PD, Berlusconi e la Lega di Salvini uniti ‘appassionatamente’ contro il Sud

PD, Berlusconi e la Lega di Salvini uniti ‘appassionatamente’ contro il Sud
12 novembre 2018

Giusto criticare – e noi lo facciamo – gli ‘scivoloni’ dei grillini su ILVA, TAP, TAV e grano duro del Sud Italia. Ma è giusto anche segnalare, con fatti politici oggettivi, che in questa fase politica PD, Forza Italia e Lega di Salvini procedono compatti contro gli interessi del Sud. I più pericolosi di tutti sono i leghisti. Verso i quali, però, il Mezzogiorno non deve limitarsi alle analisi e alle parole, ma deve contrapporre un proprio progetto politico   

Da un po’ di tempo, di fatto, tre forze politiche che sembrano distinte e distanti – e magari su alcuni argomenti lo sono – marciano, però, unite da un obiettivo comune: le penalizzazioni da appioppare al Sud. Basta osservare le posizioni assunte da quando si è insediato il nuovo Governo nazionale fino ad oggi per capire che PD, Berlusconi e la Lega di Salvini proseguono insieme contro le Regioni del Mezzogiorno.

Cominciamo con l’ILVA, la pestilenziale acciaieria di Taranto che i grillini, in campagna elettorale, dicevano di voler chiudere. In tanti – tutto sommato giustamente – si sono soffermati sul cambio di linea politica del Movimento 5 Stelle, che ha preso i voti dei tarantini che, da anni, si battono per la chiusura di un’industria che ha causato danni ingentissimi alle persone e all’ambiente e poi ha optato per mantenere aperta l’ILVA.

Luigi Di Maio, vice premier e Ministro del Lavoro del Governo e, di fatto, leader del Movimento 5 Stelle, ha impiegato appena qualche mese per trasformarsi, trasformisticamente, in un politico trasformista del Sud, avallando la riapertura dell’ILVA.

Ma la giravolta trasformista di Di Maio ha fatto perdere di vista che PD, Forza Italia e Lega Nord, insieme, si battevano per tenere in piedi l’acciaieria di Taranto. Ed è anche logico: tanto ad essere inquinata è Taranto, ad ammalarsi sono i tarantini: che cosa volete che gliene freghi a tre forze politiche ‘nordiste’ come PD, Forza Italia e Lega?

La scena è stata replicata con la TAP, il gasdotto che sventra il Salento, in Puglia. Giusto soffermarsi sul fatto che i ‘capi’ del Movimento 5 Stelle, per la seconda volta in Puglia – quindi per la seconda volta ai danni del Sud – hanno cambiato opinione, avallando lo sventramento della costa salentina.

Del resto, dopo il ‘lavoro’ fatto egregiamente dalla Xyliella  fastidiosa, il batterio che, ‘casualmente’, ha colpito gli oliveti della Puglia, sarebbe stato un ‘peccato’ non completare l’opera…

Tra l’altro, la TAP interessa gli americani; e quando ci sono di mezzo gli Stati Uniti d’America, tutti sull’attenti, compresi i grillini (COME POTETE LEGGERE QUI). 

Giusto, anche in quest’occasione, stigmatizzare il comportamento dei grillini, che per la seconda volta hanno cambiato opinione. Ma agli osservatori attenti non sfugge che, anche sulla TAP, PD, Forza Italia e Lega di Salvini erano e sono schierati in favore della realizzazione del gasdotto.

Arriviamo ai giorni nostri: la TAV. Stamattina abbiamo dato notizia che i grillini non hanno ancora ceduto pure sull’Alta velocità tra Torino e Lione (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Non escludiamo che, per la terza volta, i grillini cambino opinione e diano il via libera anche alla TAV: quando in politica si cede la prima volta sui valori, ingannando il proprio elettorato, in genere vengono meno i freni inibitori: avendo ceduto pure sulla TAP, non è da escludere – come già accennato – che il Movimento 5 Stelle ‘cali le brache’ anche sulla ‘meridionalistica’ alta velocità tra Torino e Lione…

Ma, anche in questo caso, agli osservatori non sfugge che PD, Forza Italia e Lega di Salvini sono ancora una volta insieme per sostenere la TAV.

Torniamo al Sud e parliamo di grano duro.

Il Movimento 5 Stelle, nella passata legislatura, si è battuto e ha ottenuto la legge sulla CUN, la Commissione Unica Nazionale per la verifica dei prezzi del grano duro, da anni oggetto di speculazioni al ribasso (da due anni il prezzo del grano duro del Sud Italia è bloccato a 18 euro al quintale: prezzo ridicolo, se è vero che il costo per produrre un quintale di grano duro, al Sud, va da 22 a 24 euro!).

Nella passata legislatura il PD, che era al Governo, non si è opposto alla legge (avrebbe perso troppi voti al Sud). Dopo l’approvazione, però, si è limitata a non applicarla.

Ci si sarebbe aspettati l’applicazione di tale legge dal nuovo Governo giallo-verde. Ma al Ministero delle Politiche agricole c’è il leghista Gian Marco Centinaio, che di questo argomento non ha mai fatto cenno.

La cosa incredibile è che non abbiamo registrato un solo intervento da parte dei grillini per far applicare la legge sulla CUN. Eppure il capo del Governo, Giuseppe Conte, è pugliese: e la puglia è la prima Regione italiana per la produzione di grano duro!

Non sappiamo se Di Maio distingua il grano dall’avena, ma sappiamo di non aver sentito pronunciare da lui una sola paro,a sulla CUN.

Giusto, anche in questo caso – e noi lo facciamo – sottolineare il nullismo dei grillini. Ma non sfugge agli osservatori che, anche sulla CUN – avversata dalla grande industria che lavora il grano duro, tutta del Centro Nord Italia – PD, Forza Italia e Lega Nord lavorino insieme per affossare la legge sulla CUN.

Un’esagerazione? Nient’affatto!

Il PD, quand’era al Governo dell’Italia, pur avendone avuto l’opportunità, come già ricordato, la legge sulla CUN non l’ha applicata.

Dalle parti di Forza Italia, con molta probabilità, non sanno nemmeno cos’è la CUN: le uniche cose alle quale i berlusconiani sono interessati, nel Sud, sono i voti, i posto e le prebende da spartire tra i propri ‘ascari’ sodali là dove governano e le occasioni per fare affari gabbando i meridionali: come hanno fatto con le sceneggiate del Ponte sullo Stretto.

Quanto alla Lega di Salvini, sta governando, ha tra le mani il Ministero delle Politiche agricole, ma si guarda bene dall’applicare la legge sulla CUN che danneggerebbe gli industriali del Nord che lavorano il grano duro.

E che dire della varietà di grano duro antico Senatore Cappelli? La ‘privatizzazione’, ad opera della burocrazia del Ministero, è andata in scena quando governava il centrosinistra a ‘trazione’ PD. Non sono mancate le polemiche.

Come per la vicenda CUN, si pensava che, con il nuovo Governo giallo-verde le cose sarebbero cambiate. Invece non è cambiato nulla. Anzi, i leghisti sono diventati gli interlocutori di chi oggi gestisce una varietà di grano duro antico del Sud finita sotto il controllo del Nord!

In questo caso non possiamo non segnalare l’incapacità politica del Movimento 5 Stelle di far valere non soltanto le ragioni dei granicoltori del Sud, ma anche un principio di democrazia in base al quale è odioso consentire a un gruppo privato di impossessarsi di una varietà di grano duro che dovrebbe essere patrimonio di tutti.

Ma trattandosi di un’azienda del Nord, e considerato che il Nord considera ancora oggi il Sud una ‘colonia’ da sfruttare non possiamo che prendere atto e combattere contro questa vergogna. Prendendo anche atto, lo ribadiamo, dell’incapacità politica dei grillini anche su questo fronte.

Ma – anche sulla vicenda Senatore Cappelli – non sfugge che PD e Lega sono sulla stessa linea, con Forza Italia che fa finta di nulla.

Illustrando questi casi abbiamo dimostrato che PD, Forza Italia e Lega – che magari sul alcune cose possono essere divisi, su un punto concordano: nel fregare sistematicamente e scientificamente il Mezzogiorno.

Non sappiamo se ai meridionali convenga votare ancora per i grillini (noi siamo dell’avviso che il Sud debba attrezzarsi con una propria proposta politica portata avanti da un soggetto politico che metta al primo posto il Sud.

Ma di una cosa possiamo essere certi: del feroce antimeridionalismo di PD, Forza Italia e Lega Nord.

Di Forza Italia non siamo molto preoccupati: Berlusconi e i suoi accoliti, nel Sud, i voti, ormai, li prendono solo con gli “impresentabili”: e considerato che, su tale versante, giocano altri ‘argomenti’, non c’è molto da fare, anche se vuoi per i ‘prezzi’ da pagare, vuoi per il fatto che Berlusconi e berlusconiani sembrano un po’ sul ‘bolliti’, vuoi perché Salvini gli sta rubando elettori a tutto spiano, la crisi di questa forza politica sembra inarrestabile.

Anche il PD è in calo. Tiene ancora perché c’è un vecchio elettorato nostalgico che non ha un’alternativa di sinistra, considerato che Potere al Popolo stenta a decollare, ostacolata dalle ‘frattaglie’ della sinistra e dallo stesso Partito Democratico che lavorano per non fargli prendere piede.

Ma dovrebbero essere gli elettori meridionali del PD ad interrogarsi non tanto e non soltanto su Renzi e sull’ex Ministro Carlo Calenda, espressioni della destra ‘europeista’ che si è impossessata di questo partito; al di là del renzismo e dei suoi frutti avvelenati, i meridionali che votano ancora Partito Democratico si dovrebbero interrogare su un partito che, nelle cose che contano, è, lo ribadiamo, ferocemente antimeridionali.

Chi, nel Sud, oggi preoccupa di più – e questo è un paradosso – è la Lega di Salvini, che si presenta come ‘alternativa’ a Forza Italia e al PD e in competizione con i grillini.

In realtà, nel Sud, i leghisti sono solo in competizione con il Movimento 5 Stelle. Per il resto, perseguono la stessa politica antimeridionale del PD e di Forza Italia.

Il problema è rappresentato da tanti meridionali – delusi da Forza Italia, delusi del PD e delusi anche dal Movimento 5 Stelle – che si avvicinano alla Lega senza capire che stanno cadendo fra le braccia di chi, nei fatti, lavora per affossare il Sud.

E’ un elettorato mosso più dalla rabbia per la delusione che dalla ragione delle cose. Ma per parlare con questo elettorato serve una proposta politica seria. Non serve illustrare la trappola in cui rischiano di cadere. Bisogna offrirgli un’alternativa.

 

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