Il dissesto del Comune di Catania? La serie “C” di una borghesia mercenaria!

Il dissesto del Comune di Catania? La serie “C” di una borghesia mercenaria!
14 novembre 2018

Il “Dissesto” finanziario di Catania, non solo dei conti pubblici, è l’autobiografia di una borghesia intrallazzista e miope, pasticciona e parassitaria, ormai del tutto “incapace di conquiste spettacolari” (Fanon). I catanesi (le persone e non i dolci alla mandorla) sono sopravvissuti – anche all’insegna del “caos ordinato”- a terremoti, eruzioni, tsunami: ma i politici di oggi sono peggio!

da Mario Di Mauro
di TerraeLiberAzione
riceviamo e pubblichiamo

Appena due anni fa il PD rampante spacciava un miracolistico ”Patto per Catania” e il sindaco Bianco accoglieva festoso il governo Renzi & Del Rio alla festa nazionale de l’Unità, a villa Bellini. Mentre Gramsci si rivoltava nella tomba, andava in scena un “gioco delle tre carte” nel riciclaggio spettacolare e neocoloniale di un “Miliardo” nostro (è la nostra IRPEF, le nostre tasse, imposte, accise, la nostra IVA, la nostra Fame!). E’ imperialismo interno: prima ci derubano e ci svuotano, poi inscenano la farsa della serie: “aiutiamoli a casa loro!”.

Nella Realtà capovolta inscenata da 160 anni in questo sofisticato e totalitario Spettacolo coloniale, sulla Sicilia “irredimibile” piovono miliardi salvifici che non sappiamo manco come spenderli!

Non siamo interessati da decenni alla commedia “destra-sinistra”, a Catania men che altrove, ma sia chiaro: il “Dissesto” ha origine mentale nella “finanza creativa” del centrodestra catanese quando faceva bingo ad ogni elezione e se lo vendeva a Roma che ne “copriva i buchi” e ne garantiva le poltrone.

Finito il tempo dei bingo-bingo e dei bunga-bunga berlusconiani, la “crisi globale” e il “vincolo europeo” rimettono in primo piano il mostruoso ciclo del Debito italiano: tra gli effetti vi è anche il taglio dei trasferimenti dal centro agli enti locali… e il “buco catanese”, al di là di trucchetti contabili e mutui che divorano l’Avvenire, si fece voragine che tutto inghiotte aprendo la via a nuove “privatizzazioni” e altro degrado sociale e ambientale, in una metropoli che annaspa al 50% sotto la soglia europea di povertà: mezza città le “bollette” non le può pagare per davvero.

Sciatteria e accattonaggio che caratterizzano una intera “classe dirigente” si fanno del tutto “sciattonaggio”: è un neologismo, avendo esaurito ormai l’intero vocabolario per definire questa “cancrena sociale” in metastasi: i nipotini del Consalvo descritto da De Roberto nei “Vicere” configurano una “classe mercenaria”, una Palude pullulante non solo di “politicanti”, c’è ben altro e il peggio è nell’Università!

Il “Dissesto”, non solo dei conti pubblici, è l’autobiografia di una borghesia intrallazzista e miope, pasticciona e parassitaria, ormai del tutto “incapace di conquiste spettacolari” (Fanon).

Catania è la prima metropoli “italiana” in Dissesto. A pagarlo saranno i poveri: vecchi e nuovi. Sarebbe però troppo facile – e sbagliato – prendersela solo con gli ex-sindaci (tutti).

Il vero “Dissesto” catanese (e siciliano) è psico-storico, proiezione della nostra alienazione identitaria, determinata quantomeno da smemoratezza e provincialismo “cafone” o “salottiero”. E stendiamo un pietoso “velo agatino” sulla “società civile”: dai “club service” (lions &c.) agli “antimaf di professione”.

Due Metafore:

Catania è figlia dell’Etna, ma da mezzo secolo cementifica le sue sciare laviche, come fossero vuoti da riempire. Quelle lave che non riuscirono a travolgere il Castello di Federico -Rex dei Siciliani e Stupor Mundi- che la fantasia cafonal-borghese ha però dedicato a un inesistente casato degli “Ursino”!. Ecco un esempio sintetico di “dissesto psico-storico”!

Ma neanche lo capiscono!

Perfino la nostra surreale serie “C” calcistica, in fondo, è il risultato dello “sciattonaggio” in cui sono riusciti a comprare partite facendosi fottere pure i soldi: “stamu avvulannu!” (parlando da un telefono che si era voluto “controllato” contro fantomatiche “minacce degli ultras”, peraltro disprezzati con arroganza manco fossero loro gli intrusi al Cibali!).

Inutile evocare il mito di una Catania che risorge sempre dalle sue ceneri: non si vedono nuovi Biscari in giro, né altri Vaccarini…e neanche l’ombra di un Filosofo del Diritto come Mario Cutelli (1589 –1654) in grado di negoziare con abilità “consuetudini autonòmiche” e sacrosanti Diritti di una città perfino con l’uomo più potente del Mondo, il re di Spagna: altro che salvino&gigino!. Ci fosse almeno un poeta rivoluzionario come Micio Tempio, a sputtanarli tutti, li seppelliremmo a risate!

Che Fare? Con l’aiuto di Sant’Agata, salvare il salvabile: “barricate” in difesa dei Servizi Sociali, e contro ogni ipotesi di “privatizzazione” delle acque pubbliche (SIDRA), della storica ASEC (rete gas), del Waterfront e, soprattutto, dell’Aeroporto di Fontanarossa (che va liberato anche dal vincolo militare italo-americano).

Nelle nebbie del Dissesto sta “ballando” anche l’ultimo “MILIARDO” vero che la borghesia mercenaria catanese può andarsi a rubare, rovinandoci del tutto per almeno un Secolo. Siamo sopravvissuti – col nostro “caos ordinato”- a terremoti, eruzioni, tsunami: ma questi sono peggio!

Sia chiaro: nel Secolo XXI una metropoli euro-mediterranea come Catania non si può AMMINISTRARE, né tanto più GOVERNARE con gli strumenti arrugginiti e avvelenati di un centralismo statalista fuori dalla storia, con o senza le nebbie di una falsa e pure azzoppata “Autonomia” regionale. La Catania che vogliamo è una città-stato come Amburgo, non una cavia dissestata e scafazzata in serie C. – La Catania che vogliamo prefigura una Sicilia sovrana e federalista, ricca e serena. Malgrado tutto, al termine della Notte Lunga, accadrà!

 

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