Rifiuti: la Regione non può commissariare Palermo. Sicilia osservata speciale del Ministro Costa

Rifiuti: la Regione non può commissariare Palermo. Sicilia osservata speciale del Ministro Costa
1 agosto 2018

A certi esponenti politici che fanno opposizione all’amministrazione comunale di Palermo per la gestione disastrosa dei rifiuti va detto che la Regione non può commissariare il Comune sulla ‘monnezza’. Diverso il discorso del Ministero dell’Ambiente che, come si racconta in un comunicato dei grillini, tiene sotto osservazione la Regione. Il problema delle aree industriali mai bonificate   

Sulla crisi dei rifiuti a Palermo si registra una grande confusione. Da segnalare, in particolare, alcune notizie, rilanciate dalla rete, circa il possibile commissariamento del Comune di Palermo da parte della Regione. Non sappiamo chi mette in giro queste voci, ma contrariamente a quello che pensano i lettori che criticano l’amministrazione comunale di Leoluca Orlando – e a ragione, visto che la città è sporchissima – il commissariamento della Regione in materia di gestione dei rifiuti non solo non è previsto dalla legge, ma favorirebbe il Comune che, su questo fronte, è nel pallone.

Il Comune di Palermo – ormai questo è un dato oggettivo – non è in grado di gestire la raccolta differenziata dei rifiuti, non è in grado di liberare la città dalle tante discariche a cielo aperto che nascono qua e là, non è in grado di tenere pulite le strade e i marciapiedi, non è in grado, in una parola, di fronteggiare l’emergenza rifiuti.

Le dichiarazioni di esponenti politici dell’opposizione che parlano di doppio commissariamento – sul bilancio consuntivo 2017 e sui rifiuti – fanno confusione, perché parlano di due argomenti che hanno sicuramente legami nella crisi finanziaria del Comune, ma che ‘viaggiano’ su piani amministrativi diversi.

A chi parla di commissariamento del Comune di Palermo sui rifiuti va ribadito che l’attuale amministrazione sarebbe ben lieta di scaricare sulla Regione le proprie inadempienze e le proprie contraddizioni.

Già, le contraddizioni. La crisi dei rifiuti di Palermo è irrisolvibile perché le società del Comune non hanno alcun interesse a far decollare la raccolta differenziata: perché il decollo della differenziata ridurrebbe la TARI a carico dei cittadini con minori entrate per il Comune: che, così, non potrebbe pagare i dipendenti delle società comunali. 

L’unico modo per risolvere questo problema è mandare via l’attuale amministrazione comunale e far venire fuori l’attuale numero di dipendenti del Comune e delle società collegate (dove c’è il dubbio che si continui ad assumere).

Fini a qualche anno fa il Comune di Palermo aveva oltre 3 mila dipendenti in più di tutta la Regione siciliana (che ha poco più di 17 mila dipendenti). Quanti sono, oggi, i dipendenti del Comune e delle società collegate?

Il Comune di Palermo può continuare a pagare tutto questo personale?

Qualcuno obietterà: con la differenziata il Comune venderebbe carta, cartoni, plastica, vetro eccetera ai centri del CONAI incassando soldi. Ma questo postula un grado di funzionamento dell’amministrazione comunale che la stessa amministrazione comunale non è in grado di garantire. E, in ogni caso, passerebbero due-tre anni prima di entrare a regime, e il Comune di Palermo, in condizioni finanziarie drammatiche, in questo momento cerca soldi: figuriamoci si va a ridurre la TARI!

In realtà, sono gli stessi cittadini – e in particolare i commercianti – a non essere organizzati: in altre parti d’Italia dove la raccolta dei rifiuti è in crisi, legge alla mano, la magistratura ha riconosciuto la riduzione della TARI a carico dei cittadini. Dovrebbero essere gli stessi cittadini e i commercianti a organizzare una class action per chiedere e ottenere il rimborso al Comune.

Non ci vuole molto: bisogna solo raccogliere le testimonianze di vie e marciapiedi sporchi e sommersi di immondizia, preparare alcuni video, dimostrare la persistenza dei rifiuti non raccolti – tutte cose che a Palermo sono storia di ogni giorno – e presentare tutto ai giudici.

Altra notazione: non solo la Regione siciliana non può commissariare il Comune di Palermo sui rifiuti, ma è la stessa Regione siciliana che, invece – in questo caso sì – rischia di essere commissariata dal Governo nazionale. 

Un comunicato del Movimento 5 Stelle racconta che il Ministero dell’Ambiente è già stato allertato sulla gestione disastrosa dei rifiuti non soltanto a Palermo, ma anche nel resto della Sicilia.

“Il Ministero dell’Ambiente – si legge in un comunicato dei grillini – procederà a un monitoraggio stringente del cronoprogramma degli interventi previsti dall’ordinanza ministeriale che assegna poteri speciali al presidente della Regione siciliana per gestire l’emergenza rifiuti insieme ad un’analisi approfondita dello stato di avanzamento delle bonifiche nelle aree ad elevato rischio ambientale”.

Nel comunicato si legge che il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, “nei prossimi mesi sarà in Sicilia per un sopralluogo nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale”.

Il tema è stato affrontato nel corso dell’incontro che si è svolto a Roma tra una delegazione di parlamentari nazionali e regionali del M5S e il sottosegretario all’Ambiente, Salvatore Micillo.

“All’incontro, che si è svolto nella sede del dicastero di via Cristoforo Colombo – si legge nel comunicato – hanno partecipato la senatrice Barbara Floridia, i deputati nazionali Adriano Varrica, Caterina Licatini e i deputati regionali Giancarlo Cancelleri e Giampiero Trizzino, che hanno consegnato al ministro due dossier, uno sull’emergenza rifiuti, l’altro sullo stato di avanzamento delle bonifiche”.

“In Sicilia – prosegue il comunicato dei grillini – circa 150 Comuni, infatti, sono a rischio commissariamento, mentre la Regione accumula ritardi nella gestione dell’emergenza rifiuti. Sullo sfondo incombe la scure di una crisi istituzionale che rischia di abbattersi su oltre un centinaio di enti locali, per non aver raggiunto la soglia del 30% di differenziata, con la decadenza degli organi comunali già a settembre”.

“Poi c’è il nodo delle aree industriali contaminate ma mai bonificate – prosegue il comunicato – nonostante milioni di euro stanziati per gli interventi di messa in sicurezza e riqualificazione ambientale”.

Le aree in questione si trovano nelle province di Caltanissetta (nei Comuni di Gela, Niscemi e Butera), Messina (Condrò, Gualtieri, Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto), Siracusa (Priolo, Augusta, Melilli, Floridia, Solarino e Siracusa), a Biancavilla (provincia di Catania), Milazzo (Messina), Gela (Caltanissetta) e Priolo (Siracusa) e sono indicati come siti di interesse nazionale.

“Al Ministro Costa – dicono Trizzino e Cancelleri – abbiamo espresso le nostre perplessità e le criticità riscontrate nella gestione dell’emergenza rifiuti. Apprezziamo l’attenzione posta nei confronti della Sicilia come dimostra la scelta di procedere a controlli serrati per superare la crisi. Per quanto attiene il tema delle bonifiche, chiederemo al Governo nazionale di stanziare le somme a favore della Regione solo dopo una puntuale programmazione degli interventi nelle zone a rischio”.

“Con il ministro Costa – aggiungono Varrica e Licatini – c’è piena sintonia sulle politiche ambientali per la Sicilia. Il ministero sarà soggetto attivo e non più mero spettatore, pur nel rispetto delle prerogative previste dalla legge. Il commissariamento rifiuti dovrà produrre risultati, a partire da Bellolampo, il cui dossier è all’attenzione del Ministro grazie all’interrogazione depositata qualche giorno fa”.

Bellolampo, per la cronaca, è la discarica di Palermo, una ‘bomba ecologica’ che andrebbe chiusa e non – come stanno facendo la Regione e il Comune di Palermo – ulteriormente ampliata con rischi gravi per l’ambiente.

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