I grillini di Palermo e ‘caso’ di Ugo Forello. La memoria torna a Riccardo Nuti e Claudia Mannino…/ MATTINALE 191

I grillini di Palermo e ‘caso’ di Ugo Forello. La memoria torna a Riccardo Nuti e Claudia Mannino…/ MATTINALE 191
13 novembre 2018

Oggi, dopo essersi dissociato dai vertici nazionali del Movimento 5 Stelle a proposito dell’assoluzione di Virginia Raggi e delle polemiche sui giornalisti, Ugo Forello dice di aver subito un epurazione. Chissà perché, ma noi, quando si parla di ‘epurazioni grilline’, non possiamo fare a meno di pensare agli strani casi di Riccardo Nuti e Claudia Mannino… Aggiornamento 1/ Concetta Amella, Viviana Lo Monaco e Antonino Randazzo: “Forello non è stato epurato” – Aggiornamento 2/ Giorgio Trizzino

Chissà perché, in queste ore di “astratti furori”, con l’esautoramento di Ugo Forello dal ruolo di capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale, a Palermo, nessuno si sta ricordando di Riccardo Nuti, candidato sindaco del capoluogo siciliano nel 2012, quando i grillini non entrarono nemmeno a Palazzo delle Aquile. Il successo elettorale, per i grillini, sarebbe arrivato l’anno successivo, alle elezioni regionali siciliane, quando il Movimento 5 Stelle diventerà il primo partito dell’Isola con 15 deputati al Parlamento siciliano.

Eppure, quelle elezioni comunali di Palermo, nel 2012, dove i grillini erano rimasti fuori da tutto – Nuti non va al ballottaggio, i grillini, come già ricordato, che non superano lo sbarramento e rimangono fuori dal Consiglio comunale – segnano una svolta nel Movimento a Palermo: scoppia lo ‘scandalo’ delle firme ‘false’ per un’elezione andata a vuoto, e con le regole rigide dei grillini saltano un po’ di teste.

Due, in particolare, sono i personaggi del Movimento 5 Stelle che vengono messi all’angolo: il già citato Riccardo Nuti e l’allora parlamentare nazionale, Claudia Mannino.

E’ importante ricordare quanto avvenuto qualche anno fa, perché è proprio in quell’occasione che scatta una sorta di ‘Opa’ sul Movimento 5 Stelle di Palermo, che perde due personaggi importanti, “epurati” senza che prima siano state accertate le responsabilità. Chi sono, infatti, Riccardo Nuti e Claudia Mannino?

Intanto sono tra i fondatori del Movimento 5 Stelle a Palermo e provincia. E sono, soprattutto, due politici che hanno dato molto fastidio al vero potere in Sicilia, perché il ruolo di ‘grillini’ lo hanno esercitato fino in fondo.

Il primo – Nuti – eletto alla Camera dei deputati, si è scontrato più volte con l’allora sottosegretario Davide Faraone, esponente del PD, allora come oggi numero uno dei renziani in Sicilia. Gli attacchi di Nuti a Faraone, a Montecitorio, sono stati pesantissimi (COME POTETE LEGGERE QUI).

Questo è avvenuto quando ancora Renzi era fortissimo nel PD e in Sicilia. E quando, nella nostra Isola, il sistema di potere dell’allora presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, era perfettamente in piedi.

L’altro esponente dei grillini di Palermo e provincia messo all’angolo con lo strano ‘scandalo’ delle firme ‘false’ è Claudia Mannino, anche lei grillina della prima ora, eletta alla Camera dei deputati, grande conoscitrice del mondo dei rifiuti.

E’ lei, Claudia Mannino, che nel 2015 fa saltare la gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia. Una ‘greppia’ per politici, affaristi e politici affaristi che in Sicilia si protraeva ininterrottamente dalla fine degli anni ’90. Suo l’emendamento che fa saltare quello che, in quel momento, era il grande affare dove ritroviamo, ancora una volta, Confindustria Sicilia.

L’emendamento che ha fatto saltare la gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia è un passaggio dirompente. Già sui rifiuti si consumava lo scontro, durissimo, tra l’allora assessore regionale con delega ai Rifiuti del Governo regionale, il magistrato Nicolò Marino, e l’allora vice di Montante in Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro.

Scontro che culminerà con l’esautoramento di Marino dal Governo regionale di Rosario Crocetta, con l’avallo del PD siciliano, dove in quel momento brilla alta la stessa dell’allora senatore, Giuseppe Lumia. 

La fine della stagione commissariale in materia di gestione dei rifiuti provocherà contraccolpi anche a Palermo, dove si registrerà una ‘celebre’ telefonata tra il sindaco della città, Leoluca Orlando, e i parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle Giampiero Trizzino e Claudia La Rocca da una parte (nel senso che si trovavano con il sindaco di Palermo) e la già citata Claudia Mannino, raggiunta al telefono a Roma, con i suoi compagni del Movimento dell’Assemblea regionale siciliana che gli chiedono notizie sulla discarica di Bellolampo (TUTTE COSE CHE TROVATE IN QUESTO ARTICOLO).

Perché citiamo questi due casi? Semplice: perché è dopo l’esplosione della vicenda delle firme ‘false’ che comincia a prendere piede, nel Movimento 5 Stelle di Palermo, la figura di Ugo Forello, avvocato, già esponente di Addiopizzo, movimento del quale non fa più parte.

In questi giorni i rapporti tra Forello e i vertici del Movimento si sono un po’ guastati. Forello non ha condiviso l’attacco che soprattutto Alessandro Di  Battista ha sferrato ai giornalisti: un attacco generalizzato a tutta la categoria dei giornalisti, sbagliato nella forma e nella sostanza.

Perché se è vero che, da quando è stata eletta sindaco di Roma Virginia Raggi ha subito attacchi di tutti i tipi, se è vero che i TG – cosa che non si era mai verificata – hanno dedicato servizi a ripetizione anche alle nomine del gabinetto del sindaco di Roma, se è vero che Virginia Raggi è stata oggetto di attacchi senza precedenti, è anche vero che, dopo la sua assoluzione, i vertici del Movimento 5 Stelle, Di Battista in testa, sono andati sopra il rigo.

E se avevano ragione nel denunciare continui attacchi mediatici alla sindaca Raggi, sono passati dalla parte del torto utilizzando parole che non dovrebbero far parte del lessico politico quali “puttane”, “infami” e via continuando.

I grillini hanno attaccato un’intera categoria – quella dei giornalisti – senza distinzione alcuna. Non sarebbe stato più corretto utilizzare un linguaggio meno ‘colorato’ e, soprattutto, non generalizzare?

Forello si è dissociato:

“Né puttane, né infami – ha detto il cofondatore di Addiopizzo in un post Facebook – è sempre errato fare di un erba un fascio… E attaccare così un’intera categoria che è formata, come tutte le altre, e come del resto il mondo intero, di individui, più o meno, corretti e leali e non…”.

Così facendo si è attirato addosso le ire del Movimento, che in queste ore fa quadrato attorno alla sindaca di Roma.

“Sono stato epurato”, dice oggi Forello.

Ma sono stati “epurati” anche Riccardo Nuti e Claudia Mannino.

O no?

Aggiornamento 1: precisazione dei consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Palermo, Concetta Amella, Viviana Lo Monaco e Antonino Randazzo:

“Apprendiamo con rammarico le gravi e irresponsabili dichiarazioni rese alla stampa dal consigliere Forello e pubblicate tra ieri e oggi dai giornali. Riteniamo altamente lesiva la tesi del tutto infondata portata avanti dal consigliere secondo cui avrebbe affermato di essere stato ‘epurato’ dal M5S per presunte visioni politiche differenti, quando con il post pubblicato ieri sulla pagina Facebook del M5S Palermo si è voluto semplicemente anticipare che presto ci sarebbe stato l’annunciato cambio di capogruppo. Annuncio fatto esattamente con lo scopo opposto, ovvero quello di evitare manipolazioni da parte della solita stampa pronta a massacrare il Movimento senza motivo”.

“Ma i giornali ci provano lo stesso! – prosegue il comunicato dei grillini -. Come può Forello essere stato ‘epurato’ se la riunione per confermare e ratificare il passaggio di consegne (previsto da regolamento), già deciso nelle scorse settimane alla presenza di consiglieri comunali e di circoscrizione, deve ancora tenersi? Tutto ciò ci lascia amareggiati perché una procedura che per il M5S è una routine normale in tutta Italia, quella della rotazione del capogruppo, è stata manipolata con malizia per creare quella frattura ‘insanabile’ che il collega probabilmente cercava da tempo. Allo stesso modo, troviamo vergognosa l’insinuazione portata avanti da alcuni giornali e giornalisti compiacenti secondo cui l’avvicendamento sarebbe la conseguenza delle posizioni personali del consigliere Forello a cui, ricordiamo, non è stato mai impedito di esprimersi sia in Aula, sia sui social. No – concludono i consiglieri comunali grillini – si tratta semplicemente dell’ennesima notizia non verificata dalla stampa italiana distorta appositamente nel tentativo di danneggiare il M5S”.

Nel comunicato manca la la firma del consigliere Giulia Argiroffi, considerata vicina a Forello.

Aggiornamento 2: dichiarazione del parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Giorgio Trizzino:

“Non accetto da Orlando nessuna lezione politica, né tanto meno di democrazia o di come si costruisce il futuro del Paese. Ha portato la Città di Palermo ad una crisi profonda: chiusura di oltre 2000 imprese ed attività artigiane, inefficiente piano di gestione dei rifiuti, municipalizzate al crollo, esodo dei giovani per assenza di lavoro. In questa occasione non manca di fare sentire ‘alta’ la sua voce che come sempre stona con i fatti reali. Forello è stato candidato a sindaco di Palermo e sa come funzionano le regole del Movimento 5 Stelle. Sa bene che la regola dell’alternanza alla presidenza del gruppo in Consiglio Comunale deve essere rispettata e che la scadenza di tale mandato è già trascorsa da tempo. Nel corso di un incontro, al quale hanno partecipato tutti i parlamentari nazionali eletti a Palermo, se ne era già discusso e condiviso i termini e la scadenza. È innegabile che la coincidenza con le sue dichiarazioni sulla libertà di stampa può fare pensare ad una volontà di anticipare l’alternanza ma non è così e lo dichiaro senza timore di essere smentito. Sulla libertà di stampa ho le idee chiare e ritengo che non possiamo permetterci alcuna deroga. I giornalisti sono i garanti della libertà del nostro paese ma anche loro devono rispettare le regole. Ed in particolare devono essere liberi e soprattutto non condizionati da appartenenze politiche di alcuna natura. Quanti di loro oggi si possono dichiarare veramente liberi e non condizionati? Ci facciamo tutti un esame di coscienza?”.

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