Per un fronte comune

Per un fronte comune
4 gennaio 2019

Ormai il progetto della Lega di Salvini è chiaro: indebolire ideologicamente e politicamente il Movimento 5 Stelle, con il chiaro obiettivo di usarlo fino in fondo prima di gettarlo via. Di fatto, si prospetta un nuovo, grande blocco sociale del Nord del Paese a danno del Sud e dei ceti popolari. Che fare? Chi ha a cuore le sorti democratiche, sociali e ambientali del nostro Paese deve cominciare a lavorare a una visione condivisa e a una inedita alleanza: in una parola, ad un fronte comune

di Antonio Piraino

Premessa
Con la denuncia/rifiuto di applicare le nuove norme sugli immigrati, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, con la determinazione e la tempestività che tutti gli riconoscono, ha di fatto aperto il dibattito politico di questa nuova stagione sicuramente destinata a produrre nuovi equilibri.
Al di là del merito della delicatissima questione, che esigerebbe riflessioni e decisioni a livello ONU sulle politiche di sviluppo e il governo dei flussi migratori, l’iniziativa in questione presenta un risvolto paradossale: attaccando il provvedimento, senza una strategia sulle future alleanze che dovrebbero governare il Paese, l’iniziativa rischia di consegnare il futuro dell’Italia proprio alla Lega di Salvini che si dice di voler contrastare.

E’ infatti di tutta evidenza che l’attacco frontale di Orlando produrrà una perdita di consensi dei 5 Stelle su due opposti fronti: quello dell’elettorato cattolico, da una parte, e quello più sensibile al fascino di Salvini, dall’altra parte, con l’unico risultato di consolidare la prevista vittoria di Salvini alle prossime elezioni europee e, quindi, la modifica dei rapporti di forza a favore del centro-destra a prescindere che si vada o no ad elezioni
anticipate.

Per tale ragione affrontare la problematica dell’immigrazione fuori da un ragionamento politico complessivo è fuorviante e quindi pericoloso. In questa prospettiva occorre una riflessione sul passato, e quindi sul perché dell’attuale presente, e sul futuro del Paese.

Il passato della politica italiana
Volendo sintetizzare le cause del successo elettorale della Lega e dei 5 Stelle che è alla base dell’attuale Governo, da cui dipende la politica del Paese, non c’è dubbio che essa origina da una progressiva subordinazione del PD, sul piano teorico, al modello neoliberista tout court e sul piano pratico agli interessi della grande finanza internazionale, che ne ha occultato la capacità di percezione della sofferenza economica e sociale che cresceva nel Paese.

Basta ricordare che, mentre i poveri assoluti toccavano la incredibile cifra di 5 milioni di persone, per mesi il dibattito politico è stato incentrato sulle unioni civili che ex post hanno regolarizzato la posizione di meno di 5 mila persone!

Il voto plebiscitario della borghesia imprenditoriale del Nord alla Lega e degli ambienti popolari del Sud ai 5 Stelle sono il risultato di questo errore storico irrimediabile da parte dell’attuale classe dirigente del PD. In questo contesto il governo del cambiamento è stata un’intuizione che in qualche modo ricorda le “convergenze parallele” di Aldo Moro.

Senonché, mentre Moro puntava ad una geniale operazione di inclusione
sociale e politica in nome di una idea grande della Democrazia e della Giustizia Sociale, la Lega di Salvini, forte del consenso imprenditoriale del Nord e della propria struttura organizzativa, ha puntato scientificamente fin dal primo momento ad indebolire ideologicamente e politicamente il Movimento 5 Stelle, con il chiaro obiettivo di usarlo fino in fondo prima di gettarlo via.

E così un programma di governo nato “paritario”, quando invece avrebbe dovuto rispettare i rapporti di 2/3 e 1/3, vede oggi una legge Finanziaria decisamente sbilanciata sugli interessi dei ceti rappresentati dalla
Lega in un contesto politico generale nel quale Salvini ha imposto i temi ideologici della chiusura razziale e della sicurezza personale, compromettendo l’identità plurale, sociale e tollerante dei 5 Stelle.

Il futuro della politica del Paese
Se così è, sono chiare le prossime mosse della Lega. Esasperare ulteriormente il confronto ideologico su Sicurezza e Immigrazione (se Orlando non ci fosse stato bisognava inventarlo), portare a casa l’autonomia
delle Regioni del Nord, mortificando ancora di più il Movimento, vincere le elezioni europee e lasciare ai 5 Stelle la scelta di continuare a servire o rompere l’alleanza nel momento della massima debolezza.

Quello che sfugge ai più è che, dietro questa strategia semplice e palese, si cominciano ad intravedere prove di dialogo con gli ambienti della finanza internazionale che, orfana di Renzi, cerca nuovi interlocutori. Si consideri al riguardo la clamorosa marcia indietro fatta dalla Lega sullo stop alla riforma delle BCC voluta da Renzi, il silenzio imposto sulle grandi concessioni a partire da Autostrade, il continuo riaffermare la necessità del completamento di tutte le grandi opere.

Di fatto Salvini lavora ad un nuovo grande blocco sociale del Nord del Paese a danno del Sud e dei ceti popolari. Qualunque iniziativa politica che non si ponga l’obiettivo di contrastare e battere questa lucida strategia è destinata a infrangersi con gravi conseguenze per il Paese tutto.

Per tale considerazione chi vuole fermare veramente la stagione della chiusura “verso gli altri” e la rottura del Paese deve porsi il tema dei nuovi soggetti politici coerenti con la fase attuale e delle alleanze possibili. In questo quadro è evidente che con la fine del PD come partito plurale e il ritorno sulla scena politica dei partiti identitari il nodo delle alleanze diventa decisivo.

In altri termini, l’evoluzione del PD nel nuovo partito della Sinistra allargata e il sicuro ritorno dei movimenti Verdi in uno con la possibile nascita di un soggetto politico di chiara e nitida ispirazione cristiano-sociale pone l’esigenza di rispondere ad una domanda cruciale: può un simile schieramento contrastare la forza d’urto della destra economico-finanziaria di Salvini, senza l’alleanza con il Movimento 5 Stelle e gli Autonomisti meridionali?

Non occorrono complesse argomentazioni per convenire che non ci sono alternative. Per questa consapevolezza l’auspicio è che coloro che hanno a cuore le sorti democratiche, sociali e ambientali del Paese non si cimentino su singole iniziative, ma superando rancori e contrasti in nome di un
futuro diverso da quello che si prospetta, costruiscano una visione condivisa ed una inedita alleanza: in una parola, un fronte comune.

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