Oplà: 294 Comuni siciliani non hanno ancora approvato i bilanci consuntivi 2017

Oplà: 294 Comuni siciliani non hanno ancora approvato i bilanci consuntivi 2017
31 luglio 2018

In questa storia le responsabilità non sono solo dei Comuni. Anzi, a parte i Comuni di Palermo, Catania e Messina, che hanno alle spalle storie particolari di indebitamenti, la responsabilità di quanto avviene è della Regione siciliana. A propria volta vessata dallo Stato. A propria volta vessato dall’Unione Europea dell’euro… Risultato: in Sicilia il conto lo pagano i cittadini con un ‘regalo’ di 30 milioni di euro all’anno alle banche…

Non siamo tra gli ammiratori dell’attuale amministrazione comunale di Palermo. Ma stupirsi che la Regione abbia commissariato il Comune del capoluogo dell’Isola perché, a fine luglio, non ha ancora approvato il Bilancio consuntivo 2017 è da ipocriti, perché su circa 390 Comuni siciliani sono 294 i Comuni che non hanno approvato i rispettivi consuntivi 2017!

Tra l’altro, in questa storia vanno considerati due elementi tutt’altro che secondari.

Il primo elemento è che la responsabilità della mancata approvazione del Bilancio consuntivo, in un Comune, è, in primo luogo, della burocrazia e, solo in seconda battuta, della politica.

Il secondo elemento è che, se ci sono ritardi nella redazione dei Bilanci consuntivi, la responsabilità si distribuisce tra Comuni e Regione.

Ricordiamo che siamo a fine luglio e che, solo in questi giorni, l’assessorato regionale alle Autonomie locali sta provvedendo a ripartire ed erogare il Fondo regionale per le Autonomie locali. 

Poiché questa storia dei ritardi nell’erogazione del Fondo per le Autonomie locali va avanti da anni, è chiaro che i sindaci e i Consigli comunali non avendo, fino ad agosto (e negli anni passati, in certi casi, fino a ottobre!) contezza delle somme che arriveranno dalla Regione, finiscono con il programmare male entrate e spese: cosicché, a chiusura di anno, con l’aggiunta degli interessi sulle scoperture di tesoreria e dei debiti fuori bilancio (altro scandalo che fa storia a sé), fare quadrare i conti diventa difficile, specie se – come avviene al Comune di Palermo – va in scena la sceneggiata dei ‘disallineamenti’: ovvero gli stessi soldi che sono messi tra le entrate sia dalle società collegate, sia dal Comune!

Per carità: il Comune di Palermo è un caso limite (ma lo sono anche i Comuni di Catania e Messina, con indebitamenti consistenti, COME POTETE LEGGERE QUI): ma per quasi tutti gli altri Comuni il caos nei conti è provocato dalla Regione che, piuttosto che commissariare i Comuni, dovrebbe commissariare se stessa!

Qualcuno potrà osservare: la Regione eroga in ritardo i fondi ai Comuni perché approva il proprio Bilancio di previsione (oggi Bilancio e Finanziaria sono riunificati nella legge di Stabilità) nei primi giorni di maggio. Vero. Questo succede sia perché ogni anno nemmeno la Regione sa quanti soldi ha a disposizione, sia perché lo Stato, dal 2013 ad oggi – complici i Governi siciliani – ha scippato alla Sicilia una barca di soldi.

A Roma obiettano: l’Italia deve pagare ogni anno all’Unione Europea dell’euro oltre 70 miliardi di euro di soli interessi sul debito. Si tratta di un calcolo truffaldino, frutto, per oltre il 90%, di interessi: ma se il Governo italiano non contesta tale imbroglio e consente addirittura all’Unione Europea dell’euro di imporre un proprio Ministro dell’Economia, com’è avvenuto con l’attuale Governo, non c’è speranza di venirne fuori!

Riassumendo: la UE impone all’Italia politiche economiche di rigore, si prende ogni anno oltre 70 miliardi di euro di tasse pagate dagli italiani per pagare interessi truffaldini sul ‘debito’ (sarebbero oltre 90 miliardi di euro, ma da qualche anno ci fanno uno ‘sconto’: cosa che finirà con la fine del quantitative easing), più la quota annuale per stare in questa ‘bella’ Unione Europea che ci ha reso ‘ricchi’, più le ‘multe’ sui rifiuti.

Lo Stato, taglieggiato dalla UE dell’euro, taglia a propria volta i fondi a Regioni e Comuni (le Province, di fatto, non esistono più).

In Sicilia – Regione a Statuto speciale a convenienza per lo Stato – Roma non dà nulla ai Comuni, perché ci pensa la Regione.

La Regione siciliana, come già accennato, eroga i fondi ai Comuni ad agosto (se va bene).

I Comuni siciliani – forse ce ne siamo accorti tutti – da gennaio ad agosto non chiudono: vanno avanti con le tasse e le imposte comunali pagate dai cittadini.

Ma siccome i disgraziati e rovinosi cinque anni di Governi di Rosario Crocetta e del PD hanno praticamente massacrato l’economia siciliana, in tanti Comuni le entrate di tasse e imposte – che già non basterebbero – sono diminuite.

In alcuni casi si tratta di evasori, in moti casi di gente che non può più pagare.

Però i Comuni gli stipendi ai dipendenti, ai precari, le bollette dell’acqua e dell’energia elettrica e via continuando le debbono continuare a pagare. Come fanno a pagare?

Semplice: si indebitano con le banche con le cosiddette scoperture di tesoreria. 

E’ stato calcolato che, ogni anno, un Comune siciliano di 10 mila abitanti paga 100 mila euro di interessi sulle scoperture di tesoreria. Per i lettori di questo blog non è una notizia nuova: il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta, ha spiegato, in un’intervista, che, ogni anno, i Comuni siciliani pagano 30 milioni di euro di interessi! (QUI LA NOSTRA INTERVISTA A PAOLO AMENTA).

Sono soldi che paghiamo noi cittadini siciliani, che ogni anno, grazie all’Unione Europea dell’euro – parte tutto da lì – tirano fuori 30 milioni di euro per pagare gli interessi al sistema bancario.

E questi sono soldi che, ogni anno, debbono essere pagati, perché sono, per l’appunto, interessi da corrispondere alle banche. Che significa questo? Che se ci sono cittadini siciliani che evadono tasse e imposte comunali, o che non possono più pagare, a tirare fuori al loro posto i soldi sono i cittadini che pagano le tasse!

Insomma, questo dovrebbe bastare per non essere stupiti del perché, a fine luglio, 294 Comuni siciliani non hanno ancora presentato i bilanci consuntivi 2017 e, di conseguenza, nemmeno i bilanci preventivi 2018 (in assenza del consuntivo dell’anno precedente non si può redigere il Bilancio dell’anno in corso).

Ah, dimenticavamo: il Fondo regionale delle Autonomie locali, che fino a prima dell’avvento dei Governi regionali di centrosinistra ammontava a circa 900 milioni di euro all’anno, è stato ridotto di circa due terzi.

Lo scorso anno ha subito un’ulteriore taglio, passando da 340 milioni di euro a 280 milioni di euro.

Quest’anno dovrebbe essere stato riportato a 340 milioni di euro.

Ma a noi risulta che l’assessorato alle Autonomia locali – la branca dell’amministrazione regionale dal commissariamento facile – starebbe erogando solo 290 milioni di euro.

Dicono che 50 milioni di euro saranno a titolo di ‘riserva’… 

Da leggere:

La Sicilia fallita: l’elenco dei 25 Comuni siciliani in dissesto e dei 34 Comuni in pre-dissesto

PENSATE UN PO’: QUESTO ARTICOLO L’ABBIAMO SCRITTO DUE ANNI FA: AVEVAMO TORTO?

La Sicilia in default: 347 Comuni dell’Isola non hanno ancora approvato i Bilanci preventivi (articolo di due anni fa) 

Ciaula scoprì la luna e Musumeci ha scoperto che la situazione finanziaria della Regione è “gravissima”. Ma no?

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