La solita vecchia sinistra trasformista al lavoro per affossare Potere al Popolo

9 ottobre 2018

La parola d’ordine è una: bloccare sul nascere la possibilità che in Italia veda la luce una sinistra non controllata dal PD o dalle vecchie sigle tipo Rifondazione comunista, Sinistra Italiana e ‘ciarpame’ politico vario. Intanto Rifondazione comunista si è chiamata fuori da Potere al Popolo. Motivo: è finita in minoranza e hanno “buttato la palla in tribuna” per non passare per sconfitti…

Si avvicinano le elezioni europee. Appuntamento importante. E fervono i preparativi, ‘pilotati’ dalla vecchia e collusa sinistra italiana, per affossare qualunque tentativo di creare un’alternativa seria allo sfascio della sinistra attuale (o presunta tale). Tutta la vecchia politica della vecchia sinistra italica è mobilitata per raggiungere questo ‘nobile’ obiettivo. In questo momento tutti gli ‘sforzi’ del ciarpame della vecchia e collusa sinistra sono concentrati per distruggere o, quanto meno, per controllare Potere al Popolo e la sua possibile lista alle elezioni europee del maggio del prossimo anno.

Gli ‘sforzi’ del PD, ad esempio, vanno ‘capiti’: questa forza politica, insieme con il corollario di ‘intellettuali’, giornali e potentati vari che gli vanno ancora dietro sono alla frutta. Sono divisi su tutto. E divisi, senza una scissione che è ormai nelle cose, andranno alle elezioni europee.

L’eventuale presenza di una lista di sinistra – che in questo momento ha un solo nome: Potere al Popolo – potrebbe portare via al PD una barca di voti. I soliti sondaggi farlocchi danno Potere al Popolo al 2%. In realtà, con un PD dove a dettare legge è ancora Matteo Renzi, Potere al Popolo ha tutti i numeri per andare ben al di là del 2%.

Loro, i dirigenti del Partito Democratico, queste cose le sanno benissimo. Ed è per questo che debbono sfasciare, sul nascere, Potere al Popolo. Sul fatto che il PD perderà le elezioni europee del prossimo anno non ci sono dubbi. Ma facendo naufragare Potere al Popolo il Partito Democratico otterrà due risultati importanti: perderà meno voti (perché in assenza di una reale alternativa molti elettori di sinistra si tureranno il naso e voteranno PD) e, soprattutto, impedirà la nascita di una forza politica di sinistra: e questo per un partito come il PD, che non è più di sinistra, è un passaggio centrale.

Fino ad ora la vecchia politica della vecchia sinistra è riuscita a condizionare, in negativo, Potere al Popolo e, in generale, tutte le esperienze di sinistra alla sinistra del PD che hanno provato a mettere radici. Rifondazione comunista ha tanti volti. Ci sono le persone serie. Ma ci sono anche quelli che giocano allo sfascio. La vicenda di Palermo, dove Rifondazione comunista appoggia la giunta comunale ranziana di Leoluca Orlando la dice lunga sulla serietà e sull’inaffidabilità di questa forza politica che – almeno in Sicilia – alterna ‘rivoluzione’ e trasformismo politico allo stato puro. 

Oggi per Potere al Popolo è una giornata importante. Si dovrebbero concludere le votazioni per lo Statuto interno del partito. Ma c’è un po’ di ‘maretta’.

Fino  qualche giorno fa si fronteggiavano due idee di partito di sinistra.

C’è chi vuole un soggetto unitario  e la creazione di “un’organizzazione omogenea, aperta e comunicativa verso l’esterno, partecipata e non burocratica, che deve agire velocemente e non può essere limitata nella sua azione”. Questa idea si è materializata nella formula ‘Statuto 1’.

Rifondazione comunista più altre sigle – che si sono intrufolati dentro Potere al Popolo avrebbe preferito un movimento plurale, dove intruppare tutto il vecchio della sinistra italiana che ha sempre inanellato sconfitte. Questo era lo ‘Statuto 2’.

Qualche giorno fa Rifondazione comunista e i rappresentanti di altre sigle si sono chiamati fuori. Il segretario nazionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo, l’ex ministro ed ex segretario PRC, Paolo Ferrero, l’ex direttore di Liberazione Dino Greco e altri esponenti della vecchia sinistra come l’ex eurodeputato Roberto Musacchio e il giurista Enzo Di Salvatore hanno diffuso una nota nella quale hanno annunciato il ritiro di ‘Statuto 2’. In pratica, un invito ai militanti a loro vicini di non partecipare alla votazione interna a Potere al Popolo.

Per la cronaca, già nei mesi scorsi altre sigle si sinistra hanno abbandonato Potere al Popolo: per esempio, il PCI di Mauro Alboresi e Sinistra Anticapitalista di Franco Turigliatto).

Il timore dei ‘capi’ di Rifondazione e di tutte le altre sigle è che Potere a Popolo possa crescere senza che loro riescano a controllarlo.

Lo lascia pensare anche un post su Facebook di Salvatore Prinzi, ricercatore di filosofia, uno dei volti storici del centro sociale napoletano:

“Hanno fatto i conti e non gli ritornano. Non solo non ce la fanno a vincere, ma rischiano di perdere di brutto. I controlli sulle iscrizioni sono stati rigorosi, non si può deportare gente a caso come si fa nei congressi… e quindi meglio buttare la palla in tribuna per non giocare la partita, far apparire tutti ridicoli, dire che il gioco è falsato”.

“Tafazzi a questi gli fa un baffo, c’è qualcosa di malato in questa sinistra – prosegue Prinzi -. Noi abbiamo cercato fino alla fine di pazientare, di non farci coinvolgere. Ma loro su questo sono bravi. Fanno polemica, mischiano le carte e la gente, giustamente affamata di unità, ci casca. A costruire ci vuole fatica, a rovinare bastano due persone che strepitano”.

Quello che leggiamo qua e là non ci convince molto. Sappiamo che lo scorso anno l’assemblea del ‘Brancaccio’ fu molto partecipata. Ma la vecchia sinistra è riuscita in buona parte a ‘sterilizzare’ la nascita di una forte sinistra sinistra alternativa al PD.

Oggi Potere al Popolo – o meglio, i fondatori di questo movimento, ovvero gli attivisti del centro sociale Ex opg Je so’ pazzo di Napoli, tra cui la portavoce Viola Carofalo, e varie associazioni della galassia anticapitalista, in primis il movimento Eurostop – stanno cercando di sbarazzarsi di tutto il ‘vecchiume’ della sinistra finto-alternativa.

Ma le varie sigle – la già citata Rifondazione comunista e Sinistra Italiana – avrebbero avviato contatti con l’attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. In realtà, quest’ultimo dovrebbe stare con Potere al Popolo, e forse è stato proprio il sindaco della Città partenopea a cercare di tenere unito l’arcipelago della sinistra, sia per provare a fare massa critica per raggiungere il 4%, sia evitare le Forche Caudine della raccolta delle firme.

Ma questo potrebbe rivelarsi un errore, perché tanti elettori di sinistra, oggi, appena sentono il nome del PD, ma anche quello di Rifondazione comunista, di Sinistra Italiana, di Liberi e Uguali scappano via! E non hanno tutti i torti: il PD, come già accennato, non ha nulla a che spartire con la sinistra e anche le altre due sigle sono ormai superate dalla storia.

Servono nuovi messaggi. E nuovi volti. E, soprattutto, svolte politiche vere. Di fatto, il sindaco di Napoli, De Magistris, dopo le battaglie che ha fatto contro il PD di Renzi, rischia di ritrovarsi assieme a Nicola Zingaretti nel PD…

Eppure la vera arma per provare a bloccare la lista di Potere al Popolo potrebbe essere la candidatura di De Magistris con la solita, vecchia sinistra, ‘riverniciata’ per l’ennesima volta, di Rifondazione, Sinistra Italiana e via continuando. Insomma, il solito trasformismo che, ad esempio, è riuscito perfettamente in Sicilia con Claudio Fava.

Ricordiamo che, sette-otto mesi prima delle elezioni regionali siciliane stava nascendo nell’Isola una vera sinistra alternativa al PD. Poi sono arrivati il già citato Claudio Fava e Ottavio Navarra. I due ‘scienziati’ sono riusciti a portare un movimento spontaneo verso i lidi della vecchia sinistra siciliana.

Il risultato è che ad essere eletto nel Parlamento siciliano è stato solo Fava (grazie anche a una legge elettorale assurda). Un passaggio che ha completamente distrutto la spontaneità di un movimento di sinistra alternativo al PD che, adesso, non esiste più.

QUI L’ARTICOLO DI BASTINGPOP

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