J'Accuse

Le indagini su due lotti di vaccini hanno fornito risultati inquietanti: in uno hanno trovato il glifosato!

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Come spiega in un ‘intervista al quotidiano ‘Il Tempo’ il presidente dell’Ordine dei Biologi italiani, Vincenzo D’Anna, non è in discussione l’utilità dei vaccini, ma la qualità, ovvero la presenza di sostanze che non dovrebbero essere presenti negli stessi vaccini. Il ‘caso’ di un vaccino contro la Rosolia che… I probabili esposti alle autorità  

Una notizia, pubblicata nei giorni scorsi dal quotidiano Il Tempo, è destinata a fare discutere non sulla validità dei vaccini, ma sulla possibile inefficacia di alcuni vaccini prodotti male e sulla presenza, negli stessi vaccini, di sostanze che non fanno certo bene alla salute. L’intervista è interessante e va letta, perché a parlare è il presidente nazionale dell’ordine dei Biologi italiani, Vincenzo D’Anna.

Nell’intervista si parla di analisi effettuate da laboratori indipendenti del Nord Italia su alcuni lotti di vaccini. In alcuni casi non sono state notate, come dire?, stranezze: tutto a posto. In due casi, invece, sono venute fuori stranezze sulle quali è opportuno riflettere.

“Per due di questi – leggiamo su Il Tempo – i risultati delle analisi biologico-genomiche (i cui referti sono in possesso de Il Tempo) sono stati clamorosi. E preoccupanti, perché i campioni prelevati da diversi lotti tutto sembravano meno che essere confezionati secondo le regole. In un caso, quello del vaccino da impiegare per morbillo, rosolia, parotite e varicella, si è rilevata la totale assenza degli antigeni del virus della rosolia. Quegli stessi lotti sarebbero quindi stati utilizzati per migliaia di vaccinazioni inutili, perché in assenza dell’antigene necessario chiunque sia stato vaccinato può prendersi la rosolia esattamente come non avesse mai visto un vaccino”.

“Nel secondo referto di laboratorio – prosegue l’articolo – analisi e contro analisi che riguardavano un vaccino multivalente per non contrarre fra l’altro difterite, tetano, pertosse ed epatite B, è stata rilevata la presenza di sostanze che non dovevano esserci (ad iniziare dal Dna umano) e sia pure in dosi microscopiche potenzialmente dannose per la salute dell’uomo. Questi clamorosi risultati oltre ad essere pubblicati su riviste scientifiche internazionali, porteranno a un esposto che verrà presentato all’Agenzia italiana del Farmaco, alla sua madre europea Ema, ai Nas dei carabinieri e alle competenti Procure della Repubblica. Non essendo scienziati abbiamo chiesto quindi al presidente dell’ordine dei biologi, D’Anna, di spiegare in maniera comprensibile anche a tutti i consumatori il preoccupante risultato di quelle analisi”.

E qui comincia l’intervista.

L’intervistatore – il giornalista Franco Bechis – chiede al presidente nazionale dell’Ordine dei Biologi:

“Sarà mica uno di quegli estremisti no vax?”.

Il presidente dell’ordine dei Biologi, D’Anna, risponde:

“Io? No, assolutamente. Come tutti i biologi credo nella utilità delle vaccinazioni, sono un pro-vax. E non è manco a tema l’utilità o meno dei vaccini in queste analisi di laboratorio. L’indagine è stata sulla qualità della realizzazione dei prodotti messi in commercio, non sull’efficacia o meno teorica del vaccino”.

Il passaggio è fondamentale: D’Anna è favorevole ai vaccini e le analisi disposte non riguardano l’utilità dei vaccini – che non è messa in discussione – ma la qualità degli stessi vaccini, ovvero come sono stati realizzati e se, eventualmente, contengono sostanza dannose per la salute umana..

Allora: cosa hanno rilevato le analisi?

Risposta di D’Anna:

“Hanno rilevato decine di impurità in più lotti. E al momento sono state individuate 43 sostanze improprie, nel senso che lì non si sarebbero dovute trovare”.

E qui arriva la sorpresa: dalle analisi viene fuori che sono stati trovati “Anticrittogamici, diserbanti, glisofato, antibiotici, antimalarici…”.

E ancora:

“…un antibiotico non deve stare in un vaccino. Un antimalarico neppure. Come un erbicida. Si è trovata alle analisi tutta una serie di inquinanti che lì non dovrebbero esserci”.

Sulla presenza di glifosato – il diserbante ancora oggi più usato al mondo – la spiegazione di D’Anna è la seguente:

” i virus vengono fatti replicare per fare le dosi occorrenti su materiale fetale da aborto, oppure su uova di galline. Ed è per quello che trovi i diserbanti o il glisofato, gli anticrittogamici e gli antiparassitari…”.

Le galline hanno ingerito mangimi contenenti glifosato (per esempio, cereali) e hanno trasmesso lo stesso glifosato alle uova: tali uova utilizzate per la produzione di vaccini hanno trasmesso il gifosato agli stessi vaccini.

Per i lettori de I Nuovi Vespri la possibile presenza di glifosato nei vaccini non è una novità, visto che ne abbiamo parlato due anni fa in seguito a un’interrogazione parlamentare dei grillini (trovate alcuni articoli allegati in calce a questo articolo).

Il giornalista obietta che si tratta di quantità minuscole. E il presidente dell’ordine dei Biologi precisa:

“Certo, parliamo di nanogrammi, di nanoparticelle. Ma tenga presente che non si tratta di sostanze ingerite, ma iniettate, assorbite e in alcuni casi (ad esempio l’alluminio) non smaltibili. Ma non è nostro compito accertare né la nocività, né la tossicità dei materiali. Però da quelle analisi è venuto fuori altro. Come l’assenza del virus della rosolia, che in sé potrebbe configurare una frode in commercio, perché migliaia di bambini che si sono vaccinati con quel lotto non sarebbero coperti verso la rosolia. E poi sono state rilevate quantità improprie di dna fetale…”.

“Non c’è stato un esame pubblico di laboratorio su quelle dosi?”, chiede il giornalista. Risposta di D’Anna:

“Lei l’ha visto? Ne conosce i risultati? Purtroppo c’è una aporìa giuridica: i test sul prodotto finito non sono obbligatori per il produttore. Li dovrebbero fare le strutture statali che proteggono la salute dei cittadini. Ma io non le ho mai viste. Anche perché qualsiasi risultato è tenuto segreto un po’ come la ricetta della Coca Cola, per evitare che qualche concorrente copi la formula industriale di produzione del vaccino”.

“Ma se nei laboratori di Stato fossero emersi i clamorosi risultati che stiamo citando, che cosa sarebbe accaduto?”, chiede il giornalista. Risposta del presidente dell’Ordine dei Biologi:

“Avrebbero dovuto chiamarsi il produttore dei vaccini e chiedere spiegazioni. Certo, dovrebbero chiedere: come fanno ad esserci gli anticorpi della rosolia se non c’è l’antigene? Per quanto riguarda il vaccino per tetano, difterite etc… non sono stati trovati quattro distinti tossoidi (che sono antigeni proteici) come dovrebbe essere, ma una sola macromolecola fatta da queste quattro proteine denaturate (quelle del tetano, difterite, etc…) dalla presenza di un conservante come la formaldeide. Questa macromolecola precipita al fondo della provetta e attaccata con tripsina non risponde…”.

Siamo sul tecnico e il giornalista, giustamente, semplifica e chiede: ci sta dicendo che quello che ha descritto non dovrebbe accadere?

“Esatto – risponde D’Anna -. Dovrebbero esserci le quattro proteine dei vaccini previsti che se attaccate con tripsina dovrebbero sciogliersi. Questo non accade, e quindi nella macromolecola non ci sono solo proteine. Faremo un esposto all’Aifa e all’Ema per capire se sono a conoscenza di queste cose”.

Nei primi lotti di vaccini – osserva l’intervistatore – doveva esserci la rosolia e non c’è. E mi è chiara l’inutilità. Capisco meno le conseguenze della macromolecola in questi altri vaccini…

“Primo – replica D’Anna -: anche se tutto fosse lecito ed innocuo, al minimo bisognerebbe informarne le autorità ed i cittadini che usano i vaccini. Secondo: in questi vaccini è stato riscontrato un numero significativo di peptidi (cioè frammenti corti di sequenze di aminoacidi) di origine batterica, probabilmente provenienti da batteri avventizi che contaminano le colture. A questi si aggiungono 65 sostanze chimiche contaminanti, 35% note (finora abbiamo replicato i risultati su un solo lotto, l’unico disponibile tramite le farmacie su tutto il territorio italiano da oltre un anno), di cui 7 sono tossine chimiche, anche questi composti devono essere confermati nella struttura da uno studio con standard di controllo”.

Quindi quali sono le conclusioni?

“Quindi – conclude il presidente dell’Ordine dei Biologi italiani – bisogna che le agenzie ripetano queste analisi, facciano i controlli e rendano pubblici sia i risultati che il loro giudizio. Noi faremo la nostra parte. Ad esempio il prossimo 25 gennaio a Roma dove abbiamo organizzato un grande convegno dal titolo «Vaccinare in sicurezza» con la partecipazione di scienziati italiani, tra i quali Giulio Tarro da poco insignito negli Usa del premio di miglior virologo, e stranieri. Le analisi fatte serviranno anche ad alimentare il dibattito scientifico”.

Foto tratta da nextquotidiano.it

QUI L’INTERVISTA PER ESTESO AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI BIOLOGI ITALIANI VINCENZO D’ANNA

 

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