Il disastro politico dei 5 Stelle tra sì a ILVA, TAP, TAV e MUOS di Niscemi/ MATTINALE 181

Il disastro politico dei 5 Stelle tra sì a ILVA, TAP, TAV e MUOS di Niscemi/  MATTINALE 181
3 novembre 2018

I tanti, tantissimi italiani – soprattutto del Sud – che lo scorso 4 marzo hanno votato per il Movimento 5 Stelle sono esterrefatti dalla faccia tosta con la quale i parlamentari di questa forza politica stanno tradendo se stessi, prima che i propri elettori. Che dire? Buffoni, populisti d’accatto e, soprattutto, incapaci. Uno sguardo sul Messico dove Trump e Obrador…

1 In un’opera teatrale che non si rappresenta più, “L’ingranaggio”, lo scrittore e filosofo Jean Paul Sartre si inventa uno staterello ricchissimo di risorse naturali e descrive la vicenda umana e politica di un partito rivoluzionario che vince le elezioni con un programma di radicali cambiamenti ma in cui i condizionamenti, i vincoli, le subalternità, le complicità, l’indifferenza e le più truci aspettative rendono impossibile ogni tentativo di cambiamento politico.

Sembra, conclude l’autore, che non esista più margine al libero arbitrio e ad ogni decisione sul proprio avvenire.

Se siamo generosi e ben disposti, possiamo leggere così il disastro politico dei 5 Stelle che, tra ripensamenti, retromarce, e omissioni (ACCORDO CON LA LEGA, TAV, TAP (nella foto sopra, il tragitto di questo gasdotto che sventrerà il Salento) MUOS, LOTTA ALL’EVASIONE, ILVA, PRESCRIZIONE MANCATA) stanno bruciando già in meno di 6 mesi la loro credibilità nel Paese e verso gli elettori.

Un giudizio più severo ci consegna invece una banda di buffoni, di populisti d’accatto ignoranti e incapaci, di masanielli senza arte né parte.
Scegliete voi. Tertium non datur.

2 Una carovana di disperati da settimane attraversa l’America centrale e ha come meta gli Stati Uniti. Non è una marcia, è invece l’esodo di migliaia e migliaia di persone che con le loro sofferenze denunciano altissimo il fallimento del capitalismo.

Si mettono in fila, formano colonne, camminano anche per nove ore dal confine del Guatemala al Messico.
Perché? Per lasciarsi alle spalle violenza, sopraffazione, povertà.

Dall’altra parte, pervicacemente, tenacemente, ciecamente, il capitalismo difende se stesso e il suo baluardo. 5.200 soldati sono stati inviati dal presidente populista di destra con l’ordine di dare supporto.

Le regole d’ingaggio delle truppe, è stato precisato qualche giorno fa, non prevedono “operazioni mortali”. Nessuno insomma ha l’ordine di sparare. Ma siate certi che qualcuno sparerà.

Forse non è un caso che tutto questo stia accadendo adesso. Con l’insediamento del nuovo presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, tutto lascia supporre che il Messico non sarà più il “poliziotto di Washington”; analisti nell’area già vedono lo scontro tra un populista di destra come Trump e un populista di sinistra come Obrador che promette di dare un visto ai migranti che cercano lavoro.

Cosa che certo non piacerà a Trump perché tutti coloro che rimarranno in Messico in modo legale prima o poi proveranno a varcare il confine.

Chi la fa l’aspetti!

Foto tratta da qualenergia.it

 

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