terza pagina/”‘Ma può esserci al mondo un paese più bello della Sicilia?’’

16 novembre 2018
La nostra rubrica dedicata alle pillole culturali: gli incipit tratti dai grandi romanzi, gli aforismi di scrittori e filosofi, i siciliani da non dimenticare, gli anniversari di fatti storici noti e meno noti, la Sicilia dei grandi viaggiatori, i proverbi della nostra tradizione e tanto altro ancora. Buona lettura

terza pagina

a cura di Dario Cangemi

Incipit

Un classico buongiorno. O, se preferite, un buon giorno ricordando un grande romanzo. Il modo migliore di iniziare una giornata: l’incipit di un grande libro. Se lo avete già letto sarà un bel ricordo. Se no, potrebbe invogliarvi alla lettura.

‘’Io non so né perché venni al mondo; né come; né cosa sia il mondo, né cosa io stesso mi sia. E s’io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa’’.

Ugo Foscolo, “Ultime lettere di Jacopo Ortis”

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Pensieri sparsi

L’aforisma, la sentenza, sosteneva Nietzsche, sono le forme dell’eternità. L’aforisma é paragonato dal filosofo tedesco alle figure in rilievo, che, essendo incomplete, richiedono all’osservatore di completare ‘’col pensiero ciò che si staglia davanti’’.

‘’Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto’’.

(Oscar Wilde)

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Eventi e fatti storici

16 Novembre 1840 – La Nuova Zelanda viene proclamata colonia autonoma dal Nuovo Galles del Sud da parte del suo primo governatore, William Hobson Il 26 settembre 1907 la Nuova Zelanda acquisì lo status di dominion, per poi diventare completamente indipendente nel 1947, anno in cui venne ratificato lo Statuto di Westminster del 1931

Curiosamente, la Nuova Zelanda ha una forma “a stivale” speculare a quella dell’Italia, nell’opposto emisfero australe.

La superficie complessiva neozelandese è simile a quella italiana anche se inferiore, e pone la Nuova Zelanda al 75º posto tra gli Stati per estensione, contro il 72° occupato dall’Italia.

Accadimento in Sicilia:

Il torrente Lavinaio – Platani è famigerato per l’alluvione che colpì la zona di Acicatena e Aciplatani il 4 settembre 1761. Altre alluvioni si registrarono in epoca più recente come quella del 16 novembre 1903 che causò una sola vittima in località Mangano e causò danni alle abitazioni e alle colture. Il Torrente anche di recente è stato il protagonista involontario di lutti e danni.

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Siciliani notevoli da ricordare

Ricordiamo oggi…

Antonino Meli (Collesano, 19 giugno 1920 – Collesano, 16 novembre 2014) magistrato italiano. Nato nel comune siciliano di Collesano, Meli fu militare durante la Seconda Guerra Mondiale e prigioniero come Internato Militare Italiano. In seguito si sposò ed ebbe sei figli. Dopo essere stato magistrato di Cassazione e presidente di sezione della Corte di appello di Caltanissetta, fu designato, in una seduta notturna del Consiglio Superiore della Magistratura, avvenuta il 19 gennaio 1988, consigliere istruttore della Procura di Palermo, venendo preferito a Giovanni Falcone. Designazione che scatenò severe polemiche anche negli anni successivi. Il posto era rimasto libero dopo le dimissioni di Antonino Caponnetto, che l’aveva lasciato confidando proprio nella successione di Falcone; la nomina di Meli fu approvata con 14 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astenuti, e motivata per la sua maggior anzianità di servizio. Nel giugno 1990 con la riforma, procuratore capo della Repubblica diviene Pietro Giammanco e l’ufficio istruzione svuotato di gran parte dei suoi compiti. Antonino Caponnetto, intervistato nel 1996 da Gianni Minà nella trasmissione Storie (Rai Due) alla domanda “Chi ha distrutto il pool antimafia, Meli o Giammanco?” rispose:

‘’Ognuno ha fatto la sua parte. Meli ha contribuito ad anticipare la fine dell’Ufficio istruzione, non coordinando più le indagini, esautorando Giovanni Falcone, emarginandolo, non accogliendo alcune delle sue istanze, e ricominciando l’antico sistema di smembrare i processi di mafia, assegnandoli a tutti. Così praticamente smembrò il pool. Vanificò tutto il lavoro che si era cominciato a fare sulle dichiarazioni interminabili – 700 pagine – di Antonino Calderone, capo della mafia catansese’’.

Antonino Caponnetto

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Viaggio e cultura: il rapporto degli scrittori con la Sicilia

Se il viaggio è desiderio di conoscere l’altro e, al tempo stesso, possibilità di riconoscere se stessi. E’ affascinante notare come la Sicilia rappresenta per chi non vi è nato un’attrazione irresistibile, calamitando fantasie e immaginari dei viaggiatori stranieri che, forti della propria identità, vengono in Sicilia per capirne la conclamata diversità e forse trovano per lo più quello che credevano di voler trovare secondo la loro formazione, i loro desideri.

Quando pensiamo alla Sicilia, inevitabilmente i ricordi personali si sovrappongono alle descrizioni letterarie, così come i fatti di attualità si intrecciano con le fantasie mitologiche e il folklore si confonde con i luoghi comuni, suggerendo all’immaginazione percorsi alternativi.

Raccontiamo oggi di Cesare Brandi, paladino dei beni culturali, storico dell’arte, teorico di estetica, docente brillante, polemista irriducibile.

Brandi ebbe proprio con la Sicilia un rapporto privilegiato. Un viaggio nell’Isola è il compimento di un voto, diceva. E vi tornò più volte nell’arco di mezzo secolo (fu anche ordinario di Storia dell’arte medievale e moderna all’ Università di Palermo), registrando le sue considerazioni estetiche in diverse note di viaggio, raccolte poi da Sellerio nel volume “Sicilia mia”(1989, con prefazione di Marcello Carapezza). I suoi “pellegrinaggi” in Sicilia hanno toccato nel tempo le città e le isole minori, la semplicità agreste e gli splendori del barocco, i misteri dell’ archeologia e i capolavori normanni.

‘’Ma può esserci al mondo un paese più bello della Sicilia?’’, si chiede Brandi in un reportage del ’78. ‘’

Andate a Palermo per mare, e vi accorgerete se arrivate in un paese qualsiasi~ Le montagne che fanno corona alla città appaiono splendide, come d’ agata, e Monte Pellegrino come un meraviglioso spalto naturale~ Certo, dovrete digerire anche diversi chilometri di cattiva architettura e chiedervi se è qui la città degli emiri, delle delizie di Federico II, la Palermo orientale che meravigliava gli scrittori arabi. Ma poi la troverete, con i suoi mosaici che neanche a Venezia hanno maggior fulgore e con l’ architettura araba che splende nella Zisa come neanche a Marrakesh’’.

E poi la Catania settecentesca con l’ elegante via dei Crociferi, e Siracusa con la deliziosa Ortigia ‘’fiorita di bifore sottili come steli di giglio’’. Ogni soggiorno in Sicilia per Brandi si traduce in un viaggio a ritroso nei secoli fino ai Greci e ai Fenici. La ricerca della grazia e della purezza formale per Brandi trova un altro esemplare riscontro nell’opera di Giacomo Serpotta, ‘’ll più grande scultore del Settecento, aereo, sorridente e leggiadro: in nessun altro luogo il bianco puro di questi stucchi vi potrà solleticare lo sguardo come a Palermo’’.

Ma l’ esteta raffinato pronto ad esaltarsi nella visione della bellezza è altrettanto pronto ad indignarsi di fronte al degrado: Agrigento deturpata dall’edilizia sconcia, un traliccio di cemento armato accanto al castello normanno di Adrano, l’offesa del grattacielo che guasta l’ nità stilistica quasi poetica di Noto, lo scempio ormai compiuto a Pantelleria con l’aggregato urbano o quello ancora da compiere con un villaggio turistico. Un ideale itinerario artistico tra i grandi pittori siciliani porta infine Brandi a parlare di Renato Guttuso, e in particolare della grande tela “Eruzione dell’ Etna”, ‘’una pittura che sa essere rude e quasi rozza, dove il pennello segue vortici e risucchi: la gratuità atroce dell’evento è solo bilanciata dalla sua amara bellezza’’. Questa Sicilia di Guttuso è il paradigma di una terra forte e tragica, bella e dolente.

‘’Per chi un viaggio in Sicilia non ha rappresentato un premio, o quasi il compimento di un voto? L’uomo non ha cessato, neanche nei tempi storici, di favoleggiare sulla Sicilia, che è la terra stessa del mito: qualsiasi seme vi cada, invece della pianta che se ne aspetta, diviene una favola, nasce una favola’’.

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La scuola poetica siciliana

La scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia. Suo promotore fu l’Imperatore Federico II di Svevia. Questa scuola vide il suo apice tra il 1230 e il 1250. Nacque come una poesia di corte, infatti autori dei più noti sonetti sono lo stesso Federico II e membri della sua corte quali Pier delle Vigne, Re Enzo, figlio di Federico, Rinaldo d’Aquino, Jacopo da Lentini (funzionario della curia imperiale), Stefano protonotaro da Messina…La lingua usata era il siciliano o meglio il siculo-appulo.

Amando lungiamente

‘’Amando lungiamente,

disïo ch’io vedesse

quell’ora ch’io piacesse

com’io valesse – a voi, donna valente’’.

Giacomo da Lentini

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Proverbi Siciliani

Il proverbio è la più antica forma di slogan, mirante non già ad incentivare l’uso di un prodotto commerciale, bensì a diffondere o a frenare un determinato habitus comportamentale, un particolare modo di valutare le cose, di interpretare la realtà.

L’Amuri è musuratu, cu lu porta, l’havi purtatu. (L’amore è misurato, chi lo porta, lo riavrà indietro)

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