La riqualificazione di Gela? E’ solo un’operetta oscena!/ MATTINALE 139

La riqualificazione di Gela? E’ solo un’operetta oscena!/ MATTINALE 139
21 agosto 2018

L’attuale Governo nazionale ha riesumato un progetto che il Governo Renzi ha tenuto nel cassetto per quattro anni. E’ un progetto sbagliato e, per giunta, con un finanziamento ridicolo. Diamo un consiglio a Luigi Di Maio: blocchi questo aborto e prepari un progetto serio, non quello di Renzi! E, soprattutto, tenga fuori dalla Sicilia Invitalia

In queste ore viene strombazzato un Accordo di programma per il futuro di Gela. E’ un progetto che il Governo nazionale passato – quello di Matteo Renzi, per intendersi – si è ‘annacato’ dal 2014 e che solo oggi, con un nuovo Governo, comincia a muovere i primi passi.

A noi questo pomposo ‘Accordo di programma’ ricorda cose già viste in Sicilia. E sono cose – tali ricordi – tutt’altro che esaltanti.

Gela è una città che l’ENI ha sfruttato fino all’osso per oltre 50 anni. Non era questa l’idea di Enrico Mattei, che negli anni ’50 del secolo passato venne in Sicilia con altri progetti.

Di fatto, Mattei avviò solo la prima fase del progetto Gela, perché poi morirà assassinato nel cielo di Bascapè il 27 ottobre del 1962. Di suo, a Gela, rimarrà solo l’idea di uno sviluppo industriale e il villaggio di Macchitella dove ospitare i lavoratori.

Tutto quello che verrà dopo verrà gestito, nei primi anni, dagli avversari di Mattei e, poi, da personaggi che hanno sempre guardato al Sud Italia come una colonia.

Oggi ci presentano un mezzo libro dei sogni, che parte malissimo, perché – lo ribadiamo – pensato da un Governo nazionale, il Governo Renzi, che, come i ‘capi’ dell’ENI, ha visto nella Sicilia una Regione da vessare e da sfruttare.

Non che la Sicilia e in generale il Sud, a partire dalla Seconda Repubblica, siano stati trattati bene. Ma è difficile, per la Sicilia e per il Sud, ricordare un Governo peggiore di quello di Renzi.

Ecco, pensare di partire, nel progetto per il risanamento e il rilancio di Gela, da un progetto che il Governo Renzi ha tenuto nel cassetto per quattro anni, proprio perché della Sicilia, a Renzi e al suo PD, non gliene poteva fregare di meno, è un errore gravissimo.

Tra l’altro, sono anche ridicole le somme messe a disposizione: 25 milioni di euro di fondi europei (PON imprese e competitività gestito da Roma) e altri fondi presi dal Piano di azione coesione 2014-2020. Più atri 10 milioni di euro stanziati dalla Regione (dove la Regione siciliana semifallita troverà questi soldi non si sa: l’importante è annunciare: un po’ come i controlli sulle derrate alimentari che arrivano in Sicilia annunciati dall’attuale Governo regionale che, fino ad oggi, sono stati una pagliacciata).

Ipotizzare una riconversione e una riqualificazione del territorio con un investimento irrisorio (e, peraltro, aleatorio, perché, spesso, questi fondi esistono solo sulla carta) è tragicomico.

Se poi aggiungiamo che, in questa storia, di mezzo c’è Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che fa proprietà del Ministero dell’Economia, c’è da sorridere. Infatti, chi segue, anche distrattamente, le cronache economiche siciliane avrà visto in azione Invitalia a Termini Imerese per il ‘rilancio’ dell’industria automobilistica…

Dobbiamo ridere o piangere?

La cosa incredibile è che il PD – che, lo ribadiamo, per quattro anni ha tenuto bloccato il progetto per il risanamento e la riqualificazione di Gela – oggi, come leggiamo su La Sicilia on line, rumoreggia:

“Il partito di Renzi definisce quei 25 milioni di euro una piccola mancia per far sorgere qualche fabbrichetta ed ha già depositato un’interrogazione al premier Di Maio”.

Il PD che su Gela, in quattro anni – Governando a Roma e in Sicilia – non ha messo nemmeno un euro adesso dice che l’investimento è minimo. E loro, quando governavano, cosa hanno fatto?

Dovrebbero tacere anche i sindacalisti di CGIL, CISL e UIL che, per anni, hanno tenuto bordone al Governo Renzi e che, adesso, hanno fretta: ma per favore!

Un consiglio la vice premier Di Maio: blocchi subito questo progetto. E, soprattutto, lo tolga dalle mani dell’attuale Governo regionale di centrodestra che lo trasformerebbe, subito, in una spartizione di risorse per quattro amici! 

La verità è che, in Sicilia, i progetti di riqualificazione delle aree inquinate sono sempre stati sogni. Annunci che non si sono mai – mai! – sostanziati in investimenti effettivi e, soprattutto in opere concrete.

Il porto di Augusta è un esempio di nullismo romano. Ad Augusta e, in generale, in questo tratto di costa del Siracusano, negli anni passati, le industrie usavano gettare direttamente in mare il mercurio. Avrebbero continuato all’infinito se non fosse intervenuto un giovane pubblico ministero.

Dopo l’inchiesta della magistratura sarebbe dovuta intervenire la politica. Con riferimento, soprattutto, ai governi nazionali che si sono succeduti dal 2001 in poi. Invece, a parte gli annunci, non è successo nulla.

Dicono che tirare fuori il mercurio sepolto sotto la sabbia di questo tratto di costa della provincia di Siracusa sarebbe un errore, perché lo stesso mercurio si rimetterebbe in circolo e perché non si saprebbe dove metterlo.

A noi che le tecnologie non riescano a disinquinare un tratto di costa inquinata dal mercurio sembra un po’ incredibile. Ma, allo stato attuale dell’arte, la situazione è questa. Forse perché lo Stato non ha alcuna intenzione di spendere soldi per risanare Augusta e dintorni. 

Non parliamo di Milazzo e zone vicine. Lì, qualche anno fa, si è sviluppato un incendio nella raffineria. Ebbene, degli effetti di quell’incendio, non si è saputo nulla. Tutto finito.

Non parliamo delle già citate aree vicine a Milazzo: a cominciare dalla Valle del Mela, dove l’inquinamento elettromagnetico è di casa.

Avete mi sentito parlare di riqualificazione della valle del Mela? No. Anzi, al posto della riqualificazione i passati Governi nazionali e regionali di centrosinistra – il solito Renzi e il ‘geniale’ Governo regionale di Rosario Crocetta, hanno provato a piazzare nella Valle del Mela un mega inceneritore di rifiuti che avrebbe dovuto bruciare i rifiuti di mezza Sicilia!

Sapete qual era il ragionamento dei governanti che volevano l’inceneritore nella Valle del Mela? Ormai lì è inquinato: trenta e due ventotto… Della serie, l’area è già persa, quindi…

Meno male che la popolazione della Valle del Mela si è ribellata. Ma se non fosse stato per gli abitanti di queste contrade i Governi del PD avrebbero già realizzato lì l’inceneritore.

Allarme per le malformazioni congenite a Milazzo, Valle del Mela, Gela e Augusta

 

 

 

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