Almanacco siciliano/ Dicembre 1896: a Palermo la prima donna vittima di mafia

Almanacco siciliano/ Dicembre 1896: a Palermo la prima donna vittima di mafia
12 dicembre 2018

Eventi, fatti e Siciliani da ricordare

(terza pagina a cura di Dario Cangemi)

‘’Ricordati di ricordare coloro che caddero lottando per costruire un’altra storia e un’altra terra. Ricordali uno per uno perché il silenzio non chiuda per sempre la bocca dei morti e dove non è arrivata la giustizia arrivi la memoria e sia più forte della polvere e della complicità’’

Con queste parole della sua poesia ‘’Ricordati di ricordare’’, Umberto Santino inizia il lungo elenco delle vittime di mafia sul sito del Centro Siciliano di documentazione Giuseppe Impastato.

E’ il 27 dicembre 1896 quando venne uccisa a Palermo Emanuela Sansone, la prima donna vittima delle mafie. Aveva 17 anni.

I mafiosi sospettavano che la madre della donna li avesse denunciati per fabbricazione di banconote false. L’episodio è analizzato nei rapporti del questore di Palermo, Ermanno Sangiorgi.

La madre della vittima ha collaborato attivamente con la giustizia: uno dei primi esempi del ruolo positivo delle donne, troppo spesso ignorato e dimenticato.

I fatti:

Palermo, Giuseppa Di Sano (l’Eroina nascosta del “rapporto Sangiorgi”) vende generi alimentari e altre merci agli abitanti della zona nei pressi del Giardino Inglese. I carabinieri fanno un’incursione in una stamperia di banconote false situata vicino al suo negozio e catturano tre uomini presenti sul posto.

La mafia sospetta una delazione e a tentare di scoprire la “spia” è Vincenzo D’Alba, un uomo d’onore il cui fratello è uno dei mafiosi arrestati durante la retata nella stamperia.

D’Alba scopre che Giuseppa Di Sano è in rapporti amichevoli con i carabinieri e che il cognato, a sua insaputa, aveva installato un torchio nell’officina meccanica che fungeva da copertura per l’attività dei falsari.

Prima ancora di illustrare la sua tesi ai membri della cosca, Vincenzo D’Alba incarica la madre di orchestrare una campagna di dicerie contro la donna. Lo scopo è di rovinare sia l’attività commerciale di Giuseppa Di Sano che la sua reputazione.

Il 26 dicembre Giuseppa Di Sano viene condannata a morte dalla cosca mafiosa di Falde per una violazione dell’omertà che in realtà non ha commesso, ma a morire sarà la figlia.

Il 27 dicembre 1896, verso le otto di sera, due colpi di fucile ferirono gravemente la donna, colpita al braccio e al fianco, mentre ad avere la peggio fu la figlia, Emanuela, raggiunta da un proiettile alla tempia. Colpo fatale che la uccide all’istante.

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