CAMINAMU ADDHITTA! Viva Sant’Ajita!

CAMINAMU ADDHITTA! Viva Sant’Ajita!
3 febbraio 2019

L’autore dell’articolo ci racconta la festa di Sant’Agata, a Catania. Ricordandoci che Sant’Ajita li sconfigge regolarmente tutti… se è vero che “il potente assassino responsabile del martirio di Agata fece una malafine: ufficialmente annegato nel sacro fiume Simeto, più probabilmente giustiziato dal popolo catanese e buttato nel Simeto”

di Mario Di Mauro
TerraeLiberAzione

Cari amici, vi giunga il mio umile “CITTADINI! – Tutti Devoti, Tutti!” da una dimensione ontologica di devozione “intransigente e totalitaria”, che vivo come parte attiva di una sintesi dinamica di democrazia comunitaria organizzata nella Fede sul Filo di un Tempo millenario, segnato dalle forze mentali della Grande Madre mediterranea e del femminino materno.

TUTTI DEVOTI!. TUTTI! TUTTI. E non è un caso se il “culto agatino” – che è in teoria universale – venga SISTEMICAMENTE attaccato e “isolato”, sterilizzato anche a kmzero, folklorizzato o ingabbiato in paranoie “securitarie” da una convergente e diabolica palude di poteri più o meno blasfemi, ipocriti e perniciosi, a volte perfino stupidi, spesso invisibili, talvolta spudorati.

Sant’Ajita li sconfigge regolarmente tutti, come ha sconfitto l’arroganza di un Impero, peraltro in una fase di caos… E’ il caso di ricordare che il potente assassino responsabile del martirio di Agata fece una malafine: ufficialmente annegato nel sacro fiume Simeto, più probabilmente giustiziato dal popolo catanese e buttato nel Simeto.

Tutti Devoti, tutti! Cettu! Cettu!

Il 5 febbraio è la porta di ingresso nella primavera mediterranea e coincide spesso – come ora – anche col Capodanno lunare cinese che è “festa di primavera”! Ma è anche una certezza che si rinnova nel “Tempo senza Tempo” in cui il colonizzato può essere se stesso – direbbero Albert Memmi e Franz Fanon – riaffermando il suo r/esistere in una dimensione ontologica di devozione “intransigente e totalitaria”, che condivido senza se e senza ma. Altro che “superstizione medievale”!

Sì ai ceri, no alle macchine! (@TerraeLiberAzione 1995).

Dal Potere blasfemo venne scatenata una mai conclusa campagna “razzista” contro i Devoti che “sporcano le strade” con la cera votiva! “Al Comune” abbiamo detto: pulitela, e gli abbiamo anche spiegato come (grazie a un emigrato siciliano in Germania che ce lo ha spiegato). Quanto agli igienisti e securitari: camminate a piedi e pregate, e respirate aria che profuma di miele e non di smog: almeno 3 giorni all’anno! Oppure statevi a casa a guardarvi la tv e a sbraitare contro chi vi dicono di sbraitare: non sentiremo la vostra mancanza. Altro che multe ai devoti che portano a spalla il cero addhumatu, acceso!

Dagli anni Novanta, ne ricordo volentieri uno, un mio amico medico, che al “vigile urbano”, dandogli la sua carta di identità, gli disse:

“La multa? scrivila e poi ta ntappi nta carina!”.

A me andò meglio: quando diedi il mio passaporto, ho cortesemente chiesto al “vigile” di comunicarlo al comandante dei Vigili Urbani, il quale gli rispose:

“Con Di Mauro non ci provate, abbiamo già abbastanza guai!”.

Della serie: “ma tu u sai cu su i Cristiani?”. 🙂

Sulla questione abbiamo pubblicato anche un libretto: “Sant’Agata, i Ceri e le Macchine” (1998).

Sia chiaro: Essere DEVOTO di SANT’AGATA è un impegno lungo 365 giorni (e notti) all’anno. Essere DEVOTO di Sant’AJITA significa anche non avere mai paura del “POTERE” – anche quando si mostra col suo volto più satanico di sfruttamento ipocrita e razzismo ridotto ormai a “banalità” e idiotismo del senso comune… “La Bestia” si fece algoritmo! Essere DEVOTO di SANT’AGATA vuol dire essere vivo e libero, malgrado tutto.

Tutti Devoti, tutti!. Cettu! Cettu!. E – nella Lezione di Agata – “sia il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»- il di più viene dal Maligno”. (Vangelo di Matteo)

Foto tratta da wikipedia

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