Lettera da Vittoria: l’ex sindaco Francesco ‘Ciccio’ Aiello racconta la sua città malata di malaffare

Lettera da Vittoria: l’ex sindaco Francesco ‘Ciccio’ Aiello racconta la sua città malata di malaffare
28 gennaio 2019

Francesco Aiello, già parlamentare regionale, già assessore regionale, più volte sindaco di Vittoria riflette sulla lettera del clero vittoriese, sui motivi che hanno portato allo scioglimento del Comune di Vittoria e sulle prospettive della città del Ragusano

da Francesco Aiello
riceviamo e pubblichiamo

Alcuni esponenti del passato regime pattizio amministrativo di Vittoria, che hanno consapevolmente costruito non solo il trionfo del peggiore trasformismo ma anche la degenerazione del voto amministrativo e dell’intero sistema municipale, incuranti e irridenti del quadro indiziario che li ha portati sotto processo, fanno lezione di “negazionismo” a piene mani, fingendosi scandalizzati per lo scioglimento del Comune, per effetto di comportamenti irresponsabili da loro stessi sostenuti, in contraddizione con le determinazioni della Procura di Catania e del Ministero degli Interni.

Fanno i patrioti senza macchia e senza paura e negano i fatti che hanno portato a questa situazione devastante: intercettazioni, dichiarazioni, conferenze stampa, intrecci pattizi vari, relazioni elettorali e connessioni affaristiche che definiscono ampiamente un quadro insolito di degenerazione politico-istituzionale, fondato su accordi di laisser-faire laisser-passaire col vasto mondo della speculazione di ogni genere, e dell’affarismo economico più spregiudicato, a Vittoria e in tutto il territorio.

Consapevolmente e per scelta deliberata, sono state sdoganate nella vita economica di Vittoria e del territorio, quelle pratiche che il Documento del Clero vittoriese pone, a ragione, al centro di un processo di cambiamento e di rigenerazione della vita civile della città.

Credo però che su questo versante, quello della analisi delle cause e delle ragioni che hanno portato allo scioglimento, il Documento sia carente e genericista, privo di una analisi concreta, mentre lo considero forte e centrato quando sottolinea che “i problemi più urgenti da affrontare siano un sano sviluppo economico che rigeneri lavoro e un forte contrasto alla criminalità mafiosa e alla corruzione” ( Conferenza Episcopale Siciliana, Messaggio di Natale 2018).

Paolo Borrometi e Giorgio Stracquadaino hanno sicuramente fornito un quadro abbastanza aggiornato della situazione, certo con qualche correzione sempre possibile nella valutazione delle cause, ma sostanzialmente fermi nella descrizione di alcuni percorsi criminali, che erano stati rilevati puntualmente dalle indagini della Procura Antimafia di Catania.

Dunque mi chiedo: come è possibile nascondere ancora l’esistenza di tutto quello che ha portato Vittoria a tanto sconquasso?

Forse non se ne accorgevano coloro che che traccheggiavano sul voto di scambio e assistevano all’orrendo mercato di voti che veniva intrecciato per consegnare a Moscato il compito di continuare l’opera di demolizione del sistema Vittoria, intrapresa da anni, sotto la copertura di svariate e inventate e inesistenti motivazioni ideologiche?

Non è vero forse che la scelta compiuta, cedimento dopo cedimento, fu quella di rassicurare i generosi e prodighi gruppi d’assalto dell’economia vittoriese, soprattutto nel settore agroindustriale, ma anche dell’Edilizia, dei Rifiuti, dell’Urbanistica, delle Opere pubbliche e dei Servizi sociali, all’insegna della continuità’ amministrativa del Comune, e con il carico di tutti gli accordi che venivano assunti, anche sottobanco prima durante e dopo la campagna elettorale?

Questo fu il centro di un accordo vasto che scavalcò i confini della politica e scivolò sul terreno fangoso del contatto e del contagio con interi gruppi del malaffare. Anche con i soggetti emergenti della bifronte economia dell’assistenza sociale e dei migranti.

Il modello di Mafia Capitale si catapultava nel cuore delle vicende della città di Vittoria e consegnava le istituzioni cittadine al traccheggio e ai rapporti, ancora incogniti, con strani personaggi di sistemi occulti e di sinergie sotterranee. Solo dopo, e per caso, sono venuti fuori e siamo venuti a conoscenza di vicende gravissime di contiguità con “sistemi” raffinati e personaggi inquietanti, quali sono quelli legati alla vicenda delle sentenze del Tar o del Cga, e ora noti alle cronache giudiziarie, come gli Avvocati Tribastoni e Mineo.

Come c’è arrivato Mineo a Vittoria? Come e perché un giudice, non togato e nominato del Cga, viene chiamato, senza mai spiegare perché e per come, a presiedere il Nucleo di Valutazione dei Dirigenti del Comune di Vittoria, in comunione con altri designati, locali attivisti nella campagna elettorale di Moscato ?

Chi ha gettato fango su Vittoria ? Chi ha gettato fango sul buon nome dei Vittoriesi?

E’ questo il tema di fondo sul quale tutti dovrebbero interrogarsi.

Così non sembra, a leggere certi documenti che vengono pubblicati. Il fango sui Vittoriesi non viene dal decreto di scioglimento del Ministro degli Interni, né viene dall’azione penale dei Giudici di Catania, né dai rinvii a giudizio che incombono su alcuni amministratori, o amici del giro giusto, di Vittoria, ma viene da una situazione, nota a tutti i cittadini, che ha prodotto lo scioglimento e l’azione penale della Magistratura.

Viene dall’intrigo nauseabondo di interessi illeciti o illegittimi che si sono messi in moto e hanno condizionato la vita istituzionale e amministrativa della città, determinando il successo elettorale di uno schieramento rispetto all’altro sulla base di accordi di interesse con gruppi sociali e personaggi “sensibili”.

Il fango viene anche dai tentativi, mai sopiti, di deformare la narrazione dei fatti e di inquinare le acque, con qualunque mezzo, anche mediatico e informativo, al fine di opacizzare gli eventi storici e aiutare i malfattori a farla franca.

Emerge ora in tal senso sempre di più il dato che i problemi di Vittoria sono quelli che gli stessi amministratori di prima ( 2005-2017 ) hanno creato, col loro lassismo opportunistico e la loro incapacità: problemi che essi hanno lasciato marcire, aggravandoli enormemente. Come accade sempre quando ciascuno pensa solo ai fatti propri e non al bene comune.

I Commissari hanno trovato una realtà del tutto compromessa, i servizi allo sfascio, le strutture in degrado per anni e anni di abbandono, i progetti giacevano nei cassetti in attesa di accordi e strategie di cordata, nascosti sotto una coltre di dichiarazioni vuote e propagandistiche, rilanciate periodicamente, come scoperte nuove, dall’ufficio stampa e propaganda del ‘Minculpop’ cittadino.

Una cosa però è sicura, ed è quella che tutti ora sono fuori gioco, for ever: coloro che hanno tramato sulla pelle di Vittoria e dei Vittoriesi sono stati gettati fuori dal Comune! Ora strillano e strimpellano per non perdere i contatti. O si riciclano in attesa di tempi migliori.

In tale contesto colloco i ripetuti e farseschi interventi di diversi personaggi che hanno fatto parte dirigente del sistema pattizio e che ora si fanno paladini di palingenesi liberatorie per la città di Vittoria.

Ecco perché intervengono e cercano in ogni modo di strumentalizzare le scelte dei Commissari, di marcarli sulla stampa, di invocare paternità amministrative risibili e inesistenti su iniziative e azioni dei Commissari, doppiando vergognosamente le interviste e le dichiarazioni che essi talvolta rilasciano, per rivendicare, loro gli sciolti, una sedicente e supposta continuità dei Commissari sulla linea di quelli di prima.

Loro stessi ci costringono dunque a riconoscere che la tresca interna non è ancora finita. Troppi vecchi pezzi del regime disciolto sono ancora in giro, magari riciclati, a ciarlare, a veicolare, a elaborare, a utilizzare la menzogna e persino il buon nome dei Commissari, per la disinformazione sistematica della verità.

Per questo motivo siamo ancora impegnati e saremo attivi, al servizio della cittadinanza: la mala erba del traccheggio, infatti, non muore mai.

Non cederemo di un millimetro rispetto ai temi scottanti che assediano la città e i cittadini. Ne elenchiamo alcuni, qualificandoli: Mercato illegale e Doppia attività; la triste storia della Differenziata; Variante del Prg con falsi in atto pubblico; Acqua al disastro; Depuratori in avaria; Viabilità interna ed esterna massacrata; Musei chiusi; Villa comunale: una distruzione; Parco Serra San Bartolo la fine di un sogno; Teatro chiuso; Asilo Nido cancellato; Delegazione di Scoglitti sbaraccata; Porto rifugio Scoglitti tutto fermo; Incarichi Professionali; Liquidazione di Amiu ed Emaia apriti sesamo; Illegalità conclamata di Vittoria Mercati; Progetti pubblici e privati impostati a monte: tutto viene dai tempi che Betta filava.

Come affrontare temi così dirompenti? I Commissari cercano di fare il possibile. Ma i guasti sono profondi. E comunque noi saremo presenti e attivi, faremo la nostra parte e segnaleremo tutto ai Commissari, perché il disegno corruttivo e collusivo sia definitivamente stroncato.

Qualunque sia il vestito che questo disegno assumerà, noi siamo in grado, modestamente, di riconoscerlo.

La nostra battaglia continua.

Foto tratta da ragusaoggi.it

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