Crisi finanziaria della Regione: all’Ars è arrivata la resa dei conti/ MATTINALE 261

Crisi finanziaria della Regione: all’Ars è arrivata la resa dei conti/ MATTINALE 261
24 gennaio 2019

La Regione siciliana è arrivata al capolinea. Il numero delle categorie sociali della nostra Isola che chiede certezze nei pagamenti cresce di giorno in giorno. Tutto questo mentre il Governo e l’Ars sono costretti a rivedere i conti del Bilancio e della Finanziaria 2019 con nuovi tagli. A nostro modesto avviso, la situazione, tra qualche mese, potrebbe diventare di difficile gestione 

I segnali, questa volta, ci sono tutti. Quello che I Nuovi Vespri hanno cominciato a segnalare nei giorni del secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta – era l’estate del 2016, giusto per ricordarlo (COME POTETE LEGGERE QUI) – si sta verificando: l’impossibilità, per la Regione siciliana, di andare avanti per mancanza di risorse finanziarie.

Ci sono, è chiaro – e noi lo ribadiamo spesso – responsabilità del passato Governo regionale a guida PD. Ma c’è anche una certa superficialità da parte dell’attuale Governo di Nello Musumeci, che avrebbe dovuto porre la questione ad inizio del proprio mandato.

Il grande errore commesso dal presidente Musumeci e dal suo vice, Gaetano Armao, che ricopre l’incarico di assessore all’Economia, risale ai primi giorni del loro insediamento, quando avrebbero dovuto contestare all’allora Governo nazionale di centrosinistra, presieduto da Paolo Gentiloni, le difficoltà finanziarie allora presenti.

Invece, in quel momento, Musumeci e Armao hanno preferito tacere. E si sono pure ‘ingoiati’ lo scippo di 800 milioni di IVA frutto degli accordi scellerati del precedente Governo Crocetta.

Certo, la protesta non avrebbe fermato lo scippo: ma avrebbe posto il ‘caso’ politico, da riproporre al Governo nazionale successivo.

Che hanno fatto invece Musumeci e Armao nel gennaio del 2018? Nella seduta del Consiglio dei Ministri che ratificava lo scippo di 800 milioni di euro di IVA (riunione dove, a norma di Statuto, partecipa il presidente della Regione siciliana con il rango di Ministro) hanno mandato l’assessore Marco Falcone, che si è limitato a prendere atto dello scippo.

Queste cose noi le abbiamo raccontate nei primi giorni di gennaio del 2018 (COME POTETE LEGGERE QUI). Precisando che questa scelta ‘politica’ del Governo Musumeci avrebbe arrecato danni seri alla Sicilia.

Perché parliamo di “scelta politica”? Perché il silenzio sullo scippo di 800 milioni di IVA alla nostra Regione era ‘politico’. In quel momento Renzi e Berlusconi erano convinti di vincere le elezioni politiche nazionali che si sarebbero celebrate il successivo 4 marzo. E il Governo Musumeci aveva scelto di schierarsi con Berlusconi (e quindi con il promesso inciucio tra il PD di Renzi e Berlusconi), che avrebbe sistemato tutto una volta giunto al Governo del Paese.

Purtroppo per Musumeci & Armao le elezioni politiche Renzi e Berlusconi le hanno perse. Ed è arrivato il Governo giallo-verde.

Da allora in poi Musumeci e Armao non ne hanno fatta una giusta. In sede di ‘parifica’ del Bilancio consuntivo 2017 hanno cercato in tutti i modi di non prendere atto delle risoluzioni della Corte dei Conti. Già allora – era la primavera dello scorso anno – la magistratura contabile indica in circa 2 miliardi di euro la manovra da effettuare per il 2019.

Il Governo Musumeci-Armao, nelle settimane successive alla ‘parifica’, non tiene conto di questa indicazione. L’assessorato all’Economia sostiene che la Regione deve effettuare una manovra di 530 milioni di euro e non di 2 miliardi di euro.

Finisce che la Corte dei Conti deve intervenire – fatto inusuale – per ricordare al Governo di rispettare il pronunciamento della stessa magistratura contabile.

Il Governo regionale non si rassegna e presenta ricorso: ricorso che lo scorso novembre – e non in questi giorni! – viene ‘bocciato’. La Regione deve effettuare una manovra da 2 miliardi di euro circa, tornano a ribadire i giudici contabili.

Il Governo regionale, ancora una volta, non si arrende. E, a nostro modesto avviso – e se abbiamo ragione o torto lo sapremo tra qualche mese, in sede di ‘parifica’ del consuntivo 2018 – mette in piedi un disegno di legge di Assestamento di Bilancio discutibile, che viene comunque approvato dall’Ars.

Dopo di che insiste sui 530 milioni di euro al posto della manovra da 2 miliardi di euro circa. Il resto è cronaca di questi giorni. Con la Corte dei Conti che, informalmente, fa sapere che la manovra resta da 2 miliardi di euro. Punto.

E’ un po’ tardi, perché il Governo ha messo su un disegno di legge di Bilancio e Finanziaria 2019 impostato sempre sui 530 milioni di euro. Ora dovrà trovare poco più di 50 milioni di euro all’anno per i prossimi trent’anni.

La situazione si fa critica. Perché adesso mancano i soldi per andare avanti. Così cominciano i tali di qua e di là (tagli anche al Fondo pensioni Dei dipendenti regionali COME POTETE LEGGERE QUI).

Errori politici su errori politici. Con quale faccia, oggi, l’attuale Governo regionale può fare valere le proprie ragioni a Roma, visto che, dal precedente Governo nazionale, non ha preteso alcunché?

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