Quando i pasticceri pasticciano un po’ e ‘Il Gattopardo’ diventa la “storia di una famiglia italiana”…

Quando i pasticceri pasticciano un po’ e ‘Il Gattopardo’ diventa la “storia di una famiglia italiana”…
10 novembre 2018

Nel sentire queste parole durante una puntata di ‘Bake off Italia’ siamo saltati dalla sedia. Nel presentare un dolce della grande tradizione siciliana – ‘Il trionfo di gola’ – il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa diventa “la storia di una famiglia italiana”. Era così difficile dire “la storia di una nobile famiglia siciliana”? Per l’occasione, qualche appunto sulla canditura della frutta che non è proprio quella vista in tv…  

Il romanzo Il Gattopardo? “Narra la storia di una famiglia italiana”.

Quando abbiamo sentito in Tv questa frase siamo saltati dalla sedia. Qui l’autonomismo o – estremizzando – l’Indipendentismo siciliano c’entrano poco o nulla. Qui c’è un problema di verità.

Vero è che, in Italia, la storia del Risorgimento – rispetto agli eventi accaduti al Sud – è piena di bugie incredibili: basti pensare cosa si sono inventati per celebrare Garibaldi e l’impresa del Mille. Però ci sono cose che è veramente pesante sentire.

Eppure l’abbiamo sentita: trasmissione e Bake off Italia, per appassionati di dolci. Pasticceri non professionisti che partecipano a una gara con un paio di grandi nomi del settore che fanno da giudici (Ernst Knam, Clelia d’Onofrio e Damiano Carrara). Nulla di nuovo: si fa per gli chef e si fa anche per i pasticceri.

A un certo punto arriva una prova tosta: agli aspiranti pasticcieri viene chiesto di realizzare il ‘Trionfo di gola’, un dolce della grande tradizione siciliana immortalato nel celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Gattopardo.       

Una torta difficile. Che la presentatrice annuncia con tra le mani la prima edizione del romanzo: inquadratura ottima, nulla da dire. Sono le parole di presentazione del romanzo che lasciano un po’ l’amaro in bocca:

“Storia di una famiglia italiana”.

Italiana? Il romanzo, in verità, è ambientato in un momento in cui il Piemonte, con la regia degli inglesi, non ha ancora completato quella che Carlo Alianello chiama “La conquista del Sud”.

E poi, con rispetto parlando, che c’entra Don Fabrizio Salina con l’Italia? Il protagonista del romanzo faceva parte di un altro mondo! Tanto che quando gli vengono a promettere mari e monti nell’Italia che sta per nascere, rimane perplesso e scettico. Certi discorsi potevano interessare Tancredi, che infatti cavalca gli eventi, non certo Don Fabrizio!

Vero è che hanno deciso di eliminare la storia del Regno delle Due Sicilie: ma la storia di questo Regno rimane. E anche se hanno provato in tutti i modi a negare la storia, la storia del grande imbroglio del Risorgimento nel Sud emerge lo stesso: nei libri di Pino Aprile, di Domenico Iannantuoni (del quale stiamo pubblicando a puntate il suo romanzo Fegato, le cui puntate già in rete trovate in calce a questo articolo), nei libri e negli articoli di Ignazio Coppola (alcuni articoli li trovate allegati sempre a questo articolo), per citarne solo alcuni.

E, se ci consentite, anche nella ricostruzione che I Nuovi Vespri hanno fatto di quella grande sceneggiata che è stata l’impresa dei Mille (allegata trovate l’inchiesta a puntate).

E già che ci siamo, annunciamo che tra qualche giorno cominceremo la pubblicazione, a puntate di un pregevole volume scritto da Giuseppe ‘Pippo’ Scianò proprio sull’impresa dei Mille. Il libro s’intitola:

“E la Sicilia diventò colonia”.

Vi invitiamo sin da ora a prepararvi a questa lettura. E ad acquistare un libro che non può mancare nella biblioteca di un meridionale che vuole conoscere la vera storia del Sud durante gli anni del Risorgimento.

Chiusa questa parentesi, diciamo che la presentazione de ‘Il trionfo di gola’ con il romanzo di Tomasi di Lampedusa ci sta tutta. Ma che il libro racconti la storia di “una famiglia italiana”, beh, questo no, non ci sta proprio! Amici di Bake off Italia, rivediamo la presentazione: la storia è quella di una famiglia nobile siciliana che con l’Italia non aveva nulla a che spartire!

Ultima notazione ‘tecnica’ sulla torta. Nulla da dire sulla scelta: fa onore alla tradizione siciliana. Il dolce in questione è complesso tra pan di spagna, confettura di albicocca, limone, vaniglia (ovviamente in bacche), bianco mangiare, amido, scorza di limone, ovviamente zucchero, rum, pasta reale, cannella, cioccolato, pistacchi e naturalmente… le arance candite.

Si offendono gli amici di Bake off Italia se abbiamo trovato un po’ strano – in una trasmissione televisiva di respiro nazionale – non avere speso nemmeno una parola sulla canditura classica, che in Sicilia è storia?

Dobbiamo fare credere ai telespettatori non siciliani che le arance si candiscono in quattro e quattr’otto?

Nella trasmissione i pasticceri provetti lavoravano le bucce di arance: tutto giusto. Ma quattro parole sulla vera canditura della frutta no?

La canditura è una particolare ‘cottura’ della frutta in sciroppo di glucosio. Chi praticava l’arte della canditura erano le monache di Palermo, che erano maestre irraggiungibili.

La canditura – contrariamente a quanto inevitabilmente ha mostrato la trasmissione televisiva – non si esauriva nel lavoro di una trentina di minuti, ma durava dai sette ai dieci giorni!

Quando le richieste erano tante le monache di Palermo, come si usa dire in Sicilia, ‘arrunzavano‘ un po’, e per risparmiare tempo candivano la frutta in tre o quattro giorni. Ma le famiglie nobili siciliane – così si racconta – se ne accorgevano subito se la canditura non era quella ‘giusta’…

Erano tanti i frutti che venivano canditi: in primo luogo gli agrumi: mandarini, limoni, arance e anche il cedro: e infatti il cedro candito si ritrova nel ‘Trionfo di gola’: candito a dadini (COME POTETE LEGGERE QUI). E poi le pere, i fichi, le zucche rosse e verdi.

Volendo, giusto per smentire il grande filosofo viennese naturalizzato britannico, Karl Raimund Popper, che della televisione, in generale, non pensava affatto bene, si poteva anche fare un po’ di storia della pasticceria siciliana, ricordando Salvatore Gulì, forse il più grande pasticcere della Sicilia di tutti i tempi, che tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 rubò il mestiere alle monache e inventò la Cassata siciliana.

QUI TROVATE TUTTE LE PUNTATE DEL ROMANZO
DI DOMENICO IANNANTUONI PUBBLICATE FINO AD OGGI

Foto tratta da comiecounisg.mydocadvisor.it 

 

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