terza pagina/ La Sicilia? “Strano e divino museo di architettura…”

terza pagina/ La Sicilia? “Strano e divino museo di architettura…”
9 ottobre 2018
La nostra rubrica dedicata alle pillole culturali: gli incipit tratti dai grandi romanzi, gli aforismi di scrittori e filosofi, i siciliani da non dimenticare, gli anniversari di fatti storici noti e meno noti, la Sicilia dei grandi viaggiatori, i proverbi della nostra tradizione e tanto altro ancora. Buona lettura

terza pagina

(a cura di Dario Cangemi)

 

Incipit

Un classico buongiorno. O, se preferite, un buon giorno ricordando un grande romanzo. Il modo migliore di iniziare una giornata: l’incipit di un grande libro. Se lo avete già letto sarà un bel ricordo. Se no, potrebbe invogliarvi alla lettura

«E per un istante raggiunsi l’estasi che avevo sempre desiderato conoscere: consisteva nell’entrare di netto nelle ombre eterne superando il tempo cronologico e nell’osservare stupefatto da lontano lo squallore del regno mortale, nella sensazione della morte che mi incalzava spingendomi ad andare avanti, con un fantasma alle spalle che la incalzava a sua volta, e correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano gli angeli per lo volare nello spazio sacro del vuoto della non-creazione, nel potente e inconcepibile fulgore che si sprigionava dalla luminosa Essenza della Mente, con gli innumerevoli regni dell’oblio che si aprivano nel magico firmamento del paradiso».

Jack Kerouac, “Sulla strada”

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Pensieri sparsi

L’aforisma, la sentenza, sosteneva Nietzsche, sono le forme dell’eternità. L’aforisma é paragonato dal filosofo tedesco alle figure in rilievo, che, essendo incomplete, richiedono all’osservatore di completare ‘’col pensiero ciò che si staglia davanti’’.

‘’Per fare una poesia non ci vuole niente, basta che abbiate un corpo, uno solo, ma che non sia vostro. ‘’

Franco Arminio

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Eventi e fatti storici

Sabato 9 ottobre 1982: un commando palestinese attacca la sinagoga di Roma. L’attentato, definito il più grave atto antisemita avvenuto in Italia a partire dal secondo dopoguerra, causò la morte di un bimbo di due anni, Stefano Gaj Taché e il ferimento di altre 37 persone.

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Siciliani notevoli da ricordare

Oggi parliamo del poeta siciliano, Gerlando Lentini. Nasce nel 1930 a Ribera (AG),presbitero diocesano della Chiesa agrigentina. Durante la sua formazione svolge studi sia letterari che teologici nel Seminario di Agrigento, con professori di alto livello culturale, umano e sacerdotale; professore di lettere nello stesso Seminario e di Religione nelle scuole statali; fondatore e direttore dal 1966 di una rivista: “La Via”, mensile di cultura, entrato già nel 50° anno. Autore di diversi libri, uno tra i più importanti ‘’La donna è nuda’’ (Storia di una battaglia perduta). Lo scrittore agrigentino Gerlando Lentini nella sua poetica evidenzia il suo rapporto con la propria terra, offrendo un racconto della città di Agrigento negli anni trenta del Novecento particolarmente poetico.

 

Viaggiatori in Sicilia

Se il viaggio è desiderio di conoscere l’altro e, al tempo stesso, possibilità di riconoscere se stessi. E’ affascinante notare come la Sicilia rappresenta per chi non vi è nato un’attrazione irresistibile, calamitando fantasie e immaginari dei viaggiatori stranieri che, forti della propria identità, vengono in Sicilia per capirne la conclamata diversità e forse trovano per lo più quello che credevano di voler trovare secondo la loro formazione, i loro desideri. In passato, l’identità univoca dei centri da cui provenivano i viaggiatori, bagaglio e ideale di cultura di cui erano portatori e di cui cercavano conferma in Sicilia, si è scontrata con l’identità plurale dell’isola in cui giungevano, quella pluralità tipica delle periferie e pure delle dimore di frontiera, con il loro intreccio di genti e di culture.

Raccontiamo oggi di… Jacques Philippe D’Orville (Amsterdam 1696 – 1751), studioso e professore dell’ateneo di Amsterdam.  Viaggiò in Sicilia nel 1727, visitando, tra le altre, le città di Selinunte, Agrigento e Siracusa e descrivendone con attenzione monumenti e siti archeologici. Il diario di viaggio di questo attento osservatore – lasciato incompleto nel 1751 e poi stampato nel 1764 – è una descrizione accurata dei monumenti dell’antichità esistenti in Sicilia, anche se non viene trascurato il paesaggio vulcanico, tanto che ci viene lasciato un interessante passaggio dedicato all’ascensione sull’Etna. La sua opera odeporica non raggiunge però il vasto pubblico: la scelta di scrivere in latino preclude la lettura a molti.

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Rapporti tra scrittori e la Sicilia

Quando pensiamo alla Sicilia, inevitabilmente i ricordi personali si sovrappongono alle descrizioni letterarie, così come i fatti di attualità si intrecciano con le fantasie mitologiche e il folklore si confonde con i luoghi comuni, suggerendo all’immaginazione percorsi alternativi.

‘’La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un’estremità all’altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura.’’

Guy de Maupassant

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La scuola poetica siciliana

La scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia. Suo promotore fu l’Imperatore Federico II di Svevia. Questa scuola vide il suo apice tra il 1230 e il 1250. Nacque come una poesia di corte, infatti autori dei più noti sonetti sono lo stesso Federico II e membri della sua corte quali Pier delle Vigne, Re Enzo, figlio di Federico, Rinaldo d’Aquino, Jacopo da Lentini (funzionario della curia imperiale), Stefano protonotaro da Messina…La lingua usata era il siciliano o meglio il siculo-appulo.

Solicitando un poco meo savere

e con lui mi vogliendo diletare,

un dubio che mi misi ad avere,

a voi lo mando per determinare.

5 On’omo dice c’amor à potere

e gli coraggi distringe ad amare,

ma eo no [li] lo voglio consentire,

però c’amore no parse ni pare.

Ben trova l’om una amorositate

10 la quale par che nasca di piacere,

e zo vol dire om che sia amore.

Eo no li saccio altra qualitate,

ma zo che è, da voi [lo] voglio audire,

però ven faccio sentenz[ï]atore.

(Jacopo Mostacci, Tenzone poetica sulla natura e origine di amore)

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