Bilancio ‘preventivo’ 2018 del Comune di Palermo: ma non è una cosa seria!

Bilancio ‘preventivo’ 2018 del Comune di Palermo: ma non è una cosa seria!
7 ottobre 2018

Signori, cerchiamo di essere seri: ma che significa approvare un “Bilancio di previsione 2018” alla fine dell’anno? Non è una presa in giro? Una presa in giro verso i cittadini e, soprattutto, un’auto-presa in giro da parte dei consiglieri comunali che approveranno un atto grottesco! La verità è che, nell’attuale Consiglio comunale, non c’è proprio niente da prendere e tutti recitano per tenersi la ‘pagnotta’… 

Però al Comune di Palermo sono bravi, questo bisogna riconoscerlo. Osservate un po’ di cosa sono stati capaci il sindaco Leoluca Orlando e la sua Giunta: hanno messo a punto il Bilancio di previsione 2018 senza che nessuno gli abbia chiesto: scusate, ma a ottobre cosa dovete ‘prevedere’, i soldi che avete speso nei nove mesi precedenti?

Pensate un po’ se questa cosa l’avesse fatta la sindaca di Roma, Virginia Raggi: i Tg nazionali si sarebbero scatenati: il Bilancio di previsione alla fine dell’anno, la presa per i fondelli, i ritardi colpevoli e altro ancora. Invece succede a Palermo e non ci sono Tv, non c’è nessuno che si alza e dice:

“Ma insomma la volete finire con questa farsa? Mettere a punto il Bilancio di previsione a ottobre – che peraltro deve ancora essere approvato dal Consiglio comunale -: ma non siamo al ridicolo? E come mai nessuno se ne accorge?”.

A ottobre, nel resto d’Italia, si approvano i Bilanci di previsione dell’anno successivo. A Palermo, a ottobre, dobbiamo approvare ancora la ‘previsione’ di quest’anno.

Perché ci dobbiamo fare ridere dietro? Non è comico leggere che ci sono tagli di qua e fondi in più di là ad anno quasi finito? Si ‘prevedono’ i tagli già effettuati? Non sarebbe stato più serio, a questo punto, dire; vabbé il Bilancio di previsione è andato a farsi benedire, ecco il consuntivo dei primi 9 mesi. Sarebbe stato più corretto, no?

Invece si va avanti con la recita. E’ il caso, leggiamo su Live Sicilia, di Dario Chinnici, presentato come “capogruppo del PD” in Consiglio comunale. Ma come: il Partito Democratico, alle ultime elezioni comunali, ha fatto scomparire il proprio simbolo (‘ordine’ perentorio di Orlando) e ora spuntano di nuovo le due consonanti che ormai fanno scappare gli elettori?

E cosa dice Chinnici? Che nel Bilancio ci sono “elementi positivi”. Elementi positivi in un Bilancio 2018 ancora da approvare a ottobre: e poi si chiedono perché il PD sta scomparendo…

Poi ci sono i ‘compagni’ di Rifondazione Comunista di Palermo, specializzati nella caccia alle poltrone di potere, che appoggiano la Giunta di Leoluca Orlando fresco di partecipazione alla ‘Leopoldina’ di Davide Faraone e Gianfranco Miccichè…

Un personaggio unico, il ‘capo’ di Rifondazione a Palermo, Giusto Catania, che sollecita il sindaco renziano Orlando ad “aprire una nuova fase”: cioè a restituire a quello che resta di questo partito (‘alternativo’ al PD e, contemporaneamente, alleato del PD) la poltrona di assessore comunale.

La verità è che Catania & compagnia bella (la parola ‘compagni’ in una compagine renziana stona un po’…) hanno capito che, per loro, l’attuale consiliatura è ‘l’ultimo giro’ e, magari, vorrebbero chiudere in bellezza…

Tra i ‘governativi’ ci sono anche gli uomini di Salvatore ‘Totò’ Cardinale da Mussomeli, che alla regione stanno con il Governo di centrodestra e al Comune di Palermo stanno con la Giunta comunale di ‘sinistra’ (mentre al Comune di Catania ritornano nel centrodestra: sono in attesa di poltrone dal sindaco etneo Salvo Pogliese). Quando si dice ‘i grandi valori della politica’…

E le opposizioni che dicono? Ci sarebbero i grillini: i cinque consiglieri comunali Ugo Forello, Giulia Argiroffi, Concetta Amella, Viviana Lo Monaco e Antonino Randazzo. L’abbiamo scritto più volte: noi non pensiamo che questi signori facciano opposizione: stanno solo recitando una parte in attesa di sostituirsi a Orlando, assicurando la continuità.

Sul Bilancio la recita va bene, perché tanto Orlando e il centrosinistra non molleranno mai il Comune di Palermo, perché debbono completare il ciclo degli appalti ferroviari che, come scriviamo spesso, rappresentano, oggi, i veri ‘valori’ della presunta sinistra del capoluogo siciliano.

Che si tratti di una recita – peraltro con il copione non aggiornato – lo dimostra il fatto che nemmeno il capogruppo Forello e compagni hanno fatto notare la tragicomicità di un Bilancio di previsione da approvare ad ottobre.

Dai grillini del Comune di Palermo c’è il solito bla bla bla.

C’è comunque un passaggio della dichiarazione di Forello preoccupante. Là dove sottolinea che “il vero tallone di Achille” della gestione del Comune da parte di Orlando sarebbe “la scarsissima capacità di riscossione del Comune di Palermo che mantiene dati sostanzialmente analoghi, se non peggiorativi, tra l’anno 2017 e l’anno 2018 e l’elevato ricorso all’anticipazione di cassa che ha generato la formazione di interessi passivi. Si tratta di un ulteriore fallimento del nuovo, ma sempre più vecchio, corso dell’Orlando 2, che sembra davvero ‘la vendetta’ consumata sulla pelle dei cittadini palermitani”.

Lungi da noi difendere la gestione orlandiana, che è piena di ‘buchi’ di Bilancio e di clientele. Ma siamo stupiti nel leggere tali dichiarazioni: lo sa Forello che la pressione fiscale, a Palermo, è ai massimi livelli? Cosa pensa, il capogruppo del Movimento 5 Stelle, di andare a fare il sindaco e mandare gli esattori nelle case dei cittadini che non arrivano alla fine del mese?

Ma i grillini non sono quelli che dovevano abolire Equitalia e aiutare i cittadini in difficoltà?

E infatti Orlando, vecchia ‘volpe’ della politica, coglie in castagna Forello e – forse andando oltre il copione (una ‘botta’ ai ‘populisti’, se ci sono le condizioni, si assesta sempre) – spara il ‘siluro’:

“Il bilancio 2018 approvato dalla Giunta comunale non è servito solo a fare chiarezza su tanti aspetti dei conti comunali e confermare le somme destinate a persone e servizi. E’ servito anche a far uscire allo scoperto il Movimento 5 Stelle, sempre più impegnato ad inseguire la destra pre-fascista della Lega. Ecco infatti la loro grande idea per Palermo: aumentare le tariffe dei servizi a domanda individuale (Asili, Impianti sportivi, Mense, ecc) portandole al 36%. Abbiamo capito dove pensano di trovare i fondi per il finto reddito di cittadinanza, aumentando i servizi per i cittadini.
Quando proporranno l’aumento della TARI?”.

A nostro modesto avviso il Movimento 5 Stelle di Palermo è in totale confusione. Forse ‘resettarlo’ non sarebbe male…

Concludiamo con Fabrizio Ferrandelli. Che dopo aver cambiato sei o sette schieramenti (gesuiti di Palermo, Di Pietro, Orlando, il PD, Forza Italia di Gianfranco Miccichè, per ora ci vengono in testa solo questi, ma qualche altro ci dovrebbe essere), in queste settimane si ‘strica’ con il presidente della Regione, Nello Musumeci, però senza esagerare.

Cosa prevede il Ferrandelli-pensiero? Lui e un altro consigliere comunale – Cesare Mattaliano – hanno annunciato le ‘dimissioni retrattili’: si dimettono dal Consiglio comunale, ma le dimissioni si materializzeranno solo se a dimettersi saranno 21 consiglieri (cioè la metà più uno) per fare decadere sindaco e Consiglio comunale. Se non ci saranno i 21 consiglieri comunali dimissionari resteranno invece in carica.

E Forza Italia? Non c’è più. Al Consiglio comunale i berlusconiani sono scomparsi. Si presentano solo al momento della ‘divisione’…

Del resto, Gianfranco Miccichè, coordinatore di Forza Itali in Sicilia (Antonio Tajani non è riuscito ancora a sostituirlo: e non ci riuscirà), ormai si accompagna con il renziano Davide Faraone. Perché i forzaitalioti dovrebbero dare fastidio a un’amministrazione comunale renziana, se ormai, in Sicilia, PD e Forza Italia sono tutta una cosa?

Insomma, un teatrino.

Invece della sceneggiata delle dimissioni sarebbe sufficiente ‘bocciare’ questo Bilancio preventivo-farsa: chi lo voterà – anche assicurando il numero legale in Aula – farà automaticamente parte di questo sistema marcio. Il resto sono chiacchiere.

Sarà così? Ne dubitiamo. Alla fine gli unici che possono mettere la parola fine a questa commedia mal recitata sono i giudici della Corte dei Conti, facendo emergere i veri ‘buchi’ finanziari del Comune e delle società che fanno capo allo stesso Comune.

Sarà così? Sarebbe ora.

 

 

 

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