Formazione: tanti esposti, tante denunce. Ma non succede nulla. La nota amara dell’USB

Formazione: tanti esposti, tante denunce. Ma non succede nulla. La nota amara dell’USB
25 ottobre 2018

Di fatto, in Sicilia, con l’ingiustizia perpetrata ai danni di 8 mila lavoratori, è come se tutti i protagonisti stessero scrivendo una nuova storia del ‘Ciclo dei vinti di Giovanni Verga: una storia senza speranza e, soprattutto, senza Giustizia. La nota amara dell’Unione Sindacale di Base

“Giustizia ritardata è giustizia negata”, ci ricorda Montesquieu. E non sembra esserci molta giustizia nel mondo della Formazione professionale siciliana. Non c’è giustizia per persone alle quali dovrebbe essere restituito il lavoro. E non sembra esserci giustizia nemmeno sul fronte giudiziario, se è vero che alcune vicende incredibili di questo settore rimangono avvolte nel mistero. Forse perché di messo ci sono politici intoccabili.

Non c’è giustizia nella Formazione professionale siciliana massacrata dalla politica dell’Isola, di centrodestra e di centrosinistra. Circa otto mila dipendenti licenziati. La politica – la vecchia politica di centrodestra e di centrosinistra – non vuole affrontare la questione, perché ridare il lavoro a queste persone significherebbe bloccare le nuove assunzioni che potrebbero portare tanti voti. Volete mettere?

Non c’è giustizia nella Formazione professionale siciliana che si rivolge alla Giustizia. Le cronache di oggi registrano una nota, molto amara, di tre dirigenti dell’Unione Sindacale di Base (USB) della Sicilia: Sandro Cardinale, Costantino Guzzo e Alessandra Campo.

“Non si comprende perché – scrivono cardinale, Guzzo e Campo in un comunicato – nonostante le denunce e gli esposti fatti dai lavoratori, ai quali sono stati lesi e/o negati diritti tutelati costituzionalmente, nonostante che le verifiche poste in essere dall’autorità giudiziaria abbiano avvalorato quanto emerge dalle denunce dei lavoratori, gli enti continuino a porre in essere azioni discutibili, se non contrarie al buon uso dei fondi pubblici, sino ad arrivare a fallimenti come quello dello IAL, ormai preso come esempio per gli altri fallimenti, e dove, a seguito delle indagini, sono emersi reati reiterati nel tempo”.

I tre sindacalisti dicono di attendere “ancora una spiegazione plausibile da parte della Magistratura, quale unico organo costituzionalmente preposto a far emergere la Giustizia e non un’archiviazione per come già richiesta ed a cui è seguita l’opposizione dei lavoratori”.

La storia è quelle dello IAL, che è stato uno dei più grandi Enti formativi storici della Sicilia. Prima si chiamava IAl CISL, perché era l’ente di riferimento di questa organizzazione sindacale (anche la CGIL e la UIL avevano i proprie enti di riferimento). Poi ha preso il nome di IAL Sicilia. E poi è stato dichiarato fallito.

La singolarità sta nel fatto che lo IAL era un Ente no profit: ma è stato dichiarato fallito lo stesso.

L’USB ha scritto decine e decine di comunicati che noi abbiamo sempre riportato. Mentre il responsabile dell’USB Formazione della Sicilia, il già citato Guzzo, sulla propria pagina Facebook, scrive post al vetriolo, facendo peraltro nomi e cognomi.

Ma fino ad ora non è successo nulla: né a Guzzo, né a coloro i quali lo stesso Guzzo dedica i suoi post.

Stasera è arrivata la nota – ribadiamo – molto amara, quasi una storia a triste fine modello Giovanni Verga: quelle storie che non danno speranze: il “Ciclo dei vinti”, così fanno studiare a scuola. E ce ne sono tanti di “vinti” in questa storia…

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