La vera storia dell’impresa dei mille 9/ E da Marsala a Salemi Garibaldi comincia ad arruolare i picciotti di mafia…

La vera storia dell’impresa dei mille 9/ E da Marsala a Salemi Garibaldi comincia ad arruolare i picciotti di mafia…
2 febbraio 2019

L’impresa dei mille, nella marcia che va da Marsala a Salemi, comincia a prendere il ‘colore’ della mafia. Ci sono i servizi segreti inglesi, rappresentati dal Barone Sant’Anna. E cominciano ad arrivare i picciotti della mafia che ne combineranno di tutti i colori. E poi si chiedono come mai lo Stato italiano tratta con la mafia, quando la prima ‘Trattativa” con i mafiosi l’ha fatta Garibaldi con gli inglesi…  

di Giuseppe Scianò

GARIBALDINI IN MARCIA DA MARSALA A SALEMI – 12 maggio 1860: sulla strada per Salemi. «Dove sono gli insorti?»

Torniamo alla cronaca dei fatti. Garibaldi ed i suoi Mille, «conquistata» Marsala, si spostano verso Salemi. Questa, sì, dovrebbe essere una città amica perché è sotto l’influenza del Barone Sant’Anna. Uomo di primo piano, anzi pezzo da novanta, secondo Montanelli e secondo non pochi autori. Certamente, il Barone è agganciato ai servizi segreti britannici ed esponente egli stesso della Massoneria filoinglese. L’unica che conti veramente in Europa e nel mondo.

Una sosta – a circa metà strada – è prevista, intanto nel feudo Rampingallo, a dieci chilometri circa da Salemi. Si tratta di una grande proprietà del Barone Mistretta. A Rampingallo prima e a Salemi dopo, sono previsti gli incontri, oltre che con i galantuomini, anche con le squadre di sedicenti insorti in armi. Vedremo di che cosa si tratterà.

Mentre la colonna si mette in cammino, proprio alle porte di Marsala, si svolge un interessante, significativo dialogo fra Garibaldi ed il suo ufficiale di Stato Maggiore, Giuseppe Bandi. Chi è costui?

Giuseppe Bandi, aiutante e fedelissimo di Garibaldi, giovane e brillante ufficiale, toscanaccio quasi quanto Indro Montanelli (pur senza la finezza né la cultura dello stesso Montanelli), è a sua volta, in maniera moderata, agiografo (1) ed apologeta della Spedizione dei Mille. Qualche volta però perde le staffe e riesce ad essere molto sincero. Cosa, questa, che avviene appunto alla partenza da Marsala per raggiungere il feudo di Rampingallo. Il Bandi è infatti deluso, più di quanto non sembri o non voglia ammettere, per l’accoglienza trovata a Marsala.

È deluso altresì perché non vede «…gli innumerevoli insorti di cui era corsa fama che brulicassero le campagne siciliane».(2)

Vale la pena di seguirlo per strappargli qualche informazione preziosa, fra quelle annotate in successive pubblicazioni. Così ci racconterà, dopo diversi anni, la storica conversazione con il suo Generale.

«Non volevo mostrarmi scoraggiato, né uomo di poca fede ma mi premeva chiarire qual fosse l’impressione suscitata nell’animo di Garibaldi dalle prime accoglienze, che ci avevano fatto i Siciliani. E, così, avvicinatomi a lui, con non so qual pretesto, gli dissi:

“O dove sono, Generale, que’ magni insorti che promettevano Roma e Toma? Mi pare che la gente guardi e passi, ed abbia una voglia matta di starsene allegramente a vedere quel che accadrà”.

Il Generale rispose con la sua inalterabile tranquillità:

“Pazienza, pazienza; vedrete che tutto andrà bene. Perché la gente si scuota e ci venga dietro, bisogna farle vedere che sappiamo picchiare. Il mondo è amico dei coraggiosi e dei fortunati”.

Capii che diceva una cosa santa, e mi tacqui; ma dopo poco, tornai a farmi vivo per domandargli:

“O dov’è Rosolino Pilo? Dov’è Corrao? Non ci dissero a Genova che erano padroni di mezza l’isola (sic)?”.

“Ce lo dissero…, – soggiunse il Generale – ma che volete? Avranno fatto quel che poterono fare, e adesso saranno per la montagna”».(3)

Garibaldi non si preoccupa. È verosimile, infatti, che lui non sappia dove diavolo siano gli insorti in quel momento, ma sa bene dove sono gli Inglesi. Quelli, sì, che brulicavano in Sicilia. E la marcia verso Salemi (e poi verso Calatafimi e verso Palermo e via di seguito) sarà solo una marcia verso una vittoria prefabbricata. Nel conseguimento di tale vittoria, tuttavia, non mancheranno sorprese ed incidenti di percorso.

Quelli veri intendiamo. Non programmati…

Tappa di Rampingallo – La prima sosta nel loro spostamento da Marsala a Salemi, i Garibaldini la fanno dunque nel feudo Rampingallo. Il centro aziendale è costituito da una vetusta ma comoda struttura edilizia, caratteristica della campagna siciliana: ’u bagghiu (il baglio). Nel cui interno trovano posto le abitazioni del proprietario e dei suoi più diretti collaboratori e talvolta la «cappella», nella quale si celebrano anche importanti funzioni religiose. Al centro, di solito, esiste un grandissimo spazio capace di varie attività di trasformazione e di conservazione dei prodotti agricoli. Rifugio sicuro talvolta per intere greggi, soprattutto di notte.

Così è anche il baglio di Rampingallo. I Garibaldini pertanto, ed i loro capi, vi troveranno comoda ospitalità. Qui, come ci spiega il Bandi, verranno raggiunti da una prima squadra di picciotti, guidata dal fratello del Barone Sant’Anna. Questi diventerà sempre più, deus ex machina ed autorità a Salemi, come ad Alcamo ed in altre località della provincia di Trapani.

G. C. Abba ci descrive questi presunti insorti in maniera tale da farci capire che, sì, lui li chiama insorti, ma sono piuttosto uomini vestiti di «pelli di pecora sopra gli altri panni, tutti paiono gente risoluta» e sono «armati di doppiette da caccia e di picche bizzarre».(4)

Non garantisce insomma, che siano veri ribelli, veri insorti.

Poco prima il Bandi aveva incontrato, appunto, il fratello dello stesso Barone Sant’Anna con sette o otto signori, «tutti a cavallo, con le papaline in testa e con gli schioppi attraverso alla sella come tanti beduini». Questi, poco dopo, avvicinatisi al Bandi avrebbero gridato «Viva Cicilia! Viva la Taglia (Viva Sicilia! Viva l’Italia)».(5)

Scrive testualmente il Bandi per evidenziare, giustamente, che quei signori non conoscevano bene l’italiano, né cosa fosse l’Italia, né che diavolo questa volesse da loro. Sulla pronunzia della parola Sicilia in Cicilia, il Bandi tuttavia si sbaglia, perché nel Siciliano è la «C» che spesso viene pronunziata come una «S» leggera. E non viceversa.

Parlando della tappa di Rampingallo, è necessario ricordare un altro
episodio narrato dal Bandi. Un episodio che per la verità il toscano cita per un suo motivo specifico, ma che noi riprendiamo per un’altra ragione.
Mentre Garibaldi, con l’aiuto del Bandi e di un altro garibaldino, si stava spogliando per andare a letto (non dimentichiamo che l’Eroe è afflitto da dolori reumatici e da vari acciacchi), il Barone Sant’Anna in persona chiede di essere ricevuto ed entra nella stanza, dicendo che ha bisogno di un’autorizzazione, di una lettera cioè scritta (il Bandi parla di spedizione) che lui, a sua volta avrebbe consegnato «a due de’ suoi uomini» e con la quale Garibaldi «dichiarasse che dava loro facoltà di levare gente per conto suo in certi villaggi non lontani, promettendo che i due uomini sarebb ro tornati quanto prima, recandoci qualche buon aiuto».

Garibaldi, racconta sempre il Bandi, gli dice:

«Scrivete subito in mio nome una “spedizione” per i due uomini di Sant’Anna, acciò si sappia che la gente che arruoleranno sarà arruolata per me; e quando l’avrete scritta, firmerò».(6)

Il Bandi cita questo episodio anche per evidenziare la formula che lui avrebbe adottato per indicare l’autorità dalla quale viene emessa l’autorizzazione a svolgere quella specie di incarico (la formula del Bandi per la cronaca così recita: «Giuseppe Garibaldi, Generale del Popolo italiano, disceso in Sicilia per rendere alla nobile isola l’antica gloria e libertà, dà commissione ecc.»).

In quel momento Garibaldi mostra di gradire la proposta del Bandi e l’adotta. Tale formula sarebbe stata, tuttavia, per i casi successivi, «messa all’indice e surrogata con una diversa formula». Ci pare ovvio. Non l’antica gloria, ma una nuova (7) terribile schiavitù Garibaldi sta rendendo alla Sicilia. Meglio quindi non mettere il dito sulla piaga. E poi si dimostra ancora una volta che in Sicilia non esiste alcuna rivoluzione. E che non esistono affatto i volontari dei quali tanto parla la storiografia ufficiale.

I picciotti di mafia – Cos’altro vogliamo far notare di grande importanza? La mentalità padronale e mafiosa che, a Rampingallo, come altrove, caratterizzerà l’arruolamento dei picciotti? In verità non si tratta affatto di insorti, come ci è stato detto e ripetuto, né di gente politicizzata, né infine di gente che ha intenzione di accettare un vero e proprio rapporto gerarchico di tipo militare, sia pure in modo semplice come si addice ai guerriglieri ed agli insorti, da che mondo è mondo. Ma si tratta soltanto di un rapporto personale di obbedienza verso questo o quell’altro pezzo grosso che, a sua volta, ha rapporti con Garibaldi o con i suoi collaboratori.

Peraltro se questa gente fosse stata veramente sul piede di guerra, non sarebbe stato necessario andarla a prelevare. Né tantomeno ci sarebbe stato bisogno della commissione o spedizione scritta (perdippiù firmata da Gari- baldi). Adempimento burocratico, questo, che vuole in qualche modo accreditare il Sant’Anna ed i suoi uomini nel caso specifico. In altra occasione accrediterà altri Sant’Anna ed altre persone di loro fiducia.

Per fare folla, tuttavia, e per fare intendere all’opinione pubblica internazionale che il Popolo Siciliano voglia veramente l’unità d’Italia e l’intervento liberatorio di Garibaldi, questi reclutamenti e la qualità delle persone che vi provvedono di volta in volta e gli stessi picciotti di mafia andranno a meraviglia. Crediamo, per la verità, che il Sant’Anna volesse quel foglio anche per avanzare diritti a futuri rimborsi di spesa. I cosiddetti picciotti, infatti, venivano pagati dai signori ai quali «ubbidivano devoti» già da tempo. Con l’impresa garibaldina molti di loro avranno anche una pensione ereditaria.

Al Baglio di Rampingallo giungono le voci che da Palermo è partito il Generale Landi con tremila uomini per sbarrare il passo all’Armata Gari- baldina. Altre voci parlano di truppe che sarebbero state mandate via mare contro i nostri eroi. Garibaldi se ne preoccupa alquanto.

Decide, senza indugi, di accelerare i tempi per andare a Salemi, «che – come ci spiega il Bandi – siede in vetta ad un poggio assai scosceso, e si tratta di giungervi per sentieri aspri e fuori mano».

Garibaldi (con Bixio e con i carabinieri genovesi) si avvia velocemente verso Salemi, mentre il grosso della compagnia «si raccoglieva e si metteva in ordine» per marciare a sua volta.

Foto tratta da it.bastingrews.com

(1) Vogliamo ricordare ai nostri lettori che in Italia si arrivò a definire Agiografia Risorgi- mentale la storia ufficiale del Risorgimento, appunto. L’etimologia della parola viene dal gre- co (αγιος, santo, e γραφω, scrivo) e, com’è noto, si riferisce ad alcuni testi sacri della Bibbia. Il riferimento al risorgimento è ovviamente ironico. Si è verificato però che, a distanza di anni, l’Agiografia Risorgimentale venisse accettata come storia vera dalla quale fare derivare anali- si, valutazioni, riferimenti ecc., e si sa, in questa situazione, non c’è ironia che basti.

(2) G. Bandi, op. cit., pag. 72.

(3) G. Bandi, op. cit., pag. 73.

(4) G. C. Abba, op. cit., pag. 59.

(5) G. Bandi, op. cit., pagg. 77 e 78.

(6) G. Bandi, op. cit., pag. 78.

(7) G. Bandi, op. cit., pagg. 78 e 79.

La vera storia dell’impresa dei mille 8/ Anche Indro Montanelli ammette il ruolo della mafia. La misteriosa morte di Ippolito Nievo

 

 

 

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