I 20 anni dell’euro e il terrore di Junker e dei liberisti in vista delle elezioni europee

I 20 anni dell’euro e il terrore di Junker e dei liberisti in vista delle elezioni europee
16 gennaio 2019

Eh sì, ora i liberisti che, fino ad oggi, hanno governato l’Unione Europea imponendo le politiche economiche del rigore sono terrorizzati. Fmi, banche, alta finanza sono potenti: ma davanti alle elezioni – cioè alla volontà popolare – hanno poco da studiare. Così il presidente uscente della Commissione UE, Junker, con la sua indennità mensile di 27 mila euro, si presenta da ‘pentito’. Ma la resa dei conti – le elezioni europee – sta per arrivare… 

Devono essere veramente terrorizzati. Sì, terrorizzati, questa è la parola giusta. Altrimenti il presidente ormai uscente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, non avrebbe mani pronunciato le seguenti parole:

“Abbiamo dato troppa importanza all’influenza del Fondo monetario internazionale… al momento dell’inizio della crisi molti di noi pensavano che l’Europa avrebbe potuto resistere all’influenza del Fmi”.

E ancora:

“Non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia e con i greci durante la crisi del debito…”.

E ancora:

“L’austerità è stata avventata, ma non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato: le riforme strutturali restano essenziali”.

Queste ed altre parole – che proveremo a riportare e a commentare – il presidente uscente della Commissione europea, Junker, le ha pronunciate in occasione di una manifestazione per celebrare i vent’anni della moneta unica europea.

E’ evidente che, non solo Junker, ma tutto l’establishment che governa l’Unione europea – tutto di stampo liberista – è letteralmente terrorizzato. Mancano quattro mesi alle elezioni europee e i risultati della gestione della UE, da parte dei liberisti, sono a dir poco sconfortanti.

Nell’ottobre del 2017 Il Sole 24 Ore scriveva:

“Nel 2016, nell’Unione europea, 117,5 milioni di persone (il 23,4% della popolazione) erano a rischio povertà o esclusione sociale. Cosa si intende per rischio povertà? Una persona deve trovarsi in almeno una di queste tre condizioni: avere un reddito inferiore all’equivalente del 60% del reddito medio nazionale, far parte di un nucleo familiare con intensità lavorativa molto bassa o vivere in una grave deprivazione materiale. Le situazioni più gravi sono state registrate in Bulgaria (40,4%), Romania (38,8%) e Grecia (35,6%). I più bassi? Nella Repubblica ceca (13,3%), Finlandia (16,6%) e Danimarca (16,7%). L’Italia, secondo la classifica di Eurostat, nel 2016 ha una percentuale del 28% che è altissima ma ci pone circa in mezzo nella classifica. Sono quindi 17 milioni le persone a rischio povertà”.

Lo scorso anno, a settembre, la situazione non sembrava cambiata, anzi, per alcuni versi, è peggiorata, se è vero che i dati ufficiali certificavano – sempre nell’Unione europea – oltre 100 milioni di poveri su circa 500 milioni di abitanti: in pratica, il 20% della popolazione!

La ‘cura liberista’ ha fatto crescere le diseguaglianze: chi era ricco è diventato ancora più ricco, chi era povero è diventato sempre più povero. E a fare compagnia ai poveri sono arrivati gli esponenti di quello che un tempo era il ceto medio basso: famiglie che, oggi, non arrivano alla fine del mese…

Quando abbiamo affrontato questo tema (QUI IL NOSTRO ARTICOLO), Macron, in Francia, non era ancora caduto (il presidente francese è ancora in carica, ma i ‘Gilet Gialli’ non gli danno tregua e non smetteranno di scendere nelle piazze delle città fino a quando non lo vedranno fuori dall’Eliseo).

Oggi, invece, la situazione per i liberisti europei – e per i due partiti che hanno ‘venduto’ le rispettive anime al liberismo economico – i Popolari e i Socialisti – si annuncia problematica.

Ieri sera, dopo il “No” della Camera dei Comuni alla Brexit, qualche commentatore avventato ha parlato di un nuovo referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. In realtà, il “No” del Parlamento era rivolto proprio all’Unione europea che ha imposto a Regno Unito condizioni troppo inique per l’uscita dalla UE: uscita dalla UE che, almeno fino ad ora, non è in discussione.

La verità è che la UE liberista è in grandissimo affanno: ha perso il Regno Unito e continua a perdere credibilità.

Chi oggi governa l’Unione sa benissimo che cosa potrebbe succedere alle elezioni europee del prossimo maggio. Volendo, i risultati delle elezioni politiche italiane del 4 marzo del 2018 potrebbero passare alla storia come l’inizio di una svolta.

Basti pensare che Macron – che appena sei mesi fa era candidato a guidare lo schieramento “anti-populista” – rischia di fare la fine del sorcio…

Hanno paura, i liberisti europei: una paura matta. I vari Mario Draghi (presidente della BCE), Mario Centeno (presidente dell’Eurogruppo), Roberto Gualtieri (presidente della Commissione problemi economici e monetari dell’Eurocamera) e via continuando con gli altri attuali commissari europei, con banchieri e con i finanziari, hanno capito che il loro potrebbe essere l’ultimo giro: temono – e non hanno torto a pensarlo – che il vento populista li travolgerà.

E travolgerà – il PPE e, soprattutto, il PSE, il Partito Socialista Europeo.

Perché soprattutto il PSE? Perché è la formazione politica che, più di ogni altra forza politica, ha svenduto le proprie radici. Il numero di ‘socialisti’ europei di peso passati, armi e bagagli, con i liberisti è impressionante: e saranno proprio questi ad essere puniti dagli elettori.

Anche in questo l’Italia, con molta probabilità, ha anticipato lo scenario europeo, con il Partito Democratico precipitato al 17%. Ma è ancora poco, perché ancora oggi, nonostante la batosta elettorale, il PD difende i simboli del liberismo, dalla TAV alla Grande distribuzione organizzata.

Un po’ diverso il discorso per il PPE. Li la strategia di Orban (che l’informazione europea di regime, non a caso, sta cercando disperatamente di mettere in cattiva luce) è diversa: restare nel Partito Popolare e conquistarlo dal di dentro, provando in Germania un’alleanza con gli avversari della Merkel e tentando di calamitare verso posizioni ‘populista’ i Popolari degli altri Paesi europei.

Insomma, sta arrivando la resa dei conti. E i primi a capirlo sono proprio i liberisti che tremano…

 

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