’ANTIDIPLOMATICO 

 

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